Taiwan: Washington critica le incursioni aeree cinesi

Pubblicato il 4 ottobre 2021 alle 17:43 in Cina Taiwan

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Il Dipartimento di Stato degli USA, il 3 ottobre, ha dichiarato che Washington è “estremamente preoccupata per le attività militari provocatorie” condotte dalla Cina continentale nello Stretto di Taiwan.  Le forze aeree taiwanesi hanno denunciato un totale di 93 incursioni aeree dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina nella zona di identificazione di difesa aerea taiwanese a Sud-Ovest dell’isola, dal primo al 3 ottobre. Il 4 ottobre, invece, Pechino ha condotto 52 operazioni analoghe di cui 34 sono state eseguite con caccia J-16, 2 con caccia Su-30 e 2 con aerei antisommergibile Yun-8, 2 con lo Shaanxi KJ-500 e 12 con bombardieri H-6.

Gli USA hanno definito le azioni cinesi destabilizzanti, aggiungendo che queste potrebbero condurre ad errori di calcolo e che minaccerebbero la pace e la stabilità regionali. Gli USA hanno quindi esortato Pechino a “cessare la pressione e la coercizione militari, diplomatiche ed economiche contro Taiwan” e hanno poi dichiarato di avere un costante interesse per la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan. Il Dipartimento di Stato ha poi promesso che gli USA continueranno ad assistere Taiwan nel mantenere una capacità di autodifesa sufficiente, osservando comunque gli impegni presi con i Tre Comunicati congiunti USA-Cina, il Taiwan Relations Act e le Sei Assicurazioni. Washington ha ribadito che l’impegno degli Stati Uniti nei confronti di Taiwan è “solido come una roccia” e che contribuisce al mantenimento della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan e all’interno della regione. Gli USA continueranno a stare a fianco dei propri amici e alleati per promuovere la prosperità, la sicurezza e i valori condivisi e per approfondire i legami con la “democratica Taiwan”.

Lo stesso 3 settembre, il Ministero degli Esteri di Taiwan ha ringraziato gli USA e ha dichiarato che il comportamento “provocatorio” di Pechino ha distrutto la situazione di pace e stabilità regionali. Il Ministero ha anche dichiarato che Taiwan è sempre stata impegnata a migliorare le sue capacità di autodifesa e continuerà a rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti e con altri Paesi con i quali ha vedute simili, per difendere congiuntamente l’ordine internazionale basato sulle regole.

Dal primo al 3 ottobre, l’EPL ha eseguito 93 incursioni aeree sui cieli di Taiwan e, per tale motivo, il 3 ottobre, il comandante dell’aeronautica militare di Taiwan, Xiong Houji, è andato al quartier generale dell’aeronautica militare  per verificare la prontezza al combattimento nei giorni festivi di ufficiali e soldati. Il 2 ottobre, l’EPL ha eseguito un numero record di incursioni per un totale di 39 violazioni della zona di identificazione di difesa aerea taiwanese, dopo che il primo ottobre erano state eseguite 38 operazioni analoghe. Secondo osservatori militari citati da South China Morning Post, la recente dimostrazione di forza militare da parte di Pechino potrebbe essere un modo per avvertire la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, di non fare un discorso provocatorio in occasione del 110mo anniversario della fondazione della Repubblica di Cina il 10 ottobre prossimo.

Pechino considera l’isola una sua provincia, e quindi parte integrante del territorio nazionale, in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino. Dal 2016, l’esecutivo taiwanese è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza l’11 gennaio 2020. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza. 

La spaccatura tra RPC e ROC risale alla fine della guerra civile cinese, conclusasi con la vittoria del Partito Comunista Cinese sul Guomindang, o Kuomintang (KMT), spesso definito partito nazionalista, e alla conseguente nascita della Nuova Cina, ovvero la RPC, il primo ottobre 1949. Dopo la sconfitta, il Guomindang si ritirò a Taiwan dove spostò il governo che aveva istituito nella Cina continentale e che, a livello internazionale, fu riconosciuto come governo dell’intera Cina fino al 1971, anno in cui le autorità di Pechino presero il posto di quelle di Taipei alle Nazioni Unite in rappresentanza della Cina, con la Risoluzione 2758. Ad oggi, Taiwan ha relazioni diplomatiche formali con 15 Paesi che riconoscono la ROC e non la RPC. Questi ultimi sono Guatemala, Honduras, Santa Sede, Haiti, Paraguay, Nicaragua, Eswatini, Tuvalu, Nauru, Saint Vincent and the Grenadines, Saint Kitts and Nevis, Saint Lucia, Belize, Marshall Islands e Palau.

In tale quadro, gli USA, pur avendo riconosciuto la RPC dal primo gennaio 1979 rinunciando a riconoscere la legittimità del governo di Taiwan, hanno intensificato i legami con l’isola e sono il suo maggior fornitore di armi da difesa. Durante l’amministrazione dell’ex presidente, Donald Trump, Washington ha adottato più iniziative volte ad intensificare i propri legami con Taipei e anche con l’ascesa del nuovo presidente statunitense, Joe Biden, gli USA sembrerebbero voler continuare a sostenere Taiwan. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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