USA e Cina intendono rispettare “l’accordo di Taiwan”

Pubblicato il 6 ottobre 2021 alle 19:23 in Cina Taiwan USA e Canada

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A seguito di nuove tensioni tra Pechino e Taipei, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha dichiarato di aver concordato con il presidente cinese, Xi Jinping, che le parti rispetteranno quello che ha definito “l’accordo di Taiwan”. 

“Ho parlato con Xi di Taiwan. Siamo d’accordo… Ci atterremo all’accordo di Taiwan”, ha affermato Biden, il 5 ottobre. “Abbiamo chiarito che non penso che dovrebbe fare altro che rispettare l’accordo”, ha aggiunto. Nei suoi commenti il presidente potrebbe aver fatto riferimento ad una telefonata di 90 minuti con il suo omologo cinese che risale al 9 settembre.

Inoltre, il cosiddetto “Accordo di Taiwan” citato da Biden sembra essere il Taiwan Relations Act del 1980, che chiarisce che Washington riconosce Taiwan come parte della Cina e mantiene relazioni diplomatiche formali solo con Pechino. Lo stesso, tuttavia, specifica che la decisione degli Stati Uniti si basa sull’aspettativa che il futuro di Taiwan sarà determinato con mezzi pacifici. Infatti, l’atto vincola gli USA a fornire a Taiwan i mezzi per difendersi.

Il 6 ottobre, il Ministero degli Esteri di Taiwan ha dichiarato che Washington li ha rassicurati sul fatto che il suo approccio all’isola non è cambiato ed è “solido come una roccia”. Gli USA hanno ribadito che continueranno ad aiutare Taiwan nella difesa del proprio territorio. “Di fronte alle minacce militari, diplomatiche ed economiche del governo cinese, Taiwan e gli Stati Uniti hanno sempre mantenuto canali di comunicazione stretti e fluidi”, ha affermato il Ministero.

Il Dipartimento di Stato degli USA, il 3 ottobre, ha dichiarato che Washington è “estremamente preoccupata per le attività militari provocatorie” condotte dalla Cina continentale nello Stretto di Taiwan.  Le forze aeree taiwanesi hanno denunciato un totale di 93 incursioni aeree dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina nella zona di identificazione di difesa aerea taiwanese a Sud-Ovest dell’isola, dal primo al 3 ottobre. Il 4 ottobre, invece, Pechino ha condotto 52 operazioni analoghe di cui 34 sono state eseguite con caccia J-16, 2 con caccia Su-30 e 2 con aerei antisommergibile Yun-8, 2 con lo Shaanxi KJ-500 e 12 con bombardieri H-6.

La spaccatura tra RPC e ROC risale alla fine della guerra civile cinese, conclusasi con la vittoria del Partito Comunista Cinese sul Guomindang, o Kuomintang (KMT), spesso definito partito nazionalista, e alla conseguente nascita della Nuova Cina, ovvero la RPC, il primo ottobre 1949. Dopo la sconfitta, il Guomindang si ritirò a Taiwan dove spostò il governo che aveva istituito nella Cina continentale e che, a livello internazionale, fu riconosciuto come governo dell’intera Cina fino al 1971, anno in cui le autorità di Pechino presero il posto di quelle di Taipei alle Nazioni Unite in rappresentanza della Cina, con la Risoluzione 2758. Ad oggi, Taiwan ha relazioni diplomatiche formali con solo 15 Paesi che riconoscono Taiwan come sovrana. 

Per la Cina, invece, l’isola è una sua provincia, e quindi parte integrante del territorio nazionale, in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino. Dal 2016, l’esecutivo taiwanese è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza l’11 gennaio 2020. 

Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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