Tunisia: libertà e diritti umani “in pericolo”

Pubblicato il 7 ottobre 2021 alle 11:03 in Africa Tunisia

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Nonostante il presidente della Tunisia, Kais Saied, abbia riferito di voler preservare i diritti e le libertà acquisite dai tunisini, organizzazioni per i diritti umani hanno espresso preoccupazioni a riguardo.

La notizia è stata riportata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed a seguito di una dichiarazione rilasciata, nella sera del 6 ottobre, dal Sindacato Nazionale dei Giornalisti tunisini (SNJT), in cui questo mette in guardia da un “deterioramento dello stato delle libertà nel Paese Nord-africano”. In particolare, il Sindacato fa riferimento a una “escalation di attentati e persecuzioni” e ai “recenti deferimenti alla magistratura militare” per questioni legate all’espressione di opinioni e idee, il che pregiudicherebbe “i guadagni della rivoluzione, i fondamenti dello Stato civile e i valori della democrazia, del pluralismo e della diversità” che hanno caratterizzato la Tunisia negli ultimi dieci anni.

Alla luce di ciò, SNJT ha espresso il proprio rifiuto dei processi militari contro civili, intentati sullo sfondo di opinioni e pubblicazioni, considerandoli una battuta d’arresto del processo democratico e della libertà di espressione, mentre ha condannato le campagne di “distorsione, demonizzazione e stalking elettronico” condotte dai partiti sostenitori del presidente contro dissenzienti. A tal proposito, a detta del Sindacato, il capo di Stato è da ritenersi responsabile per qualsiasi fenomeno che ostacoli i diritti e le libertà collettive e individuali, esortandolo a mantenere i propri impegni in tal senso.

La dichiarazione del Sindacato è giunta dopo che, il 22 settembre, Saied ha adottato nuove “disposizioni eccezionali” che di fatto hanno rafforzato i poteri presidenziali, a scapito di governo e Parlamento. Queste, a loro volta, hanno fatto seguito alle “misure straordinarie” che hanno portato la Tunisia verso una situazione di caos e incertezza a livello politico. In particolare, il 25 luglio scorso, il capo di Stato tunisino ha rimosso dal suo incarico il primo ministro, Hichem Mechichi, e ha sospeso le attività del Parlamento, accentrando su di sé tutta l’autorità esecutiva, mentre i deputati sono stati privati della loro immunità parlamentare. Nel corso delle settimane successive, Saied, accusato di tentato colpo di Stato, ha più volte ribadito che si è trattato di misure eccezionali, volte a salvare le istituzioni statali tunisine, e di aver rispettato sia la Costituzione, con particolare riferimento all’articolo 80, sia i diritti del popolo tunisino.

Tra le ultime mosse più significative vi è stata la nomina, il 29 settembre, di un nuovo premier, Najla Bouden, la prima donna ad assumere la guida del governo nella storia della Tunisia. Tuttavia, ciò non ha dissipato i timori di chi crede che i comportamenti di Saied degli ultimi mesi possano minare il percorso intrapreso dalla Tunisia dalla rivoluzione del 2011. In particolare, organizzazioni per i diritti umani non hanno accolto con favore l’abolizione dei mezzi di controllo e la “immunizzazione” del presidente, il quale starebbe “monopolizzando” i poteri. Le medesime organizzazioni hanno poi registrato violazioni costituzionali e dei diritti umani contro giornalisti ed esponenti politici da parte della magistratura militare, accusati di “aggressione alla sicurezza dello Stato”, oltre a divieti di spostamento e arresti domiciliari per personaggi politici, giudici ed ex funzionari, senza un processo e senza poter venire a conoscenza delle reali motivazioni. Inoltre, sono state denunciate restrizioni al diritto di manifestare, soprattutto per coloro che si oppongono alle misure emanate dal 25 luglio.

Tra gli ultimi episodi, il 6 ottobre, le forze di sicurezza tunisine hanno fatto irruzione nella sede di un’emittente televisiva, Zituna, costringendo il canale a interrompere le proprie attività, dopo che un conduttore, Amer Ayad, ha letto un poema “contro la dittatura”. L’uomo è stato successivamente arrestato con l’accusa di aver minato la sicurezza del Paese. In generale, Zituna ha più volte criticato le misure emanate da Saied negli ultimi mesi e la sua assunzione di un controllo pressoché completo del Paese Nord-africano. Parallelamente, sempre il 6 ottobre, un’attivista per i diritti umani ed ex presidente dell’Associazione delle donne democratiche, Frawes Yosra, ha riportato la notizia di un raid presso l’abitazione di un oppositore del presidente, Jawhar bin Mubarak, denunciando una pratica tipica dell’epoca della “tirannia” e della presidenza di Zine el-Abidine Ben Ali.

In tale quadro, negli ultimi mesi, sono stati circa 30 i funzionari impiegati nelle istituzioni governative o con incarichi in ambito giudiziario che sono stati destituiti. Il 5 agosto, poi, Saied ha posto fine al mandato di altri tre governatori provinciali, a due giorni di distanza dal licenziamento di Anis Oueslati, il governatore di Sfax. Al contempo, il 28 luglio, è stata avviata una campagna anticorruzione, volta a colpire circa 460 imprenditori, accusati di appropriazione indebita durante la presidenza di Zine el-Abidine Ben Ali, alla guida della Tunisia dal 1987 al 2011. Non da ultimo, la magistratura tunisina ha aperto un’inchiesta su tre partiti, Ennahda, Qalb Tounes e ‘Aish Tounsi, accusati di aver ricevuto fondi dall’estero durante la campagna elettorale del 2019, e di aver commesso abusi finanziari attraverso accordi commerciali. In realtà, il giudice della Corte dei conti, Fadela Al-Qarkouri, ha affermato che sono state emesse più di 350 pronunce pre-giudiziarie per violazioni commesse dalle liste che hanno partecipato alle elezioni legislative del 2019.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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