L’India teme una crisi energetica

Pubblicato il 5 ottobre 2021 alle 18:06 in Asia India

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Il ministro dell’Energia federale dell’India, Shri Raj Kumar Singh, il 5 ottobre, ha affermato che il proprio Paese potrebbe incontrare possibili problemi di approvvigionamento energetico nei prossimi mesi a causa della carenza di carbone e dell’aumento della domanda post-pandemia.

Singh ha constatato che, normalmente, la domanda di elettricità in India inizia a diminuire nella seconda metà di ottobre, quando il clima inizia a raffreddarsi. Tuttavia, quest’anno, tale situazione durerà poco e la domanda di elettricità sarà “enorme”. Singh ha affermato che essa crescerà, aggiungendo che l’India ha aggiunto 28,2 milioni di consumatori, i quali, per la maggior parte, appartengono alla classe medio-bassa o sono poveri e starebbero comprando beni quali ventilatori, luci e televisori. Singh ha però rassicurato sul fatto che il governo indiano sta lavorando per evitare una crisi, affermando che finora non c’è nessun luogo in cui non si è stati in grado di fornire la quantità di energia richiesta.

Alla fine di settembre 2021, le centrali elettriche a carbone dell’India avevano in media quattro giorni di scorte, il dato più basso registrato da anni secondo Singh. Più della metà degli impianti sarebbero in allerta per possibili interruzioni e il governo sta pensando di riportare in funzione le centrali inattive.

L’India utilizza il carbone per quasi il 70% della produzione di elettricità e circa tre quarti del combustibile fossile viene estratto a livello nazionale. L’azienda statale Coal India, che produce la maggior parte della fornitura del Paese, ha affermato di essere sul “piede di guerra” per garantire consegne adeguate.

Oltre a un aumento della domanda che ha coinciso con la ripresa economica indiana in seguito all’ultima ondata di coronavirus, l’India è stata colpita da recenti piogge monsoniche che hanno allagato le miniere e interrotto i trasporti. Tutto questo ha fatto aumentare notevolmente i prezzi per gli acquirenti di carbone, comprese le centrali elettriche. L’acquisto di carbone all’estero poi è particolarmente costoso perché anche i prezzi internazionali sono aumentati. Secondo alcuni esperti, fino a quando le forniture non si stabilizzeranno completamente, è probabile che si verificheranno interruzioni di corrente, mentre potrebbe salire il prezzo dell’energia.

Anche i Paesi europei stanno affrontando una crisi energetica, con riserve di gas naturale a livelli bassi e prezzi dell’energia in aumento. Al contempo anche la Cina è stata teatro di interruzioni di corrente che hanno portato alla chiusura parziale o totale delle fabbriche, colpendo così la produzione e le catene di approvvigionamento globali.

Secondo quanto riferito da media cinesi il 3 ottobre, la Commissione per la Supervisione e l’Amministrazione delle Attività Statali del Consiglio di Stato della Cina ha recentemente preso accordi affinché le imprese centrali garantiscano elettricità, carbone e calore al momento, durante l’inverno e nella prossima primavera. La Cina sta affrontando una crisi energetica che sta colpendo circa 20 province e regioni, che rappresentano oltre il 66% del suo prodotto interno lordo. Anche per la Cina, il carbone è stato a lungo fondamentale per la produzione di energia e per l’economia in generale. Il paese ha prodotto circa 3,8 miliardi di tonnellate di carbone ogni anno negli ultimi dieci anni. La crisi energetica può essere spiegata sia on l’aumento del prezzo del carbone, sia con il fatto che più giurisdizioni di livello provinciale cinesi stanno razionando l’elettricità per cercare raggiungere gli obiettivi annuali di riduzione delle emissioni stabiliti dal governo di Pechino.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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