Georgia: scontri tra manifestanti e polizia durante le proteste per il rilascio dell’ex presidente

Pubblicato il 8 ottobre 2021 alle 20:32 in Europa Georgia

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L’ufficio stampa del Ministero degli Interni della Georgia ha dichiarato, venerdì 8 ottobre, che le autorità del Paese hanno arrestato tre persone a seguito di scontri tra manifestanti e le Forze dell’ordine.

A riportare la notizia, il medesimo venerdì, è stata l’agenzia di stampa statale russa TASS. Secondo quanto reso noto, numerosi civili legati al partito di opposizione Movimento Nazionale Unito (UNM), fondato dall’ex presidente, Mikheil Saakashvili, si sono radunati all’esterno della struttura penitenziaria della città di Rustavi, dove l’uomo sta scontando la pena. Lo scopo delle manifestazioni, in corso dal giorno di arresto dell’ex capo di stato, era richiederne il rilascio. Alcuni dei manifestanti hanno poi tentato di scrivere “Libertà per Misha” sui muri della prigione e, dopo che le autorità penitenziarie hanno tentato di disperdere la folla, sono scoppiati scontri tra le parti. A seguito di ciò, le Forze dell’ordine di Tbilisi hanno arrestato tre uomini.  

Saakashvili è stato arrestato il primo ottobre, data in cui l’ex presidente è tornato nel Paese del Caucaso dopo 8 anni di esilio, al fine di supportare il proprio partito durante le elezioni municipali, che sono state vinte dal partito al governo, Sogno Georgiano. Saakashvili aveva annunciato il suo ritorno, giovedì 30 settembre, attraverso un post su Facebook in cui spiegava che lo scopo del viaggio era “salvare il Paese”, sullo sfondo delle elezioni locali. Il giorno successivo, il primo ottobre, l’uomo è arrivato in Georgia e ha esortato la popolazione a votare per il partito UNM. Inizialmente, il governo aveva negato che fosse tornato, tuttavia, venerdì, il premier Irakhli Garibashvili ne ha annunciato l’arresto, aggiungendo che il 53enne era stato portato in una struttura di detenzione.

Saakashvili si era rifugiato in Ucraina perché, nel 2018, l’uomo era stato condannato in contumacia a sei anni di carcere per abuso di potere e per occultamento di prove. Secondo l’ex presidente, i casi giudiziari aperti contro di lui in tale anno avevano “motivazioni politiche”. Stando alle disposizioni della Costituzione georgiana, l’ex capo di Stato non poteva candidarsi nuovamente per le elezioni presidenziali del 2013, poiché si sarebbe trattato del suo terzo mandato. Il medesimo anno, pertanto, Saakashvili lasciò il Paese per rifugiarsi in Ucraina, dove, nel 2014, supportò il movimento ucraino antirusso Euromaidan. Di conseguenza, Kiev concesse all’ex presidente georgiano non solo la cittadinanza ucraina, ma venne anche nominato governatore della regione di Odessa. Nello stesso anno fu privato della cittadinanza georgiana e, nel novembre 2016, anche di quella ucraina: quest’ultima gli è stata poi restituita in seguito, nel maggio 2019.

In tal contesto, è importante ricordare che la Georgia, a partire dal 31 ottobre 2020, è stata colpita da una profonda crisi politica interna causata dalle elezioni parlamentari che sono state vinte dal partito Sogno Georgiano. Numerosi cittadini e gruppi politici dell’opposizione hanno accusato il partito di brogli elettorali, rifiutandosi di partecipare all’attività politica del parlamento. La situazione è peggiorata quando, il 18 febbraio, l’ormai ex premier del Paese, Grigorij Gacharija, ha rassegnato le dimissioni a causa dell’impossibilità di raggiungere accordi parlamentari tra i vari schieramenti. Qualche giorno dopo, il 23 febbraio, la crisi politica si è aggravata ulteriormente quando la polizia georgiana ha arrestato l’oppositore, Nika Melia, leader del partito Movimento Nazionale Unito.  

Bruxelles è intervenuta nella questione attraverso un piano, il documento Danielsson, presentato al Parlamento di Tbilisi il 18 aprile. Numerose trattative, complice il rilascio di Melia del 10 maggio, hanno portato il gruppo UNM a rientrare al Parlamento per partecipare alla vita politica del Paese. Tuttavia, Melia ha dichiarato che il suo partito non avrebbe mai firmato il patto europeo a causa di alcuni punti che non condivide. Nello specifico, l’oppositore ha fatto riferimento alla durata dei mandati di figure rilevanti in ambito giudiziario. Il fatto che il presidente della Commissione Elettorale Centrale (CEC) – organo che si occupa della supervisione delle elezioni per garantirne la trasparenza – non sarà sostituito, così come i giudici e i funzionari corrotti, non permetterà di apportare cambiamenti reali al sistema politico del Paese.

Oltre a ciò, tra le soluzioni che l’Europa ha proposto, fondamentale è quella delle elezioni anticipate, che saranno indette nel 2022 se il partito attualmente al governo, Sogno Georgiano, otterrà meno del 43% alle elezioni amministrative che si terranno nell’ottobre 2021. Il nuovo patto, inoltre, prevede l’amnistia di tutti gli individui coinvolti nell’irruzione al Parlamento, avvenuta il 20 giugno 2019 e organizzata dal leader di UNM Melia, incarcerato e poi liberato come da disposizioni del documento Danielsson.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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