Summit di Brdo: l’UE ribadisce i suoi impegni con i Balcani occidentali

Pubblicato il 6 ottobre 2021 alle 9:33 in Balcani Europa

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La Slovenia, che attualmente detiene la presidenza di turno dell’Unione europea, ha organizzato un vertice a Brdo, mercoledì 6 ottobre, alla presenza dei leader dell’UE e di sei nazioni dei Balcani occidentali, per favorire il dialogo sul processo di adesione al blocco dei Paesi dell’Est Europa. L’iniziativa rientra nell’impegno strategico dell’Unione nei confronti dei Balcani, in linea con l’agenda 2019-2024, concentrata soprattutto sui Balcani Occidentali. I sei Paesi che cercano rassicurazioni su un futuro ingresso nell’UE sono Albania, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Repubblica di Macedonia del Nord e Kosovo.

L’Unione europea è il principale partner politico ed economico dei Balcani. “È un buon momento per noi per essere assertivi e chiarire che l’Unione europea continua ad essere il più grande donatore della regione”, ha riferito un funzionario dell’UE all’agenzia di stampa France24. “L’Unione europea continua ad essere il principale investitore della regione e il partner commerciale più vicino”, ha aggiunto. Con il piano economico e di investimenti, che l’UE sta pianificando di approvare, il blocco fornirà un sostegno finanziario senza precedenti ai Balcani occidentali, grazie alla mobilitazione di circa 30 miliardi di euro, nei prossimi sette anni.  I funzionari europei hanno poi promesso di fornire risultati “tangibili” ai cittadini dei Balcani, come il rafforzamento della copertura vaccinale in modo da farla corrispondere ai livelli dell’UE e la fine delle tariffe di roaming telefonico. Sebbene Bruxelles sia sempre più interessata a far crescere la sua partnership con la regione, è improbabile che il vertice di Brdo porti ad una svolta decisiva nel complesso cammino verso l’adesione.

Costruire un fronte unito è l’obiettivo che si sono dati i leader dell’Unione europea al vertice. L’incontro di oggi è il primo in questo formato da giugno. Da allora, sono successi diversi fatti, tra cui l’instaurazione dei talebani in Afghanistan, la firma dell’accordo Aukus per la sicurezza nell’Indo-Pacifico, la disputa tra Australia e Francia sui sottomarini, le mire della Cina in espansione. Con questo scenario alle spalle, distensivo è stato il messaggio di Charles Michel, presidente del Consiglio europeo: “La nostra unità è una risorsa molto forte. Un approccio multilaterale è il DNA dell’Unione europea. E quando abbiamo successo, quando siamo in grado di rafforzare l’influenza europea, ciò che è positivo per l’UE lo è anche per i cittadini europei, per i nostri partner, per i nostri amici e per i nostri alleati”.

La spinta dell’Unione per l’allargamento, una volta politica chiave per il blocco, è in stallo ormai da diversi anni. Francia, Danimarca e Paesi Bassi avevano inizialmente bloccato i colloqui di adesione con la Albania e la Macedonia del Nord, nel 2019. Da allora, la Bulgaria si è aggiunta al fronte dei Paesi contrari ed è diventata il principale ostacolo all’allargamento, rifiutandosi soprattutto di consentire alla Macedonia del Nord di avviare il processo di adesione a causa di una lunga disputa sulla storia e sulla lingua. Durante un tour nella regione, la scorsa settimana, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato di voler finalmente vedere aperti i colloqui con l’Albania e la Macedonia del Nord quest’anno, dopo le elezioni in Bulgaria. “Ci siamo preparati per il matrimonio diverse volte, ma gli invitati non si sono mai presentati”, ha commentato il primo ministro albanese, Edi Rama, aggiungendo: “Ora non ci stiamo più preparando per il matrimonio, ma continuiamo a mostrare il nostro amore”. È stato solo dopo feroci contrattazioni che i membri dell’UE hanno concordato di sottoscrivere che il blocco “riconferma il suo impegno per il processo di allargamento” in una bozza di dichiarazione finale del vertice. I funzionari europei, però, hanno respinto la richiesta della Slovenia di impegnarsi ad assorbire gli aspiranti entro il 2030.

Dal momento che gli sforzi per integrare i Balcani occidentali hanno sempre incontrato un muro, l’UE ha aumentato la sua preoccupazione per le incursioni di Mosca e Pechino, che hanno inviato milioni di vaccini contro il coronavirus nella regione. La Russia ha profondi legami culturali con altre nazioni ortodosse, come la Serbia, mentre Pechino ha esteso ampi prestiti finanziari nella regione.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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