NATO: annunciata l’espulsione di 8 diplomatici russi

Pubblicato il 7 ottobre 2021 alle 12:26 in NATO Russia

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L’Alleanza Atlantica ha annunciato, mercoledì 6 ottobre, l’espulsione di otto diplomatici russi in risposta a “presunte attività ostili”, portando, di conseguenza, a dieci il numero di impiegati presso la missione diplomatica di Mosca. Il Cremlino, in risposta, ha definito “contraddittorio” tale comportamento. 

A riferire la notizia, il medesimo mercoledì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti. L’annuncio è stato rilasciato dalla giornalista di Sky News, Deborah Haynes, attraverso un post su Twitter: “La NATO ha deciso di dimezzare la missione della Russia nell’Alleanza in risposta a presunte attività ostili, quali omicidi e spionaggio”. Pertanto, entro la fine di ottobre, gli otto diplomatici russi dovranno lasciare Bruxelles poiché “ritenuti membri non dichiarati dell’intelligence” di Mosca. Il quotidiano russo indipendente Kommersant ha poi fatto riferimento ad un’indagine condotta dalla NATO stessa, la quale avrebbe chiesto ai Paesi membri di redigere rapporti riguardanti le presunte “attività ostili” condotte dalla Federazione. Tali documenti sono poi stati consegnati alle autorità dell’Alleanza nel mese di settembre e hanno portato all’espulsione degli otto diplomatici, nonché all’abolizione di due posizioni lavorative.

Successivamente, la suddetta testata russa, citando fonti proprie, ha rivelato che il Cremlino, nel corso della giornata di mercoledì, ha ricevuto la notifica ufficiale dell’espulsione del proprio personale diplomatico, dove erano inseriti i nominativi dei diretti interessati senza essere però accompagnati da spiegazioni in merito alla decisione. La medesima fonte ha poi spiegato che Mosca è stata colta di sorpresa dalla notizia, soprattutto perché, nel mese di settembre, il ministro degli Esteri, Sergey Lavrov, aveva tenuto un bilaterale con il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, a margine della 76° Assemblea delle Nazioni Unite, svoltasi a New York il 20 settembre. Tuttavia, ha continuato la fonte, in tale occasione Lavrov non era stato informato dell’indagine in corso, né tantomeno dell’intenzione di dimezzare il numero del personale diplomatico russo.

Il medesimo mercoledì, la Federazione ha risposto all’espulsione della NATO attraverso le dichiarazioni rilasciate dal viceministro degli Esteri russo, Alexander Grushko. Quest’ultimo ha ricordato che il giorno precedente, il 5 ottobre, i leader dell’Alleanza avevano ribadito l’importanza di stabilizzare il dialogo e le relazioni con la Russia, soprattutto attraverso l’organo istituito appositamente, il Consiglio NATO-Russia. I Paesi membri, inoltre, avevano anche esortato la Russia ad inviare a Bruxelles un proprio ambasciatore per favorire il processo di riconciliazione. “Se tali parole sembravano sincere il giorno prima”, dopo l’annuncio di riduzione del personale diplomatico risulta difficile credere all’intenzione della NATO di stabilizzare, nel concreto, le relazioni, ha concluso Grushko, affermando che il “prezzo da pagare” è chiaro. Successivamente, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito “contraddittorio” l’atteggiamento adottato dalla NATO perché, da una parte, l’Alleanza sostiene la normalizzazione dei rapporti, dall’altra continua ad adottare misure che contribuiscono ad aggravarlo. 

Nell’ultimo periodo, le relazioni bilaterali tra Russia e NATO sono andate incontro ad un progressivo raffreddamento. Secondo Mosca, l’Alleanza adotta un approccio “fallimentare” nei suoi confronti, poiché gli Stati membri non percepiscono la Russia come un “partner alla pari”. Nonostante ciò, la Federazione si è più volte resa disponibile a riprendere il dialogo bilaterale. Anche l’Alleanza, dal canto suo, in più occasioni ha proposto al Cremlino di indire un vertice nel formato del Consiglio NATO-Russia per normalizzare le relazioni transatlantiche. A detta di Stoltenberg, le parti dovrebbero avviare una discussione trasparente e incentrata sulle “manovre militari” al fine di evitare “malintesi” che potrebbero, poi, culminare in “un’escalation”. Pertanto, Russia e NATO dovrebbero riunirsi nuovamente, aveva sottolineato il rappresentante dell’Alleanza, soprattutto perché le relazioni bilaterali, tra il 2020 e il 2021, hanno raggiunto “il punto più basso” dalla fine della Guerra Fredda. Pertanto, ha affermato Stoltenberg, rilanciare il dialogo contribuirebbe a “ridurre le tensioni”.

È importante sottolineare che la Russia e l’Alleanza non si riuniscono nel suddetto Consiglio da quasi due anni. In precedenza, il 16 marzo, la NATO aveva pubblicato il rapporto che, annualmente, viene rilasciato dal segretario generale. All’interno del documento si legge che da febbraio, l’Alleanza ha “ripetutamente invitato la Russia a prendere parte al Consiglio”. Tuttavia, Mosca ha sempre respinto le richieste. Analoghe dichiarazioni erano state rilasciate da Stoltenberg, il 24 marzo, quando aveva ribadito che l’Alleanza avrebbe continuato ad essere favorevole all’organizzazione del Consiglio NATO-Russia, sperando che anche la controparte abbia un atteggiamento altrettanto positivo.

Non si può non fare riferimento ad un altro rapporto che la NATO ha pubblicato il 2 dicembre 2020. L’Alleanza, nel documento, identificava la Russia come la “principale minaccia militare” fino al 2030. È per tale ragione che uno degli obiettivi della NATO è stato il “rafforzamento” della sua capacità di contenere il Paese. Dall’altra parte, Mosca ritiene che l’espansione verso l’Europa Orientale della NATO rappresenti una delle maggiori “minacce” alla sicurezza del Paese. “Dobbiamo partire dal presupposto che l’espansione della NATO, lo sviluppo delle sue infrastrutture militari vicino ai confini russi rappresenta una delle potenziali minacce alla sicurezza del nostro Paese”. Queste le dichiarazioni che, il 3 dicembre 2019, aveva rilasciato il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Il Consiglio NATO-Russia (NRC) è stato istituito, il 28 maggio 2002, in occasione di un vertice tenutosi a Roma ed ha sostituito il Consiglio Congiunto Permanente (PJC). Quest’ultimo era un forum per la consultazione e la cooperazione creato a seguito de “l’Atto istitutivo sulle relazioni reciproche, cooperazione e sicurezza NATO-Russia”, approvato nel 1997. Qualche anno dopo, nel 1999, la Russia si è ritirata dal PJC come segno di protesta contro i bombardamenti della NATO in Jugoslavia. Tuttavia, l’anno successivo, Mosca ha ripreso la cooperazione in sede al PJC. L’NRC è un meccanismo di consultazione e cooperazione volto a prendere decisioni e compiere azioni congiunte. I Paesi membri della NATO e la Russia operano come partner alla pari su un ampio spettro di questioni relative alla sicurezza. Il formato era stato istituito con lo scopo di migliorare le relazioni tra i due blocchi. Secondo quanto dichiarato da Stoltenberg, il Consiglio si è riunito 10 volte dal 2016. Più tardi, a partire dall’estate 2019, non sono più state indette riunioni del NRC perché la Russia non ha risposto positivamente alla richiesta di convocazione del vertice.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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