Polonia-Bielorussia: scontri a fuoco tra autorità frontaliere

Pubblicato il 8 ottobre 2021 alle 19:01 in Bielorussia Polonia

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La Polonia ha accusato, venerdì 8 ottobre, le autorità di frontiera bielorusse di aver aperto il fuoco contro quelle polacche lungo il confine tra i due Paesi. Dall’altra parte, Minsk ha negato tali dichiarazioni.

L’agenzia di stampa russa RIA Novosti ha riportato, il medesimo venerdì, le dichiarazioni rilasciate dalla rappresentante ufficiale delle guardie di frontiera polacche, Anna Mikhalskaya, facendo riferimento a quanto avvenuto la sera del 7 ottobre. “Una pattuglia dei servizi bielorussi ha sparato colpi d’arma da fuoco verso i soldati dell’Esercito polacco, impegnati nelle operazioni di pattugliamento del confine” per normalizzare la crisi migratoria, ha affermato Mikhalskaya. Quest’ultima ha altresì affermato che non sono stati registrati feriti a seguito degli “scontri”. Dall’altra parte, l’agenzia di stampa russa TASS ha riportato le dichiarazioni rilasciate da Minsk in merito alle accuse di Varsavia. Il rappresentante ufficiale del Comitato per i confini statali della Bielorussia, Anton Bychkovsky, ha sottolineato che, durante la giornata del 7 settembre, “nessun membro delle guardie di frontiera bielorusse ha utilizzato armi da fuoco”.

Stando ai dati delle autorità frontaliere polacche, a partire dal primo ottobre, il Paese ha registrato più di 3.000 di attraversamento illegale del confine da parte di migranti di origini Medio-Orientali che sarebbero passati attraverso il territorio della Bielorussia, la quale continua ad essere accusata di servirsi dell’arma migratoria per esercitare pressioni sull’Unione Europea (UE). Nel mese di settembre, inoltre, le suddette autorità hanno segnalato un totale di 7.535 tentativi di attraversamento illegale, a fronte dei 120 tentativi registrati nell’arco del 2020.  

A partire dal mese di agosto, LituaniaLettonia e Polonia hanno iniziato a registrare un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. In totale, da agosto a settembre, sono stati registrati oltre 14.000 tentativi di attraversamento illegale. Questo ha portato i tre Paesi a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a dispiegare militari e a indire lo stato di emergenza. I timori di Vilnius, Riga e Varsavia sono culminati nel primo vertice multilaterale, tenutosi nella capitale polacca il 13 settembre.  Si è trattato di un summit senza precedenti, indetto per discutere della risposta da adottare per contrastare le “minacce convenzionali e ibride” di Mosca e Minsk. Inoltre, sul tavolo dei negoziati, svoltosi alla presenza dei ministri degli Esteri e della Difesa dei Paesi, è stato posto il rafforzamento della capacità di deterrenza e di difesa delle Repubbliche Baltiche e della Polonia, nonché le ultime sfide alla sicurezza regionale, come la crisi migratoria.

Il primo Paese a annunciare lo Stato di emergenza è stata la Lituania, il 2 luglio. Secondo quanto riferito dalle guardie di frontiera lituane, il numero di immigrati clandestini nel Paese è aumentato di oltre 10 volte rispetto allo stesso periodo nel 2020. A partire dal primo gennaio 2021, la Vilnius ha posto in stato di fermo oltre 4.000 migranti, catturati lungo il confine con la Bielorussia. A seguire, anche la Lettonia è stata costretta ad adottare analoghe misure, introducendo, il 10 agosto, lo stato di emergenza, che sarà in vigore fino al 10 novembre prossimo. Successivamente, il presidente di Varsavia, Andrzej Duda, ha introdotto,  il 2 settembre, lo stato di emergenza. Tale misura restrittiva avrà una durata di minimo 30 giorni e interesserà 115 insediamenti nella regione di Podlaskiee e 68 in quella di Lubelskie, al confine con la Bielorussia, accusata di servirsi dell’immigrazione illegale ed alimentarla per esercitare pressioni contro l’Unione Europea e le sanzioni del 21 giugno.

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate dal presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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