Mozambico: ucciso un leader dei ribelli islamisti del Nord

Pubblicato il 5 ottobre 2021 alle 15:34 in Africa Mozambico

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Il 4 ottobre, il presidente del Mozambico, Filipe Nyusi, ha esortato i militanti islamisti dell’estremo Nord ad arrendersi, a seguito dell’uccisione di un loro leader durante un’operazione delle forze armate nazionali, supportate dall’esercito del Ruanda e di altri Paesi dell’Africa meridionale. 

Nyusi ha tenuto un discorso per celebrare la “Giornata della Pace e della Riconciliazione Nazionale”. Il giorno precedente, il 3 ottobre, la coalizione regionale di forze armate dell’Africa meridionale aveva riferito la notizia dell’uccisione di un leader islamista, insieme ad altri 18 combattenti, in un’offensiva lanciata il 25 settembre. Awadhi Ndanjile, un comandante che aveva avuto un ruolo di spicco nel reclutamento e indottrinamento dei membri dell’Ahlu Sunnah Wal Jama’a (ASWJ), è deceduto durante un assalto presso una base di militanti nel distretto di Nangade, a Cabo Delgado. Il rifugio in questione sarebbe stato distrutto, secondo le forze di sicurezza. 

Facendo riferimento agli insorti islamisti del Nord del Mozambico, il presidente ha affermato: “Vogliamo invitarli a non andare incontro alla morte”. “Arrendetevi, perché non avete un posto dove andare… Correte da una foresta all’altra per essere inseguiti all’infinito”, ha aggiunto. Nyusi ha poi sottolineato che è probabile che i capi dell’insurrezione siano fuggiti, forse anche all’estero. Tuttavia, permane la preoccupazione per i militanti rimasti in patria, tra i quali potrebbero esserci individui costretti a unirsi ai ranghi dell’organizzazione. “Vogliamo i nostri connazionali dalla nostra parte, non sul fronte opposto”, ha affermato il presidente. 

Dopo mesi di tensioni e violenze, l’8 agosto, le forze armate del Ruanda, inviate in Mozambico per supportare l’esercito contro i militanti islamisti che avevano preso il controllo della provincia settentrionale di Cabo Delgado, avevano annunciato di aver riconquistato la città portuale strategica di Mocimboa da Praia. Quest’ultima è stata la base da cui sono stati organizzati i primi attacchi dei ribelli del Nord, nell’ottobre 2017. La stessa città è diventata, a partire dal 2020, il quartier generale di un gruppo armato, localmente chiamato al-Shabab  o Al-Sunna wa Jama’a. Riprendere il controllo dell’area è di vitale importanza per le autorità del Mozambico e tale conquista ha rappresentato il secondo successo della coalizione africana impegnata in questa regione. Il primo è stato riconquistare Awasse, un insediamento piccolo ma strategico vicino a Mocimboa da Praia. 

In tale contesto, è opportuno ricordare che il Ruanda ha inviato soldati ed ufficiali della polizia nazionale nel Nord del Mozambico per un totale di circa 1.000 unità, a luglio. Questi sono confluiti nella missione nota come “Standby Force” da 12 milioni di dollari, finanziata dalla Southern African Development Community (SADC), un’organizzazione composta da 16 Paesi della regione. Le operazioni sono iniziate il 15 luglio e dovrebbero durare almeno tre mesi, con possibilità di estensione. A tale proposito, il colonnello Rwivanga ha dichiarato: “Completeremo il nostro lavoro nel minor tempo possibile e solo dopo decideremo quando ritirarci”. Gli esperti militari della SADC hanno sottolineato la necessità di stanziare almeno 3.000 soldati con armi, elicotteri, aerei e capacità navali in Mozambico, dove l’insurrezione scoppiata nella provincia di Cabo Delgado nel 2017 continua a destabilizzare l’area.

I Paesi della SADC – Angola, Botswana, Lesotho, Madagascar, Malawi, Mauritius, Mozambico, Namibia, RD del Congo, Seychelles, Sudafrica, Eswatini, Tanzania, Zambia, Zimbabwe – avevano concordato, il 23 giugno, di schierare i propri militari in Mozambico, per supportare il governo del Paese vicino. Questo intervento è risultato particolarmente urgente dopo che la città di Palma, nota per essere il punto di riferimento per il settore petrolifero, è stata colpita da un nuovo attacco, il 24 marzo. Quel giorno, militanti legati allo Stato Islamico avevano lanciato assalti coordinati, saccheggiando e distruggendo alcuni edifici, uccidendo civili e costringendo migliaia di persone alla fuga. In tale contesto, il gigante petrolifero francese Total si è ritirato dal sito di esplorazione di gas situato nella regione. Gli attacchi hanno segnato un’intensificazione delle violenze, che sono poi riprese ad intervalli nel tempo. 

I principali responsabili della nuova insurrezione sono i militanti del gruppo noto come al-Shabab o Al-Sunna wa Jama’a. Si tratta di un’organizzazione islamista del Mozambico, che ha giurato fedeltà all’Isis nel 2019 e che conta almeno 4.500 membri. Questi operano nella provincia di Cabo Delgado dall’ottobre del 2017, quando hanno lanciato una rivolta armata contro il governo di Maputo. A maggio del 2020, una serie di attacchi sono stati poi lanciati nella cittadina di Mocimboa da Praia e, da allora, si sono diffusi in altri sette distretti. I leader dell’organizzazione hanno legami anche con altri gruppi terroristici dell’Africa orientale. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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