Europa, crisi energetica: la Russia fornisce spiegazioni e soluzioni

Pubblicato il 7 ottobre 2021 alle 16:11 in Europa Russia

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I principali funzionari della Federazione Russa hanno commentato, giovedì 7 ottobre, lo stato attuale delle crisi energetica che sta colpendo il mercato europeo, dove i prezzi di gas hanno raggiunto i massimi storici. Dopo aver elencato quattro principali motivazioni che, a detta di Mosca, avrebbero innescato la crisi, il Paese ha altresì fornito alcune soluzioni per normalizzare la situazione. 

Nello specifico, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che la possibilità di incrementare le forniture di gas russo verso l’Europa e, di conseguenza, risollevare il continente, non è legata alla messa in funzione del gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2, bensì ai contratti che Mosca ha stipulato con i partner europei. Peskov, nel corso di una conferenza stampa riportata dall’agenzia TASS, ha sottolineato la presenza di molte rotte di transito per il gas russo, le quali rappresentano un’alternativa a quella ucraina. Tuttavia, “tutto dipende dalle richieste, dagli obblighi contrattuali e dagli accordi commerciali” che Mosca ha con Bruxelles, ha concluso il portavoce, ricordando le dichiarazioni rilasciate, il giorno precedente, dal presidente russo, Vladimir Putin, durante una riunione indetta per discutere della crisi energetica del blocco. Secondo il capo del Cremlino, quest’ultima è stata innescata sia da fattori di natura oggettiva, sia alle errate previsioni a lungo termine dell’Europa.

Nello specifico, nel corso del vertice, svoltosi alla presenza dei leader delle maggiori società energetiche russe, sono emersi quattro elementi chiave che avrebbero portato all’attuale picco di prezzi nel mercato europeo. Ad esempio, solo nella giornata del 6 ottobre, il costo di gas ha sfiorato 2.000 dollari per 1.000 metri cubi. In primo luogo, Putin ha criticato il “categorico rifiuto” dell’Europa a sottoscrivere contratti energetici decennali, favorendo, invece, la pratica del trading in borsa, che è stata definita “rischiosa e inefficace”. Il presidente di Mosca ha anche ribadito che la Russia  si è più volte dimostrata un “fornitore affidabile” per l’Europa, sottolineando che, a seguito della crisi, la Federazione potrebbe incrementare le forniture di gas verso l’UE, anche attraverso l’Ucraina, perché è “pronta a stabilizzare il mercato”.

Secondo il capo del Cremlino, quanto sta accadendo a livello energetico in Europa ha messo in luce l’importanza “di guardare oltre l’orizzonte” e, di conseguenza, stipulare contratti trentennali. In secondo luogo, il fattore climatico avrebbe contribuito al rapido incremento della domanda. Durante la calda estate del 2021, è stata ridotta la produzione di gas, ragion per cui, al momento, si registra una carenza del prodotto. A fornire maggiori dettagli è stato poi il vice primo ministro russo, Alexander Novak, nonché ex ministro dell’Energia. Novak ha spiegato che un ruolo importante è stato altresì giocato dalle erronee previsioni di domanda-offerta e da “fattori speculativi” non citati. Infine, il quarto fattore ad aver contribuito alla crisi energetica, secondo Mosca, è dovuto all’incremento di esportazione di Gas Naturale Liquefatto (GNL) degli USA verso l’America Latina e non verso l’Europa.

Dopo aver analizzato i punti critici e le cause, Mosca ha anche offerto alcune soluzioni per stabilizzare i prezzi del mercato energetico europeo. La prima e la seconda sono state poste sul tavolo da Novak e sono state accolte con favore da Putin, il quale ha, però, ribadito l’importanza di sopperire al fabbisogno interno. Il vicepremier ha dunque sottolineato che la messa in funzione di Nord Stream 2 potrebbe garantire un incremento di forniture di gas e, di conseguenza, l’abbattimento del suo costo. Tuttavia, tale epilogo può essere raggiunto solo grazie all’Europa, poiché è al blocco che spetta il compito di emettere le autorizzazioni e certificazioni necessarie per l’avvio del gasdotto. La seconda, invece, riguarda la possibilità di incrementare le vendite attraverso le piattaforme di trading elettronico del colosso energetico Gazprom, così da normalizzare i prezzi di gas e minimizzare “l’effetto speculativo”. Tuttavia, ha avvertito il vice primo ministro, la parte russa avrà bisogno almeno due settimane, necessarie per far confluire il gas nei propri impianti di stoccaggio. Putin, in risposta, ha sostenuto l’idea di aumentare l’offerta di gas sul mercato: “Se questo farà scendere rapidamente la domanda, allora va bene. A patto che non vada a discapito nostro”.  Un’altra opzione è stata avanzata dal capo di Rosneft, Igor Sechin. Secondo il direttore generale, la situazione potrebbe stabilizzarsi con l’export di 10 miliardi di metri cubi di gas della società verso il continente europeo. Tuttavia, Putin non ha risposto a tale suggerimento.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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