Yemen: nuovo attacco contro un quartiere residenziale di Ma’rib

Pubblicato il 8 ottobre 2021 alle 11:21 in Medio Oriente Yemen

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Le milizie di ribelli Houthi sono state accusate di aver perpetrato un attacco contro un quartiere residenziale di Ma’rib, regione situata a circa 120 chilometri a Est di Sana’a. L’episodio è giunto quattro giorni dopo un attentato simile, che ha provocato circa 35 vittime, tra morti e feriti.

Fonti locali hanno riferito al quotidiano al-Arabiya che, nella sera del 7 ottobre, il gruppo sciita ha lanciato un missile balistico contro il quartiere residenziale di Rawda, nel Nord di Ma’rib. Al momento, non sono state ancora diffuse informazioni su eventuali vittime e danni materiali, i quali, però, non sono da escludersi. La medesima area è stata oggetto di un attacco missilistico il 3 ottobre scorso. In tal caso, il bilancio delle vittime civili, perlopiù donne e bambini, ha raggiunto quota 35, di cui 4 morti, stando a quanto riportato dal al-Arabiya.

Il nuovo attacco, del 7 ottobre, è stato perpetrato in concomitanza con la visita di rappresentanti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, recatisi in Yemen, nei luoghi colpiti dai recenti attentati, tra cui quartieri residenziali e campi profughi di Ma’rib. Per l’Onu, riferisce al-Arabiya, gli attacchi verificatisi nel governatorato sono da considerarsi “crimini disastrosi” che mettono in pericolo la vita di civili, tra cui anche donne e bambini.  Da parte sua, il governatore di Marib, il maggiore generale Sultan al-Arada, ha messo in luce come 35.000 abitanti del distretto meridionale di Abadiya siano stati posti sotto assedio dal 21 settembre scorso. Ciò, per il governatore, equivale a un crimine di guerra, un genocidio, di fronte a cui la comunità internazionale non può rimanere in silenzio. Motivo per cui, al-Arada ha chiesto alle Nazioni Unite di impegnarsi per contrastare le “brutalità” commesse dagli Houthi e le loro azioni terroristiche contro la popolazione civile, facendo in modo che i responsabili siano portati davanti alla giustizia. Circa Abadiya, è stata richiesta l’apertura di corridoi umanitari sicuri per fornire ai cittadini locali l’assistenza di base di cui necessitano, risorse alimentari e medicinali inclusi. La popolazione del distretto è stimata in 31.500 persone, secondo le autorità locali.

L’offensiva di Ma’rib è stata lanciata dai ribelli Houthi nel mese di febbraio scorso e, ad oggi, gli scontri via terra e gli attacchi aerei continuano su più assi, prevalentemente a Sud e ad Ovest. L’obiettivo del gruppo sciita è conquistare una regione ricca di risorse petrolifere, altresì sede del Ministero della Difesa yemenita, la quale riveste una rilevanza strategica, in quanto costituisce una porta d’accesso verso Sana’a, che consentirebbe ai ribelli di consolidare in parte i progetti auspicati nel Nord dello Yemen. Alla luce di ciò, il governatorato è considerato dal gruppo sciita una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace, e alcuni credono che Ma’rib continuerà a svolgere un ruolo decisivo nel determinare le sorti del conflitto. Fino ad ora, non sono stati registrati risultati significativi, ma il gruppo sciita continua a mostrare determinazione anche di fronte alle perdite provocate dall’esercito yemenita. Quest’ultimo è coadiuvato sia da gruppi di resistenza locali sia dalle forze aeree della coalizione a guida saudita, le quali lanciano raid contro le postazioni e i nascondigli degli Houthi.

Nel frattempo, il peggioramento della situazione umanitaria desta preoccupazione a livello internazionale. Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), circa 10.000 cittadini yemeniti, la cifra più alta registrata nell’anno in corso, sono stati costretti ad abbandonare il governatorato nel mese di settembre, mentre il numero di sfollati interni è stato pari a 4.700. Questi si sono recati presso aree ritenute essere più sicure, tra cui al-Juba e Ma’rib al-Wadi. Christa Rottensteiner, capo della Missione IOM in Yemen, ha riferito che le perduranti violenze a Ma’rib destabilizzano la vita di migliaia di persone, oltre a provocare morti e feriti tra civili, bambini inclusi. La situazione è stata definita preoccupante anche nei distretti di Harib, Juba e Rahba, alla luce delle condizioni umanitarie sempre più precarie e delle difficoltà riscontrate nell’invio di aiuti. Come riportato da Rottensteiner, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e i suoi partner stimano che quasi 170.000 persone siano state sfollate verso la città di Ma’rib da gennaio 2020, molte delle quali spostatesi più volte, mentre un terzo di loro è fuggito via dall’inizio del 2021. Molti degli sfollati si sono recati nei 34 centri gestiti da IOM, nei quali, però, si assiste a un sovraffollamento sempre maggiore.

La sola città di Ma’rib, capoluogo dell’omonimo governatorato, ospita il 61% degli sfollati yemeniti ed è sede del più grande accampamento del governatorato, al-Jufina. Qui risiedono circa 10.000 famiglie, ovvero oltre 75.000 individui, per la maggior parte donne e bambini. Negli ultimi anni, tale governatorato aveva rappresentato un riparo sicuro e stabile. Fino all’inizio del 2020, il capoluogo omonimo era rimasto lontano da tensioni e conflitti, grazie alla presenza di risorse quali petrolio e gas e alla vicinanza con l’Arabia Saudita, oltre che al sostegno delle tribù locali. Ciò ha consentito alla regione di “fiorire” rispetto alle altre zone circostanti, consentendo altresì l’apertura di ristoranti e l’avvio di progetti di costruzione. La situazione è, però, notevolmente cambiata da quando gli Houthi hanno volto lo sguardo verso tale provincia per completare i propri piani espansionistici.

L’offensiva di Ma’rib si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile in Yemen, che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014, e vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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