Libia: raggiunto un accordo per il ritiro di mercenari e forze straniere

Pubblicato il 9 ottobre 2021 alle 12:53 in Africa Libia

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I membri del Comitato militare congiunto 5+5 hanno raggiunto un accordo iniziale sul ritiro “graduale ed equilibrato” di combattenti stranieri e mercenari dalla Libia, l’8 ottobre.

La Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), che ha mediato i tre giorni di negoziati iniziati il precedente 6 ottobre a Ginevra, ha annunciato la notizia e ha affermato che il piano e il suo meccanismo di attuazione saranno una svolta per il ritiro graduale, equilibrato e ordinato dei mercenari e delle forze straniere dal Paese Nord-africano. L’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Jan Kubis, ha accolto con favore la mossa definendola “una svolta”. Kubis ha dichiarato che l’accordo dell’8 ottobre creerà uno slancio positivo per andare verso una fase “stabile e democratica”, anche attraverso lo svolgimento di elezioni nazionali “libere, credibili e trasparenti”, previste per il 24 dicembre prossimo. Anche l’Onu ha accolto con favore la firma di un piano d’azione che è in linea con l’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre 2020, con le risoluzioni pertinenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e con i risultati della Conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020.

Dopo aver firmato l’accordo dell’8 ottobre, i membri del Comitato militare congiunto 5+5, ovvero i rappresentanti delle parti belligeranti in Libia, hanno dichiarato che comunicheranno con le rispettive fazioni e con le parti internazionali interessate “per sostenere l’attuazione di questo piano e il rispetto della sovranità della Libia”. In particolare, il Comitato militare congiunto 5+5 è un organismo nato a seguito della Conferenza di Berlino e formato da delegati dell’esercito legato al precedente governo tripolino e all’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Il cessate il fuoco attualmente attivo nel Paese era stato indetto dallo stesso Comitato militare congiunto 5+5 il 23 ottobre 2020 a Ginevra e prevedeva la partenza di forze straniere e mercenari dalla Libia entro tre mesi dalla firma, ma tale disposizione non è mai stata attuata. L’accordo prevedeva poi il dispiegamento di osservatori delle Nazioni Unite per monitorare il cessate il fuoco prima dell’attuazione del piano di ritiro.

Come riferito da Al-Jazeera English, la questione dei mercenari e dei combattenti stranieri è stata a lungo un ostacolo in vista delle elezioni generali in Libia. A dicembre 2020, l’inviata ad interim delle Nazioni Unite per la Libia, Stephanie Williams, aveva stimato che, negli ultimi anni, nel Paese, vi fossero stati almeno 20.000 combattenti stranieri e mercenari, tra cui russi, siriani, sudanesi e ciadiani.

La Libia è teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica e, fino al 5 febbraio 2021, aveva visto, a livello politico, la presenza di due amministrazioni rivali, quella della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, che governava l’Est del Paese, e quella del Governo di Accordo Nazionale (GNA), con sede a Tripoli.  A livello militare, invece, sono presenti milizie legate al GNA e altre affiliate all’Esercito Nazionale Libico (LNA), vicino alle istituzioni di Tobruk. Il GNA era stato il governo ufficialmente riconosciuto dall’Onu in Libia, era nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, firmati in Marocco e poi scaduti il 17 dicembre 2017 ed era stato formalmente appoggiato da Italia, Qatar e Turchia. Le forze del LNA erano invece sostenute da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Francia e Russia.

In tale contesto, al momento, dal punto di vista militare, in Libia è attivo un cessate dal 23 ottobre 2020.  A livello politico, invece, tutte le parti hanno espresso sostegno per l’esecutivo ad interim nominato il 5 febbraio scorso dal Forum di dialogo politico libico. Tale governo transitorio dovrà guidare il Paese fino alle elezioni del 24 dicembre 2021 ed è rappresentato da Mohammad Younes Menfi, in veste di capo del Consiglio presidenziale, e da Abdulhamid Dabaiba, in qualità di primo ministro.

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Camilla Canestri

di Redazione

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