Germania-Danimarca: rimpatriati donne e bambini legati all’ISIS

Pubblicato il 8 ottobre 2021 alle 17:02 in Danimarca Germania Siria

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Il Ministero degli Esteri tedesco ha annunciato, nella notte tra il 6 e il 7 ottobre, di aver rimpatriato 8 donne e 23 bambini presumibilmente legati allo Stato Islamico, in quella che è stata definita la maggiore operazione di tal tipo dal 2019. Parallelamente, la Danimarca ha rimpatriato 3 donne e 14 bambini.

Si è trattato di un’operazione congiunta condotta con il sostegno logistico dell’esercito statunitense, durante la quale i cittadini sono stati fatti ritornare in Europa dal campo di Roj, situato nel Nord-Est della Siria. Qui si trovano circa 800 famiglie, di cui centinaia di europei, presumibilmente mogli e figli di combattenti dell’ISIS o simpatizzanti del gruppo jihadista, ospitati all’interno di accampamenti gestiti dalle forze curde locali. Circa l’ultimo gruppo di rimpatriati, atterrato all’aeroporto di Francoforte nella sera del 6 ottobre, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha specificato che le donne, poste in custodia, dovranno affrontare un processo penale e rispondere delle proprie azioni. Al contrario, “i bambini non sono responsabili della loro situazione”, ha specificato il capo della diplomazia tedesco, il quale ha evidenziato come questi necessitino soprattutto di protezione. Si tratta perlopiù di bambini malati o che hanno tutori, madri o fratelli residenti in Germania.

Le operazioni di trasferimento di donne e bambini che si pensa siano legati all’organizzazione terroristica hanno avuto inizio a seguito della sconfitta dello Stato Islamico, nel 2019. I gruppi per la difesa dei diritti umani, nel corso degli ultimi anni, hanno più volte esortato i governi a riprendersi i propri cittadini, sostenendo che lasciare donne e bambini nei campi in Siria aumenta il rischio di malattie e radicalizzazione. Da parte loro, i Paesi di origine stanno esaminando i rimpatri caso per caso, sebbene alcuni abbiano mostrato riluttanza, alla luce delle possibili minacce alla sicurezza. Una delle ultime operazioni simili è stata effettuata da Berlino a dicembre 2020 in collaborazione con la Finlandia. In tal caso, la Germania ha ricevuto dalla Siria 5 donne e 18 bambini. Secondo i dati pubblicati da Human Rights Watch nel mese di marzo scorso, sono circa 43.000 gli stranieri, tra cui 27.500 minori, detenuti dalle forze curde nel Nord-Est della Siria. Tale cifra comprende sia uomini detenuti nelle carceri sia donne e bambini posti all’interno degli accampamenti.

Ad oggi, uno dei campi che desta maggiore preoccupazione è al-Hol. Quest’ultimo, situato nell’estremo Sud-Est di Hasakah, è posto anch’esso sotto il controllo delle autorità curde affiliate alla coalizione internazionale anti-ISIS. Il luogo ospita più di 70.000 persone, tra cui oltre 11.000 familiari di sospetti combattenti dell’ISIS di 50 diverse nazionalità, incluse decine di migliaia di donne e bambini provenienti dalla Siria e dall’Iraq. Tali cifre rappresentano un enorme fardello per le forze curde, le quali si trovano spesso a far fronte anche ad episodi di criminalità, oltre ai numerosi tentativi di fuga.

Secondo le ultime stime dell’Onu, al-Hol ospita circa 28.000 siriani, 30.000 iracheni e 10.000 detenuti e profughi di altre nazionalità. Per la maggior parte, si tratta di donne e bambini, mogli e figli di ex jihadisti, morti in battaglia o fatti prigionieri dalla coalizione internazionale a guida statunitense. Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) aveva dichiarato, ad agosto 2020, che 8 bambini erano deceduti e che gran parte degli altri 40.000 bambini, provenienti da 60 Paesi diversi, riversavano in condizioni precarie, ulteriormente esacerbate dalla pandemia di Coronavirus.

Per quanto riguarda la minaccia terroristica in Siria, il Country Report on Terrorism 2019 include il Paese tra gli Stati sponsor del terrorismo, una designazione acquisita nel 1979, ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2019, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) rimane presente e attivo in Siria, con l’autorizzazione del presidente Bashar al-Assad. A tal proposito, il report afferma che le relazioni del regime di Assad con Hezbollah e Teheran sono divenute ancora più forti nel 2019, e Damasco, allo stesso tempo, dipende sempre di più da attori esterni per salvaguardare i propri territori dai nemici esterni. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

Ad oggi, lo Stato Islamico in Siria continua ad essere attivo attraverso cellule che operano prevalentemente nel vasto deserto siriano che si estende dall’Est dei governatorati di Hama e Homs all’estremo orientale del Governatorato di Deir Ezzor, nella cosiddetta regione di Badia. Nel corso del 2020, attacchi, bombardamenti e imboscate hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state le Syrian Democratic Forces, le stesse che hanno annunciato la fine del califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Queste, sin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, grazie anche al sostegno degli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea.

Il bilancio delle vittime provocate dalle operazioni dello Stato Islamico dal 24 marzo 2019 al 7 aprile 2021 include 1.383 membri dell’esercito siriano e dei gruppi ad esso fedeli, di nazionalità siriana e non. A questi si aggiungono almeno 149 combattenti di gruppi filoiraniani, 4 civili, lavoratori presso un giacimento di gas, e 11 pastori. Nel medesimo periodo, sono, invece, 896 i combattenti dello Stato Islamico rimasti uccisi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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