Regno Unito-Afghanistan: inviato di Johnson a colloquio con i talebani

Pubblicato il 6 ottobre 2021 alle 13:00 in Afghanistan UK

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Simon Gass, inviato speciale del premier britannico Boris Johnson, ha tenuto colloqui, martedì 5 ottobre a Kabul, con il ministro degli Esteri dei talebani, Amir Khan Muttaqi, e con i membri del nuovo governo di Kabul, compresi i vice primi ministri Abdul Ghani Baradar e Abdul Salam Hanafi.

Le parti hanno discusso di come il Regno Unito potrebbe aiutare l’Afghanistan ad affrontare il rischio di una crisi umanitaria dilagante, di come impedire che il Paese diventi un incubatore di terrorismo e della necessità di garantire un passaggio sicuro per coloro che vogliono lasciare lo Stato. Lo ha riferito, in una nota, il Foreign Office britannico, specificando che la delagazione guidata da Gass avrebbe altresì sollevato il problema del trattamento delle minoranze e dei diritti delle donne e delle ragazze. “Il governo del Regno Unito continua a fare tutto il possibile per garantire un passaggio sicuro a coloro che desiderano partire e si impegna a sostenere il popolo afghano”, ha concluso la dichirazione. Nel suo tour, l’inviato speciale è stato accompagnato dall’incaricato d’affari della Missione britannica in Afghanistan a Doha, Martin Longden.

Abdul Qahar Balkhi, portavoce del Ministero degli Esteri dei talebani, ha affermato che l’incontro “si è concentrato su discussioni dettagliate riguardanti il rilancio delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi”. Balkhi ha aggiunto che l’Afghanistan vorrebbe aprire “un nuovo capitolo di relazioni costruttive” con il Regno Unito. Baradar e Hanifi hanno affermato, durante il colloquio, che l’Emirato islamico ha intenzione di instaurare buone relazioni con la comunità internazionale e hanno assicurato che non permetteranno a nessuno di minacciare altri Paesi dall’Afghanistan. I due hanno poi chiesto che i beni bancari afghani attualmente congelati vengano sbloccati perché questa situazione rischia di aggravare la povertà e i problemi economici della nazione. Stando alla dichiarazione rilasciata dopo l’incontro, Hanafi e Baradar hanno affermato che l’Emirato islamico faciliterà le condizioni nel Paese affinché le organizzazioni umanitarie internazionali possano fornire aiuti agli afghani più vulnerabili. 

La corrispondente di Al Jazeera, Stefanie Dekker, riportando da Kabul, ha affermato che la visita rappresenta un passo “significativo” dal momento che inaugura una “linea di comunicazione aperta e diretta” tra Londra e i talebani. “Penso che la comunità internazionale stia facendo questo, sta usando la questione del riconoscimento internazionale dei talebani come organo di governo legale ufficiale di questo Paese per cercare di fare pressione sul gruppo affinché aderisca a determinate norme che vorrebbero vedere attuate”, ha dichiarato Dekker, aggiungendo: “Siamo in un momento in cui i talebani cercano questa legittimità internazionale, hanno bisogno di milioni di dollari in fondi per aiutare a far progredire il Paese”. La giornalista ha fatto riferimento alla terribile situazione economica dell’Afghanistan e alle preoccupazioni per la siccità e la carestia. “Quello che stiamo vedendo è una danza politica. Non credo che significhi che siano vicini a riconoscerli ufficialmente come governo, ma è in atto un dialogo”, ha concluso.

Con il nuovo governo, i talebani avevano promesso grandi cambiamenti rispetto al passato, tra cui l’apertura alle donne e il rispetto dei diritti umani. Tuttavia, i dubbi al riguardo sono numerosi. Al momento, al genere femminile è stato escluso l’accesso alla vita politica del Paese, le scuole sono state nuovamente divise in maschili e femminili e la maggior parte delle donne non svolge alcuna attività, con il risultato che molte giovani afghane non possono continuare il proprio percorso di studi. Nello specifico, alle donne che lavoravano era stato chiesto, il 24 agosto, di stare momentaneamente a casa, finché non fossero stati messi in atto sistemi adeguati per garantire la loro sicurezza. “È una precauzione temporanea”, aveva sottolineato Mujahid. Nessuna donna è stata inclusa tra i rappresentanti dell’esecutivo resi noti il 7 settembre e neanche successivamente. Durante il primo governo, dal 1996 al 2001, il gruppo islamista aveva imposto una versione rigorosa della Sharia, dalle interpretazioni più estreme. Ciò includeva il divieto per le donne di lavorare fuori casa o di uscire di casa senza un tutore maschio, il mancato accesso all’istruzione per bambine e ragazze, l’obbligo di indossare il burqa, l’abito femminile musulmano che copre sia il corpo sia la testa, e severe punizioni per chi violava il codice morale del gruppo islamista. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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