Libia: uccisi 6 migranti in un centro di detenzione

Pubblicato il 9 ottobre 2021 alle 19:44 in Immigrazione Libia

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L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM) ha affermato, il 9 ottobre, che le guardie del centro di detenzione di Mabani nella capitale libica Tripoli hanno ucciso 6 migranti e ne hanno feriti almeno altri 24, il giorno prima.

La IOM ha condannato sia l’uccisione dei 6 migranti definendola “insensata”, sia l’uso di proiettili veri contro i migranti che stavano protestando contro le condizioni di detenzione, definite “terribili”. Al-Jazeera English ha poi specificato che le guardie armate del centro hanno iniziato a sparare in seguito ad una sommossa e ad un tentativo di fuga. La IOM ha poi aggiunto che molti dei migranti erano stati arrestati durante raid risalenti alla settimana precedente nel quartiere di Gergaresh ed erano stati detenuti arbitrariamente. L’organizzazione ha dichiarato che è stato il sovraffollamento del centro di detenzione in questione a portare al caos nella struttura.

Il capo della IOM per la Libia, Federico Soda, ha dichiarato che l’uso eccessivo della forza e della violenza che spesso portano alla morte di persone è un evento normale nei centri di detenzione libici. Secondo Soda, alcuni membri della IOM che hanno assistito all’evento hanno descritto scene di migranti feriti che giacevano a terra in una pozza di sangue. Le squadre della IOM hanno portato quattro dei migranti feriti in una clinica privata e altri 11 nell’ospedale locale e sarebbero ancora a Mabani a fornire assistenza medica di emergenza.

Più di 1.000 migranti nel centro di detenzione in questione avevano richiesto l’assistenza volontaria per il rimpatrio umanitario della IOM ed erano in attesa da mesi, in seguito alla decisione della Direzione per la lotta alla migrazione illegale (DCIM) di sospendere i voli umanitari dal Paese. La IOM ha chiesto alle autorità libiche di interrompere l’utilizzo eccessivo della forza, porre fine alla detenzione arbitraria e riprendere immediatamente i voli per consentire ai migranti di partire. Al momento, ci sarebbero circa 10.000 uomini, donne e bambini tetre nelle strutture di detenzione ufficiali che avrebbero un accesso spesso limitato per gli operatori umanitari.

Alcuni video diffusi sui social media e descritti da Al-Jazeera English hanno poi mostrato decine di persone che si riversavano verso un varco in una recinzione e molte altre che marciavano per le strade di Tripoli. Malik Traina di Al-Jazeera ha affermato che un funzionario del Ministero dell’Interno non ha confermato se i detenuti fossero stati rilasciati o se fossero fuggiti dalla struttura. Secondo Traina, il funzionario sarebbe stato “molto attento a non rispondere” e nei prossimi giorni le autorità libiche potrebbero dire di aver rilasciato queste persone a causa della mancanza di risorse.

Le forze di sicurezza libiche hanno arrestato più di 5.000 migranti, rifugiati e richiedenti asilo, per lo più provenienti dall’Africa sub-sahariana, nell’ultima settimana. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha affermato che migranti, rifugiati e richiedenti asilo erano alloggiati in centri di detenzione affollati e insalubri. Secondo le stime della IOM, nel centro di Mabani, prima delle sparatorie, c’erano più di 3.400 migranti, tra cui 356 donne e 144 bambini.

Le autorità libiche hanno descritto le recenti decisioni come una campagna di sicurezza contro l’immigrazione clandestina e il traffico di droga, ma il Ministero dell’Interno non ha dato notizia dell’eventuale arresto di trafficanti o contrabbandieri. Amnesty International ha chiesto alle autorità libiche di accusare chiunque abbia commesso un crimine, rilasciando allo stesso tempo coloro che sono innocenti, come i bambini. Tra gli arrestati ci sarebbero molte persone che si sono registrate presso l’UNHCR e che sono stati riconosciuti come rifugiati o richiedenti asilo. Un attivista per la Libia e l’Egitto presso Amnesty International, Hussein Baoumi, ha riferito ad Al-Jazeera che tali persone starebbero scappando dalla persecuzione dai loro Paesi di origine e dovrebbero “essere protette, non imprigionate”.

Come riferito da Al-Jazeera English, nel 2020, le autorità libiche hanno legittimato i luoghi di prigionia informali integrandoli nell’infrastruttura ufficiale di detenzione per migranti sotto il controllo della Direzione per la lotta alla migrazione illegale (DCIM) del Ministero dell’Interno. Secondo associazioni per i diritti umani, migliaia di rifugiati e migranti sono stati arbitrariamente detenuti in questi centri e sottoposti a torture, violenze sessuali e altri abusi.

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Camilla Canestri

di Redazione

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