Iraq: la Turchia prende il controllo di una base curda

Pubblicato il 5 ottobre 2021 alle 13:40 in Iraq Turchia

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Dopo aver “neutralizzato” 12 membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), il Ministero della Difesa della Turchia ha riferito di aver assunto il controllo di un’importante base di tale organizzazione, situata nel Nord dell’Iraq.

La notizia, riportata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, è stata diffusa da Ankara il 4 ottobre. In particolare, il Ministero ha specificato che almeno 12 “terroristi” del PKK sono stati “neutralizzati” a seguito di un’operazione condotta nell’area di Avasin-Basyan, all’interno della zona dell’operazione “Pence-Yildirim”. Con il termine “neutralizzare”, la Turchia indica che i militanti in questione si sono arresi oppure sono stati uccisi o catturati, mentre con le operazioni Pence, Ankara fa riferimento alla serie di operazioni antiterrorismo condotte, sin dal 2019, nel Nord dell’Iraq, il cui obiettivo è contrastare un’organizzazione, il PKK, definita terroristica.

Il Ministero ha riferito che le forze speciali turche “hanno inferto un duro colpo agli elementi del Partito dei lavoratori del Kurdistan” e sono state in grado di prendere il controllo del quartiere generale dell’organizzazione ad Avasin-Basyan, dove sono state sequestrate anche le armi dei militanti curdi. Come specificato, la regione oggetto dell’operazione è la stessa dove, il 16 agosto scorso, 3 soldati turchi sono rimasti uccisi mentre altri 2 sono rimasti feriti a seguito di un’esplosione. Nel frattempo, funzionari curdi della regione del Kurdistan iracheno hanno affermato che 2 civili, un uomo di 24 anni e una donna di 33 anni, sono rimasti feriti a seguito di attacchi aerei condotti dalla Turchia contro la provincia di Sulaymaniyya.

Il Nord dell’Iraq viene considerato dalla Turchia una base impiegata dal PKK per lanciare attacchi contro i territori turchi. Ciò ha spinto Ankara ad avviare diverse operazioni “anti-terrorismo”, alla luce del proprio diritto alla “autodifesa”, con l’obiettivo di ostacolare gli sforzi della suddetta organizzazione e di altri gruppi terroristici di stanziarsi in luoghi da cui poter attaccare la Turchia. Il Partito del Lavoratori del Kurdistan è un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno. Per Ankara, l’Unione Europea e per gli Stati Uniti, tale Partito è da considerarsi un’organizzazione terroristica. Gli episodi di insorgenza del Partito dei Lavoratori del Kurdistan in Turchia hanno avuto inizio nel 1984, con l’obiettivo di rivendicare i diritti della minoranza curda nel Paese. Poi, il 23 marzo 2013, la Turchia e il PKK hanno annunciato un cessate il fuoco, ma nel corso degli anni successivi, operazioni di guerrilla e scontri diretti tra forze curde e turche sono continuati, causando la morte di oltre 40.000 persone.

In tale quadro, risale al 24 aprile 2021 la dichiarazione del Ministero della Difesa turco, con cui è stata annunciata la continuazione di due operazioni contro il Nord dell’Iraq, soprannominate Claw-Lightning e Claw-Thunderbolt, le quali hanno interessato soprattutto le aree al confine di Metina e Avasin-Basyan. L’obiettivo, è stato specificato dal ministro Hulusi Akar, è preservare la vita di circa 84 milioni di turchi dalla minaccia posta da gruppi terroristici quali il PKK, il movimento Gulen e lo Stato Islamico. Anche per il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, l’offensiva mira a porre definitivamente fine alla presenza della minaccia terroristica al confine meridionale turco. Le aree maggiormente bersagliate sono a Nord di Dahuk e a Est di Erbil, e nello specifico, località quali Amadiyah, Zakho, Jabal Matin, Afshin, Bassian, Jabal Kestah e Zab. Stando a quanto riporta al-Araby al-Jadeed, finora le forze di Ankara sono riuscite a eliminare “decine” di uomini armati del Partito, oltre a distruggere basi e depositi di armi. Il PKK, dal canto suo, gode del sostegno di gruppi armati iracheni locali, a loro volta appoggiati dalle “Forze di Mobilitazione Popolare (PMF)”.

Come rifererisce il medesimo quotidiano, la presenza del PKK nella regione del Kurdistan ha messo in pericolo la sicurezza della popolazione locale, non solo per le offensive turche che hanno costretto gli abitanti ad abbandonare i propri villaggi, ma anche perché gli stessi membri del PKK sono spesso accusati di omicidi, rapimenti e intimidazioni. Inoltre, come dichiarato dal vicegovernatore di Dahuk, Majid Sayed Saleh, i combattimenti tra le forze turche e il Partito nemico impediscono alle aziende di avviare progetti volti a fornire diversi servizi, tra cui elettricità e risorse idriche.

Già nel 2020, il 17 giugno, la Turchia aveva dato inizio a un’altra operazione contro il PKK, soprannominata “Artiglio di Tigre”, avente lo stesso obiettivo delle offensive precedenti. Tale operazione è stata classificata come la più lunga condotta da Ankara nei territori iracheni nel corso dello scorso anno, ed ha causato anche la morte di almeno 6 civili iracheni, il primo dei quali morto a seguito di un bombardamento turco contro il distretto di Bradost, nel governatorato di Dahuk, il 19 giugno. In tale area la Turchia occupa più di 10 postazioni militari, istituite sin dal 1995, mentre continua a mantenere basi militari temporanee di piccole dimensioni, stabilite unilateralmente, nel Nord dell’Iraq. A queste si aggiunge quella a Bashiqa, nei pressi di Mosul, che Ankara si rifiuta di abbandonare. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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