Camerun: raffiche di spari durante un comizio del primo ministro

Pubblicato il 6 ottobre 2021 alle 14:58 in Africa Camerun

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Uno scambio di colpi di arma da fuoco ha interrotto un comizio del primo ministro camerunese, Dion Ngute, martedì 5 ottobre, durante una visita a Bamenda, nel dipartimento nordoccidentale di Mezam. Un video diffuso sui social media mostra Ngute che si interrompe a metà del discorso mentre la folla urla e si disperde dopo aver udito una raffica di spari di mitragliatrice in lontananza. In altri filmati messi in circolazione, un uomo con addosso un giubbotto antiproiettile si posiziona davanti al premier per proteggerlo prima che le forze di sicurezza lo portino via per metterlo in sicurezza. Ngute è rimasto illeso dalla sparatoria. 

Non è ancora stato chiarito chi sia il responsabile della sparatoria, ma l’incidente sottolinea il livello di insicurezza che affligge le regioni anglofone del Camerun da quando gli insorti, che cercano di formare uno stato separatista, hanno preso le armi contro i militari, nel 2017. Una fonte presso l’ufficio del governatore locale ha dichiarato che i colpi sarebbero stati sparati nel mezzo delle montagne fuori da Bamenda. “La situazione è stata portata sotto controllo”, ha detto la fonte, parlando in condizione di anonimato. Prima che i colpi risuonassero, il primo ministro aveva affermato, davanti ad una folla di suoi sostenitori, di essersi recato lì per aiutare la regione a risolvere la crisi. “È ora che questa sofferenza finisca per tutti noi. Questo è ciò che mi ha portato qui”, aveva detto. 

Il Nord-Ovest è una delle due regioni in cui i secessionisti di lingua inglese, che cercano di formare uno stato denominato Ambazonia, hanno combattuto contro le forze governative, tra le quali domina la maggioranza francofona. Entrambe le parti hanno commesso atrocità in un conflitto che ha ucciso oltre 4.000 persone e costretto centinaia di migliaia di abitanti a fuggire. Le organizzazioni per la tutela dei diritti umani sostengono che le violenze e gli abusi siano stati perpetrati sia dai gruppi separatisti armati, sia dalle forze di sicurezza del Camerun. Secondo le ONG locali e internazionali, ci sono stati episodi durante i quali le forze governative hanno fatto irruzione nei villaggi, bruciato case e arrestato e ucciso arbitrariamente decine di civili. La situazione in Camerun è andata peggiorando nell’inverno del 2020, dopo il fallimento dei precedenti sforzi diplomatici. 

Prima della visita di Ngute a Bamenda, le cosiddette forze di difesa ambazonane avevano ordinato ai residenti di rimanere a casa, dichiarando che chiunque avesse partecipato agli incontri con Ngute lo avrebbe fatto a proprio rischio e pericolo. “Ci saranno operazioni militari pianificate per sfidare la visita del primo ministro coloniale”, avevano affermato, lunedì 4 ottobre. 

La scorsa settimana, l’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite (OCHA) ha dichiarato di essere stata obbligata a interrompere le sue attività a causa di un blocco imposto in entrambe le regioni da un gruppo armato non statale che ha vietato qualsiasi movimento, lavoro o attività sociale tra il 15 settembre e il 2 ottobre. Contro coloro che hanno cercato di sfidare il blocco, inclusi insegnanti e studenti, è stato registrato un notevole aumento delle violenze, dei rapimenti e degli attacchi.

Pochi giorni fa, secondo quanto riferito, il 16 settembre, dal Ministero della Difesa del Paese, almeno 15 soldati e un numero non precisato di civili erano morti in due attacchi effettuati nel Camerun occidentale. Le violenze sarebbero state perpetrate, a detta del Ministero, da “terroristi” separatisti anglofoni. Un gruppo di uomini pesantemente armati aveva teso un’imboscata ad un convoglio delle forze di sicurezza a Bamessing, nella regione Nord-occidentale del Paese. Utilizzando ordigni esplosivi improvvisati e un lanciarazzi anticarro, gli aggressori avevano bloccato la strada ai veicoli, sbarrando la strada, prima di aprire il fuoco. Un altro attacco aveva preso di mira un convoglio militare a Kumbo, nella stessa regione del Paese, il 12 settembre. A proposito delle violenze, il Ministero della Difesa ha sottolineato l’esistenza di reti per il traffico di armi tra “terroristi secessionisti” e “altri gruppi terroristici che operano oltre i confini”. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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