Yemen: la “legittimità” chiede un piano per risolvere la crisi

Pubblicato il 5 ottobre 2021 alle 9:48 in Arabia Saudita Yemen

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Mentre il governatorato settentrionale di Ma’rib, situato a circa 120 chilometri a Est di Sana’a, continua a essere teatro di perduranti tensioni, il governo yemenita e l’alleato saudita hanno chiesto alle Nazioni Unite un piano “globale” che tenga conto delle questioni alla base del conflitto in Yemen.

Parallelamente, secondo quanto riportato dal quotidiano Asharq al-Awsat, la cosiddetta “legittimità”, rappresentata dall’esecutivo legato al presidente yemenita Rabbo Mansour Hadi e dalla coalizione internazionale a guida saudita, si è detta disposta a sedersi al tavolo dei negoziati di pace con i ribelli Houthi. Tali dichiarazioni sono giunte nel corso della visita a Riad dell’inviato speciale dell’Onu in Yemen, Hans Grundberg, il quale, il 4 ottobre ha altresì incontrato il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan bin Abdullah. Durante i colloqui sono stati esaminati gli sforzi profusi e le iniziative presentate dal Regno, volte a raggiungere sicurezza, stabilità e pace in Yemen, attraverso una soluzione politica globale. Particolare attenzione è stata poi rivolta anche alle violazioni commesse a livello umanitario dai ribelli Houthi, i quali, secondo Riad, continuano a ostacolare i tentativi di risolvere politicamente la crisi yemenita.

Dal canto suo, il vicepresidente yemenita, Ali Mohsen al-Ahmar, ha riferito all’inviato Grundberg che la guerra condotta dalle forze filogovernative, coadiuvate dalla coalizione a guida saudita, è di natura difensiva. La legittimità, è stato specificato, continua a essere a favore di una tregua e di una soluzione basata sui “tre riferimenti”, ovvero l’iniziativa del Golfo del 2011, i risultati della Conferenza sul dialogo nazionale del 2013-2014 ed alcune risoluzioni Onu, come la numero 2216. Parallelamente, sono accolti con favore sforzi e iniziative di pace a livello internazionale, come l’iniziativa di pace proposta dal Regno saudita il 22 marzo scorso.

Anche secondo al-Ahmar gli Houthi ostacolano gli sforzi di pace, aggravando ulteriormente le sofferenze della popolazione yemenita e la crisi umanitaria. Ciò è esemplificato dai continui attacchi contro città popolate da civili, prime fra tutti Ma’rib, il cui governatorato omonimo ospita circa tre milioni di sfollati, oltre che dai missili balistici e droni lanciati contro strutture vitali, tra cui il porto di Mocha, essenziale per l’invio di aiuti umanitari, e contro obiettivi sauditi, il che minaccia altresì la sicurezza delle rotte del commercio marittimo internazionale. Di fronte a tale scenario, per il vicepresidente yemenita, il ruolo e la pressione esercitata dalla comunità internazionale dovrebbe essere ancora più forte, così da far fronte alla “intransigenza” mostrata dai ribelli, a loro volta sostenuti dall’Iran.

È stato il presidente della Shura yemenita, Ahmed Obaid bin Dagher, a sottolineare che la legittimità crede ancora che una soluzione giusta e inclusiva non possa essere raggiunta al di fuori del quadro del tre riferimenti. La speranza, ha affermato Dagher, è che l’inviato delle Nazioni Unite adotti un piano globale, incentrato sulle questioni centrali del conflitto in Yemen, e che preservi, al contempo, il sistema “repubblicano”, l’unità, la sicurezza, la stabilità e la sovranità dello Yemen e acceleri la ripresa dagli effetti e dalle ripercussioni della guerra in corso.

Il conflitto civile in Yemen ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014, e vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. 

Sebbene siano molteplici i fronti di combattimento ancora accesi, da febbraio 2021 è il governatorato di Ma’rib a destare particolare preoccupazione, alla luce dell’offensiva lanciata dagli Houthi con l’obiettivo di espugnare l’ultima roccaforte tuttora controllata dalle forze filogovernative. Uno degli ultimi episodi più violenti si è verificato il 3 ottobre, quando gli Houthi hanno lanciato missili balistici contro un quartiere residenziale, provocando la morte di almeno 2 bambini e circa 30 feriti, perlopiù donne e minori. L’attacco è stato condannato a livello internazionale, anche dagli Stati Uniti. Questi ultimi, attraverso la propria ambasciata, hanno esortato il gruppo sciita a porre fine alle proprie “barbarie”, impegnandosi a trovare una soluzione politica alla crisi yemenita. Secondo un rapporto del governo yemenita, diffuso il 4 ottobre, sono circa 35.000 i civili residenti a Ma’rib da considerarsi vittima del perdurante assedio degli Houthi nel distretto di al-Abidiya. Questi sono suddivisi in 5.300 famiglie, all’interno di 15 tribù.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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