Arabia Saudita: valore di mercato record per Saudi Aramco

Pubblicato il 8 ottobre 2021 alle 6:19 in Arabia Saudita Medio Oriente

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La compagnia petrolifera dell’Arabia Saudita, Saudi Aramco, ha toccato un valore di mercato record, pari a 2 trilioni di dollari, durante la fascia oraria di negoziazione del 6 ottobre. In tal modo, il gigante saudita ha quasi raggiunto la società statunitense Apple, il cui valore di mercato è pari a 2,32 trilioni di dollari, e Microsoft, anch’essa inclusa tra le aziende più preziose al mondo, con un valore di quasi 2,2 trilioni.

A mezzogiorno del 6 ottobre, la società saudita è stata scambiata a circa 37,6 riyal per azione, prima di scendere a 37,2 riyal, pari all’incirca a 9,92 dollari per azione. Tale risultato è giunto sulla scia di un aumento dei prezzi di greggio, aumentati a più di 82 dollari al barile, la cifra più alta degli ultimi sette anni, e in un momento in cui la domanda di energia è in costante aumento, sebbene siano ancora percepibili le ripercussioni della pandemia di Covid-19 su settori, come il turismo, che consumano benzina. Ad ogni modo, considerato il rialzo della domanda globale di petrolio e i segnali di ripresa economica, sono previsti ulteriori aumenti per le azioni di Aramco. A tal proposito, gli analisti della Bank of America Corp. hanno affermato che la crisi energetica globale potrebbe aiutare a spingere i prezzi del petrolio sopra i 100 dollari al barile, per la prima volta dal 2014. Secondo quanto riportato da Bloomberg, i prezzi delle azioni di due colossi societari, Saudi Aramco ed Apple, indicano come l’economia globale stia cambiando nell’anno in corso. Le azioni di Apple hanno subito una diminuzione quando i consumatori hanno frenato la spesa per l’intrattenimento domestico e sono tornati alla normalità. La ripresa delle attività dei trasporti, a sua volta, ha innescato un boom dei prezzi del petrolio, alimentando direttamente i profitti di Saudi Aramco.

Quest’ultima rappresenta uno dei pilastri per l’approvvigionamento energetico mondiale, ed è quotata nella borsa saudita dalla fine del 2019. La società è perlopiù di proprietà del governo saudita, per il 98,05%, mentre Tadawul, borsa valori in Arabia Saudita, ne possiede poco meno del 2%. Quasi tutti i pagamenti dell’azienda vanno al governo saudita, il quale, a sua volta, sta cercando di ridurre un deficit di bilancio che lo scorso anno ha raggiunto il 12% del prodotto interno lordo.

Risale al 2 novembre 2019 l’apertura di un’offerta pubblica iniziale (IPO) che ha portato il gigante saudita a vendere parte delle proprie quote in borsa a investitori pubblici, in modo da aumentare il proprio capitale. In tale occasione, la percentuale delle azioni di vendita è stata pari all’1,7%. L’IPO di Aramco 2019 è stata vista come un pilastro del programma di diversificazione economica volto ad attrarre investimenti esteri. Inoltre, la società è stata in grado di raccogliere 25,6 miliardi di dollari nell’IPO aperta a novembre 2019 e successivamente ha venduto più azioni con una “opzione greenshoe”, raggiungendo in totale 29,4 miliardi di dollari. L’obiettivo è stato consentire la partecipazione di investitori all’interno e all’esterno del Regno, creare migliaia di posti di lavoro e aumentare le dimensioni del mercato azionario saudita. Non da ultimo, era stato riferito che i fondi sarebbero destinati ad alimentare il Fondo pubblico per gli Investimenti, per promuovere progetti promettenti per il Paese.

Dietro tale progetto vi è stato il principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman, il quale ha a lungo sperato che Saudi Aramco potesse essere valutata a 2 trilioni. L’utile del colosso saudita è aumentato nel primo trimestre 2021, con un reddito netto di circa 47 miliardi di dollari, alla luce della ripresa dei mercati globali di petrolio e gas. La cifra equivale al doppio dei guadagni dello stesso periodo del 2020, il che ha consentito alla società saudita di ritornare pressoché al punto in cui si trovava prima dello scoppio della pandemia. Nel secondo trimestre del 2021, inoltre, è stato raggiunto il più alto profitto netto dalla quotazione della società nel mercato saudita, superando le aspettative medie degli analisti. In particolare, l’utile netto del secondo trimestre è cresciuto del 287,8% , raggiungendo i 95,47 miliardi di riyal. Inoltre, nonostante le fluttuazioni degli utili annuali di Aramco, la società ha comunque mantenuto la promessa di pagare un dividendo annuale di 75 miliardi di dollari fino al 2024 ai suoi azionisti, il più grande dei quali è il governo di Riad.

I funzionari dell’azienda ritengono che la crisi di gas naturale nei mercati globali, a causa dei suoi prezzi elevati, stia già provocando un aumento della domanda di petrolio, in un momento in cui Aramco sembra aver rinnovato i suoi piani per aumentare la capacità di produzione nei prossimi sei anni. A tal proposito, Amin Al-Nasser, amministratore delegato della società, ha dichiarato, il 4 ottobre, che “Aramco completerà il progetto per aumentare la capacità di produzione di petrolio di un milione di barili al giorno entro il 2027, così da raggiungere un totale di 13 milioni di barili giornalieri”. “La nostra capacità massima sostenibile va dai 12 ai 13 milioni di barili”, ha spiegato al-Nasser durante il forum Energy Intelligence.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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