Hamas incontra l’intelligence dell’Egitto, focus su Gaza

Pubblicato il 6 ottobre 2021 alle 12:03 in Egitto Palestina

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Una delegazione del gruppo palestinese Hamas si è recata in visita al Cairo, dal 3 ottobre, dove ha incontrato rappresentanti dei servizi di intelligence egiziani. Le parti hanno raggiunto accordi per stabilizzare la tregua nella Striscia di Gaza e allentare lo “assedio”.

La delegazione palestinese è stata guidata dal leader Ismail Haniyeh e da Yahya Sinwar, capo di Hamas a Gaza. Da parte egiziana, invece, ai colloqui ha preso parte il capo dei servizi di intelligence, il maggiore generale Abbas Kamel. Sono stati diversi i dossier che sono stati discussi, dalla tregua a Gaza, ai lavori di ricostruzione nell’enclave fino allo scambio dei prigionieri tra israeliani e palestinesi. Particolare attenzione è stata rivolta anche alla questione di Gerusalemme e a quanto accade nella moschea di al-Aqsa e nel quartiere di Sheikh Jarrah. Secondo quanto riferito dal movimento palestinese, è stata messa in luce l’importanza del ruolo svolto dall’Egitto, mediatore con Israele, il quale potrebbe consentire il raggiungimento di un’intesa per le questioni irrisolte, tra cui quella relativa ai prigionieri. Hamas, da parte sua, si è detto disposto a porre fine alle divisioni tra i gruppi palestinesi, al fine di ripristinare unità. Al contempo, il gruppo ha ringraziato l’Egitto per i passi compiuti a favore della Striscia di Gaza, tra cui la riapertura del valico di Rafah e la partecipazione ai lavori di ricostruzione. Ad ogni modo, sono state richieste ulteriori misure di tal tipo, soprattutto per facilitare lo spostamento di cittadini e merci.

Un alto funzionario della delegazione di Hamas ha riferito ad al-Jazeera che le parti hanno ribadito la necessità di  accelerare, espandere e sviluppare il processo di ricostruzione nella Striscia di Gaza. Al contempo, però, un’intesa sullo scambio di prigionieri sembra essere ancora difficile. Ciò è dovuto non solo alle profonde divergenze tra la parte israeliana e palestinese, ma anche alla “debolezza” dell’attuale governo di Tel Aviv, il quale, a detta della fonte di Hamas, sembra non essere in grado di prendere decisioni in merito. Il funzionario ha poi riferito che il proprio gruppo è disposto a ripristinare la “casa palestinese”, superando le divergenze con le altre fazioni, sulla base di una partnership nazionale tra tutti i palestinesi, in grado di affrontare insieme le “violazioni israeliane”.

Fonti di al-Araby al-Jadeed hanno poi affermato che i rappresentanti di Hamas hanno spiegato quali sono gli elementi che potrebbero portare a una tregua a lungo termine a Gaza, gli stessi di quelli che potrebbero far “esplodere la situazione” in qualsiasi momento. In particolare, il cessate il fuoco nell’enclave è strettamente collegato alla situazione a Gerusalemme, in Cisgiordania e nelle carceri israeliane. A tal proposito, i gruppi di Gaza hanno riferito alla controparte egiziana di avere la responsabilità di difendere i palestinesi da qualsiasi azione di Israele a loro danno. Nessun dettaglio, invece, è stato diffuso circa lo scambio di prigionieri con Israele, ma una fonte egiziana ha affermato che, nelle prossime ore, potrebbe recarsi al Cairo una delegazione della sicurezza israeliana per parlare della medesima questione.

La visita intrapresa il 3 ottobre si inserisce nel quadro dei colloqui indiretti dell’Egitto, il quale svolge il ruolo di mediatore, con Israele e l’Autorità palestinese. L’obiettivo principale è stabilire una tregua a lungo termine nella Striscia di Gaza e scongiurare una nuova escalation, simile a quella verificatasi dal 10 al 21 maggio scorso. Al momento, però, sono ancora diversi gli ostacoli da superare, mentre Israele ha affermato che non consentirà una piena ricostruzione dell’enclave fino a quando non verrà completato lo scambio dei prigionieri. Hamas, in particolare, attualmente tiene prigionieri due civili israeliani, abitanti a Gaza, Avner Mengistu e Hisham al-Sayed. Il gruppo detiene anche i corpi di due soldati israeliani uccisi durante la guerra di Gaza del 2014, Oron Shaul e Hadar Goldin.

Diversi analisti ritengono che Il Cairo desideri conquistare un ruolo all’interno della causa palestinese e creare un ambiente idoneo alla ripresa di un processo politico, che si basi sulle leggi e disposizioni internazionali considerate legittime. In tal modo, il Paese Nord-africano potrebbe vedere rafforzato il proprio ruolo a livello regionale, così che l’amministrazione statunitense affidi all’Egitto la risoluzione di questioni simili e la missione di prevenire conflitti nella regione. Tuttavia, sono diverse le sfide che la parte egiziana deve affrontare. Tra queste, la riluttanza di Hamas a partecipare in un governo di unità nazionale e la sua determinazione a guidare il popolo palestinese, presentandosi come un’alternativa all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

L’ultima violenta escalation a Gaza ha avuto inizio quando, il 10 maggio, dopo giorni di tensioni, Hamas ha avvertito il governo di Tel Aviv che avrebbe avviato un attacco su larga scala qualora le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound di al-Aqsa, entro le 2:00 del mattino. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, il gruppo ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio e, nel corso dei giorni successivi, le offensive sono proseguite con attacchi da ambo le parti. Dopo 11 giorni di combattimenti, alle 2:00 di mattina del 21 maggio è entrato in vigore a Gaza un cessate il fuoco, mediato dall’Egitto, che sembra essere tuttora rispettato.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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