Canberra chiude i controversi centri di detenzione in Papua Nuova Guinea

Pubblicato il 6 ottobre 2021 alle 13:42 in Australia Immigrazione Papua Nuova Guinea

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L’Australia e la Papua Nuova Guinea, il 5 ottobre, hanno annunciato che Canberra smetterà di detenere i suoi richiedenti asilo in appositi centri in Papua Nuova Guinea, a partire dalla fine di dicembre 2021.

Il ministro degli Interni australiano, Karen Andrews, e il ministro dell’immigrazione della Papua Nuova Guinea, Westly Nukundj, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta nella quale hanno affermato che: “I contratti di ricollocamento regionale del governo australiano in Papua Nuova Guinea cesseranno il 31 dicembre 2021 e non saranno rinnovati”, specificando che questo fosse un obiettivo da tempo condiviso dai rispettivi governi. Secondo la tempistica annunciata il 5 ottobre, dal primo gennaio 2022, il governo del Papua Nuova Guinea si occuperà dei servizi di gestione regionali nel Paese e avrà piena responsabilità di coloro che vi rimarranno. Prima del 31 dicembre 2021, invece, l’Australia sosterrà chiunque sia soggetto ad accordi di gestione regionale in Papua Nuova Guinea e che desideri trasferirsi volontariamente a Nauru, dove sono presenti strutture analoghe. La Papua Nuova Guinea fornirà un percorso migratorio permanente per coloro che desiderano rimanere nel Paese, compreso l’accesso alla cittadinanza, il sostegno a lungo termine, i pacchetti di insediamento e il ricongiungimento familiare. La Papua Nuova Guinea fornirà poi supporto alle persone temporaneamente sul suo territorio che sono in attesa di essere trasferite in un Paese terzo.

Nella dichiarazione, Canberra ha ribadito che le politiche australiane di protezione delle frontiere, compresa la gestione regionale, non sono cambiate e che chiunque tenterà di entrare illegalmente in Australia via mare verrà rimpatriato o inviato a Nauru. L’Australia e la Papua Nuova Guinea si sono poi descritte come “partner di lunga data e leader regionali” nella lotta al traffico di persone via mare e continueranno questa stretta cooperazione in futuro anche dopo il 31 dicembre.

L’Australia chiuderà così uno dei suoi due centri di detenzione nel Pacifico che sono stati criticati dalla Nazioni Unite. Secondo le rigide politiche sull’immigrazione australiane, dal 2013, i richiedenti asilo che hanno tentato di raggiungere illegalmente il Paese via mare sono stati inviati in centri di detenzione dell’isola di Manus in Papua Nuova Guinea e nella Nazione insulare di Nauru, nel Pacifico meridionale. Nel caso della Papua Nuova Guinea, l’intesa per attuare tale piano era stata firmata il 19 luglio 2013 e, al suo apice, l’Australia ha detenuto circa 1.000 uomini sull’isola di Manus. Sebbene la maggior parte di loro se ne sia andata, il The Guardian ha affermato che rimangono 124 richiedenti asilo e rifugiati in attesa di essere ricollocati in un Paese terzo o che hanno avuto le loro domande di asilo rifiutate. A 88 di loro sono state formalmente riconosciute le richieste di protezione.

La Papua Nuova Guinea aveva fatto pressioni sull’Australia per chiudere il centro. Quest’ultimo era stato dichiarato illegale dalla corte suprema del Papua Nuova Guinea nel 2016 che ne aveva ordinato la chiusura e l’Australia era stata costretta a pagare 70 milioni di dollari di risarcimento a coloro che vi erano detenuti illegalmente. Un giornalista iraniano e rifugiato detenuto in Papua Nuova Guinea dall’Australia per più di sette anni, Behrouz Boochani, ha affermato che il governo della Papua Nuova Guinea dovrebbe cercare altre opportunità di reinsediamento. La Nuova Zelanda, dove vive Boochani, aveva offerto all’Australia di reinsediare 150 rifugiati all’anno dal sistema offshore australiano ma Canberra avrebbe sempre rifiutato. A sua detta, la Papaua Nuova Guinea dovrebbe avviare negoziati diretti con la Nuova Zelanda.

L’Australia e Nauru, invece, nel 2021 hanno esteso un accordo per consentire ai richiedenti asilo di continuare ad essere trattenuti sull’isola. Le Nazioni Unite e le agenzie umanitarie hanno criticato le condizioni dei rifugiati e richiedenti asilo di Manus e Nauru, citando violazioni dei diritti umani e hanno chiesto la chiusura di tali centri di detenzione. Secondo quanto riferito dal The Guardian, almeno 12 persone sarebbero morte nei campi, incluse le uccisioni da parte delle guardie, per negligenza medica e suicidio. Gli psichiatri inviati a lavorare nei campi avrebbero descritto le condizioni come “intrinsecamente tossiche” e simili alla “tortura”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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