Tunisia: cittadini in piazza a sostegno del presidente

Pubblicato il 4 ottobre 2021 alle 9:51 in Africa Tunisia

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Migliaia di sostenitori del presidente della Tunisia, Kais Saied, si sono riversati nelle strade della capitale, il 3 ottobre, per mostrare il proprio sostegno alle misure straordinarie emanate il 25 luglio. Tra queste, il congelamento dei lavori del Parlamento e la revoca dell’immunità dei deputati.

Secondo le cifre rivelate da una fonte della sicurezza, a Tunisi sono stati circa 10.000 i cittadini scesi in piazza, a cui se ne sono aggiunti 6.000 a Sfax, 2.000 a Sousse e circa 1.500 a Gafsa. Non sono mancati, poi, movimenti a Monastir, Gabes e Kasserine. “Il popolo vuole lo scioglimento del Parlamento”, “Stop alla corruzione”, “Ghannouchi, la tua era è finita” sono stati alcuni degli slogan inneggiati dai manifestanti radunatisi nel centro della capitale, con riferimento al leader del partito islamico moderato Ennahdha, Rachid Ghannouchi, altresì presidente del Parlamento. I partecipanti alle manifestazioni del 3 ottobre hanno riferito di star esprimendo la propria opposizione alla situazione politica in cui versava la Tunisia prima delle misure del 25 luglio e hanno richiesto lo scioglimento del Parlamento, così da portare davanti alla giustizia i partiti che hanno ricevuto sostegno finanziario esterno nelle elezioni del 2019. Per i sostenitori di Saied, le decisioni prese negli ultimi mesi sono necessarie a salvare il Paese Nord-africano dalla paralisi economica e sociale, a porre fine a rivalità politiche e a contrastare la corruzione dilagante, soddisfacendo, al contempo, le richieste dei tunisini.

Quanto accaduto il 3 ottobre è giunto a pochi giorni di distanza dalla nomina di una nuova premier da parte di Saied stesso, il 29 settembre. In tale data, Najla Bouden Romdhan è stata invitata a formare una nuova squadra governativa “omogenea”, che si impegni a far fronte alla corruzione e a garantire i servizi richiesti dalla popolazione. Questo perché, come specificato dal capo di Stato, la Tunisia si trova ad affrontare “misure eccezionali”, a loro volta originate dal deterioramento delle condizioni economiche e socio-politiche, in corso da anni. “Lavoreremo insieme in futuro con determinazione per eliminare la corruzione e il caos che hanno pervaso lo Stato”, ha aggiunto Saied. Il mandato dell’esecutivo, è stato specificato, durerà fino a quando saranno in vigore le misure del 25 luglio, la cui scadenza non è stata ancora stabilita.

In tale data, Saied ha rimosso dal suo incarico il primo ministro, Hichem Mechichi, e ha sospeso le attività del Parlamento per trenta giorni, accentrando su di sé tutta l’autorità esecutiva, mentre i deputati sono stati privati della loro immunità parlamentare. Nel corso delle settimane successive, il presidente, accusato di tentato colpo di Stato, ha più volte ribadito che si è trattato di misure eccezionali, volte a salvare le istituzioni statali tunisine, e di aver rispettato sia la Costituzione, con particolare riferimento all’articolo 80, sia i diritti del popolo tunisino.

Il primo ottobre, nel corso delle consultazioni con la premier neoincaricata, Saied ha ribadito che non accetterà alcuna ingerenza nelle decisioni che verranno prese, le quali saranno basate su “patriottismo” e “capacità di successo”. Da parte sua, Najla Bouden ha riferito che il futuro governo sarà composto da “donne e giovani qualificati”, in grado di “fare la differenza in questo periodo difficile”. Tra le priorità, a detta del primo ministro, vi è “rilanciare l’economia, migliorare le condizioni di vita e di salute e ridurre il tasso di disoccupazione”.

Molti tunisini hanno accolto con entusiasmo quanto accaduto negli ultimi mesi, in quanto desiderosi di porre fine a una situazione di stallo a livello sia politico sia economico e di mandar via una classe politica al potere fonte della propria esasperazione. Sono diversi, poi, i partiti tunisini che hanno manifestato il proprio appoggio al presidente, tra cui il socialista “Mouvement Echaab”, “Corrente popolare” e la “Alleanza per la repubblica”. A tal proposito, secondo un sondaggio condotto da Emrhod Consultin, i cui risultati sono stati diffusi il 2 ottobre, il 79% dei tunisini si è detto soddisfatto del comportamento del capo dello Stato, mentre il 68% ha definito “eccellente” la scelta di nominare Najla Bouden come primo ministro.

Al contrario, ad aver suscitato critiche e timori di una “deriva autoritaria” vi sono state le “disposizioni eccezionali” del 22 settembre, con cui è stato stabilito, tra le diverse misure, che il capo di Stato eserciterà il potere esecutivo “con l’aiuto di un Consiglio dei ministri, a sua volta presieduto da un capo di governo”. Tuttavia, “il presidente della Repubblica presiederà il Consiglio dei ministri” e sarà lui a concedere al capo di governo la possibilità di sostituirlo. Infine, il Presidente della Repubblica assumerà il comando generale delle forze armate, dichiarando guerra e pace previa delibera del Consiglio dei ministri, e formerà, modificherà o sopprimerà ministri e sottosegretari di Stato, controllandone le competenze e i poteri. Tali disposizioni sono state viste come una forma di “presidenzializzazione” del sistema ibrido previsto dalla Costituzione del 2014. Con il sistema precedentemente in vigore, la maggior parte del potere esecutivo era nelle mani del governo. Le misure nuove annunciate Saied, invece, fanno pendere la bilancia dal lato della presidenza.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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