Crisi diplomatica tra Francia e Algeria: Macron desidera riconciliazione

Pubblicato il 5 ottobre 2021 alle 11:54 in Algeria Francia

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Alla luce della crisi diplomatica scoppiata, negli ultimi giorni, tra Francia e Algeria, il presidente francese, Emmanuel Macron, si è detto aperto alla riconciliazione. Tuttavia, ha specificato il capo dell’Eliseo, vi saranno “altre tensioni”.

Le parole di Macron sono giunte oggi, martedì 5 ottobre, nel corso di un’intervista con l’emittente radiofonica francese France Inter, a circa cinque giorni di distanza dalle dichiarazioni rilasciate al quotidiano Le Monde, il 30 settembre, considerate dalle autorità algerine una “ingerenza inammissibile nelle questioni interne” del Paese Nord-africano. “Il mio desiderio è che vi sia riappacificazione”, ha dichiarato Macron, il quale ha specificato di avere massimo rispetto per il popolo algerino e di intrattenere rapporti “cordiali” con il presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune. Come specificato dal capo di Stato francese, Parigi ha iniziato a lavorare con i giovani francesi e franco-algerini e continuerà a farlo, seppur consapevole che ciò non porterà a una distensione immediata delle tensioni. A tal proposito, Macron ha fatto riferimento a “ferite” difficilmente risanabili e a connazionali “la cui storia è intrecciata con l’Algeria”, che non è possibile trascurare. Pertanto, è necessario “abbracciare la storia”, “riconoscere i ricordi” e fare in modo che coesistano all’interno di un “progetto nazionale”.

L’origine dell’inasprimento dei rapporti tra Algeri e Parigi è stato fatto risalire alle dichiarazioni di Macron del 30 settembre, rilasciate nel corso di un incontro con alcuni giovani discendenti di cittadini francesi che hanno partecipato alla Guerra d’Algeria. In particolare, il presidente francese ha fatto riferimento a una “rendita commemorativa” e a un sistema “politico-militare”, su cui è stato costruito il Paese Nord-africano dopo il 1964, e ha denunciato “una storia ufficiale completamente riscritta e che non si basa su verità”. Tali parole hanno provocato il richiamo dell’ambasciatore algerino a Parigi, Mohamed Antar Daoud, e la chiusura dello spazio aereo algerino agli aerei militari francesi. Questi ultimi, in particolare, sono impegnati, dal primo agosto 2014, nell’operazione Barkhan, volta a contrastare la minaccia terroristica nel Sahel. Ad ogni modo, le autorità militari di Parigi hanno specificato che le operazioni e missioni di ricognizione non sarebbero state interrotte e che sarebbe stato semplicemente necessario “adattare i piani di volo”.

Anche il premier algerino, Aimene Benabdarrahmane, ha reagito, il 4 ottobre, alle affermazioni di Macron sulla storia e il sistema politico dell’Algeria, definendole “inaccettabili”. “Non accetteremo mai questo tipo di dichiarazioni, poichè l’Algeria costituisce un popolo e una nazione sveglia che ha segnato la Storia”, ha dichiarato il primo ministro, aggiungendo: “Basti citare Imedghassen, Massinissa (re berbero che unificò la Numidia) e l’emiro Abdelkader (uno dei capi della resistenza contro il colonialismo francese) per comprendere la storia dell’Algeria e la sua profondità”.

Un altro fattore all’origine dei dissidi è stata la riduzione del numero di visti concessi ai cittadini di Algeria, Tunisia e Marocco. In particolare, il numero di visti rilasciati per Algeria e Marocco è stato ridotto del 50%, mentre i visti concessi per i cittadini tunisini sono stati ridotti di due terzi. Stando a quanto affermato dal ministro dell’Interno francese, Gerald Darmanin, la mossa rappresenta una risposta al rifiuto dei tre Paesi Nord-africani di riprendersi alcuni dei propri cittadini, espulsi dalla Francia perché responsabili di crimini, “radicalizzati” o senza permesso di soggiorno.

Il Ministero degli Esteri algerino ha risposto alla mossa francese, convocando, il 29 settembre, l’ambasciatore francese presso la capitale, Francois Gouyette, per consegnargli una “nota di protesta” che condannava la  stretta sui visti imposta dal Paese europeo. Commentando tali sviluppi, il Ministero degli Esteri di Algeri ha definito la linea politica di Parigi un’azione “infelice”, avvenuta senza previa consultazione con la parte algerina, la quale “contiene l’anomalia di essere stata oggetto di clamore mediatico”, generando “confusione e ambiguità quanto alle sue motivazioni e al suo ambito di applicazione”. Secondo il governo algerino, quanto stabilito colpirebbe “con precarietà e incertezza un’area sensibile di cooperazione che postula la fiducia nonché il rispetto della dignità delle persone umane e degli impegni assunti dai due governi”. Parallelamente, il Ministero degli Esteri ha evidenziato “la centralità dell’elemento umano nel rapporto franco-algerino” e ha sottolineato “il bisogno di una gestione equilibrata e trasparente, secondo gli strumenti giuridici bilaterali e universali, del fenomeno della mobilità delle persone”.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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