Afghanistan: attacco letale in una moschea sciita di Kunduz

Pubblicato il 8 ottobre 2021 alle 15:06 in Afghanistan Asia

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Un’esplosione letale ha colpito una moschea sciita nella città Nord-orientale di Kunduz, in Afghanistan, durante la preghiera di venerdì 8 ottobre. Il numero di vittime non è ancora chiaro ma ci sono oltre 100 feriti, di cui molti versano in gravi condizioni. 

“Questo pomeriggio è avvenuta un’esplosione in una moschea dei nostri compatrioti sciiti”, ha riferito il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid, sottolineando che un’unità speciale si stava recando sulla scena per svolgere le relative indagini. Mujahid ha poi specificato che alcuni connazionali erano stati “martirizzati” e altri erano rimasti feriti, ma senza fornire dati precisi al riguardo. Secondo quanto riportato da al-Jazeera English, i residenti di Kunduz, la capitale dell’omonima provincia, hanno raccontato alla stampa che l’esplosione ha colpito la moschea mentre si stava svolgendo la preghiera del venerdì. Alcune immagini condivise sui social network, che non è stato possibile verificare, mostrano un edificio in subbuglio, con corpi insanguinati sul pavimento.

Il numero di vittime è ancora da accertare. “Abbiamo ricevuto più di 90 feriti e oltre 15 cadaveri, ma questo dato cambierà. Stiamo ancora accogliendo persone”, ha dichiarato un operatore ospedaliero di Medici Senza Frontiere (MSF), che ha voluto rimanere anonimo. Nel frattempo, un funzionario talebano, anche lui parlando a condizione di anonimato, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che almeno 28 persone sarebbero state uccise nell’esplosione e altre decine sarebbero rimaste ferite.

In un primo momento, nessun gruppo ha rivendicato l’attentato. Similmente, anche la responsabilità dell’ultimo attacco contro una moschea, effettuato a Kabul il 3 ottobre, non è stata reclamata. Quest’ultimo aveva preso di mira una moschea in cui erano presenti alcuni funzionari talebani, che avevano partecipato alle celebrazioni funebri della madre del vice ministro Zabihullah Mujahid. Successivamente, l’affiliata afghana dello Stato Islamico ha rivendicato l’assalto di Kunduz. Questi militanti, dalla presa di Kabul del 15 agosto, hanno intensificato gli attacchi nel Paese, con il probabile intento di minare il nuovo governo del gruppo rivale dei talebani. 

Il 19 settembre, lo Stato Islamico della Provincia del Khorasan (IS-K) aveva reso noto di aver organizzato le quattro esplosioni che avevano colpito la capitale della provincia di Nangarhar, Jalalabad, il 18 settembre. A tale proposito, è importante specificare che la città di Jalalabad è uno dei luoghi dove lo Stato Islamico è maggiormente attivo in Afghanistan. Tuttavia, l’organizzazione sembra in grado di effettuare operazioni anche nella capitale, poiché i militanti affiliati allo Stato Islamico avevano rivendicato anche l’attentato del 26 agosto presso l’aeroporto di Kabul, effettuato mentre le forze armate della NATO stavano concludendo l’evacuazione delle truppe straniere dall’Afghanistan. L’attacco suicida aveva causato la morte di almeno 175 persone, tra cui 13 soldati statunitensi. 

Inoltre, l’obiettivo colpito l’8 ottobre, una moschea sciita, aveva fatto da subito nascere sospetti riguardo alla possibile responsabilità dell’IS-K. I militanti di questo gruppo sono noti per aver preso di mira la minoranza sciita. Uno degli episodi in questione si è verificato l’8 maggio 2021, quando un’esplosione nei pressi di una scuola in un distretto sciita di Kabul ha causato la morte di oltre 6o persone, molte delle quali erano giovani studentesse. Già il 24 ottobre 2020, l’organizzazione aveva colpito un centro di formazione nello stesso quartiere a maggioranza sciita, situato nella zona occidentale di Kabul. Un attentatore suicida aveva prima cercato di entrare nell’edificio e si era fatto saltare in aria all’esterno del perimetro, quando era stato individuato dalle guardie della struttura. L’attacco aveva comunque causato almeno 24 morti, gran parte dei quali erano giovani di età compresa tra i 15 e i 26 anni.

L’IS-K è nata nel 2015 nella regione Nord-orientale del Paese. Si ritiene che tale sezione sia stata fondata da ex membri dei talebani pakistani e si sia diffusa nelle zone rurali dell’Afghanistan, soprattutto nella provincia di Kunar, dove si registra una maggiore presenza di musulmani salafiti, lo stesso ramo dell’Islam sunnita dello Stato Islamico. Questi si sono sempre identificati come una minoranza tra i talebani. Secondo gli esperti, l’IS-K si è riorganizzato in una rete di micro-cellule difficile da eradicare e rappresenta una grave minaccia per la stabilità del Paese e della regione. 

Tuttavia, secondo quanto riferito il 21 settembre dal vice ministro Zabihullah Mujahid lo Stato Islamico rappresenta un problema in Siria ed in Iraq, ma non in Afghanistan. Mujahid aveva specificato che è vero che alcuni afghani organizzano “attacchi codardi” dopo aver adottato “la mentalità dello Stato Islamico”. Tuttavia, secondo il rappresentante talebano, le attività di questi individui non sarebbero di una portata tale da costituire una minaccia per la sicurezza del Paese. Mujahid aveva quindi sottolineato che le forze armate talebane avrebbero la capacità di contrastare l’organizzazione terroristica. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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