Siria e Giordania continuano a riavvicinarsi

Pubblicato il 4 ottobre 2021 alle 12:41 in Giordania Siria

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Per la prima volta dallo scoppio del conflitto in Siria, il monarca giordano, il re Abdullah II, ha tenuto una conversazione telefonica con il presidente siriano, Bashar al-Assad, in cui sono state prese in esame le relazioni tra i due Paesi.

Questa ha avuto luogo il 3 ottobre, a pochi giorni di distanza dalla riapertura del valico di frontiera Nasib-Jaber tra Siria e Giordania, ripristinato il 29 settembre, dopo essere stato chiuso come conseguenza delle tensioni nella regione meridionale siriana di Daraa. Circa la conversazione telefonica, i due interlocutori hanno discusso dei “legami bilaterali e delle modalità per rafforzare la cooperazione” tra Amman e Damasco. Il Re Abdullah II, da parte sua, ha ribadito il sostegno del proprio Paese agli sforzi profusi per “salvaguardare la sovranità, la stabilità, l’integrità territoriale e l’unità della Siria”. Non sono stati diffusi ulteriori dettagli in merito. Tuttavia, si è trattato del primo contatto tra il sovrano giordano e il presidente siriano in dieci anni, il che rappresenta un ulteriore segnale del progressivo riavvicinamento tra i due Paesi.

Un’altra mossa significativa è stata rappresentata dalla riapertura del valico di frontiera a merci e viaggiatori, mentre, dal 3 ottobre, la “Royal Jordanian”, la compagnia di bandiera del Regno hashemita, ha ripreso i collegamenti per Damasco, dopo oltre dieci anni di interruzione dovuta alla guerra in Siria, scoppiata il 15 marzo 2011. Circa il passaggio frontaliero, questo era stato già chiuso dal 2012 al 2018, mentre negli ultimi tre anni era stato oggetto di chiusure a intermittenza. Ad ogni modo, si tratta di uno snodo cruciale per il traffico di merci dal Libano e dalla Siria verso la Giordania e la Penisola araba. Pertanto, si spera che con la riapertura di Nasib-Jaber possano essere rafforzati gli scambi commerciali tra Amman e Damasco, riportandoli al valore di circa un miliardo di dollari, il che andrebbe a beneficio di entrambi i Paesi e popoli. Nel 2020, il volume è stato pari a 108,7 milioni di dollari.

Tali notizie sono giunte in concomitanza con la diffusione di un documento “segreto” della Giordania circa un “nuovo approccio” adottato da Amman nel trattare con il governo siriano del presidente Assad. In particolare, il documento parla di una serie di misure volte a ottenere un cambiamento graduale nel comportamento di Damasco, fino a giungere al ritiro di tutte le forze straniere dalla Siria, seppur riconoscendo i “legittimi interessi” della Russia. Secondo quanto rivelato da un “alto funzionario occidentale”, il contenuto del documento è stato già discusso dal monarca giordano con i leader di altri Paesi arabi, mentre è stato portato all’attenzione dei presidenti di Russia e Stati Uniti, Vladimir Putin e Joe Biden.

A detta delle medesime fonti, la Giordania è stata incoraggiata a impegnarsi con Damasco dopo aver ricevuto il sostegno di Washington al progetto per l’estensione dei gasdotti attraverso la Siria, l’Egitto e i propri territori fino al Libano. Il sovrano hashemita ha inoltre ricevuto la promessa di non subire sanzioni da parte degli USA, in un momento in cui Amman cerca di allentare le sanzioni imposte al governo siriano con il “Caesar Act” dal 17 giugno 2020. Si tratta di una legislazione elaborata da Washington che sanziona il regime siriano, incluso il presidente Assad, per i crimini di guerra commessi contro la popolazione siriana e colpisce industrie siriane, dal settore militare alle infrastrutture e all’energia, così come privati ed entità iraniane e russe che forniscono finanziamenti o altro tipo di assistenza al presidente siriano. 

Il quadro del graduale riavvicinamento tra Siria e Giordania include altresì la visita del 19 settembre del ministro della Difesa siriano, Ali Ayoub, il quale, per la prima volta negli ultimi dieci anni, si è recato in Giordania per incontrare il capo dell’esercito del Regno hashemita, il generale Yousef Huneiti. L’obiettivo è stato rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza ai confini, in modo da rispondere agli interessi di entrambi i Paesi.

Le relazioni tra Siria e Giordania si sono deteriorate a causa del conflitto civile siriano, a cui il Regno hashemita ha più volte rivolto lo sguardo, invitando il presidente Assad a riportare la tregua nel Paese. In tale quadro, nel 2014, è stato chiesto all’ex ambasciatore siriano ad Amman, Bahjat Suleiman, di lasciare il Regno, in seguito a dichiarazioni considerate un’ingerenza negli affari interni della Giordania. Ad ogni modo, gli ultimi episodi fanno seguito alla progressiva de-escalation a Daraa, che, dal primo settembre scorso, ha consentito alle forze affiliate ad Assad, di ristabilirsi in una regione dove, a partire dal 2018, non aveva ancora dispiegato proprie truppe, facendo affidamento soltanto su alleati locali. Ciò ha suscitato le preoccupazioni del Regno hashemita, il quale teme che, accanto alle forze damascene, possano insediarsi anche i gruppi sciiti affiliati e sostenuti da Teheran.

Al contempo, la Giordania condivide con la Siria un confine che si estende per più di 370 chilometri. Motivo per cui, sin dallo scoppio della guerra civile, i cittadini siriani fuggiti dal conflitto si sono rifugiati nel Regno hashemita e la questione dei richiedenti asilo ha costituito una sfida per Amman, in quanto Paese non particolarmente ricco di risorse naturali, in cui il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 18,5% nel 2020. Nonostante ciò, secondo cifre Onu, la Giordania ospita circa 655.000 tra uomini, donne e bambini richiedenti asilo. L’80% dei rifugiati siriani vive al di fuori degli accampamenti, mentre altri si trovano nei campi di Za’atari e Azraq. Sebbene Amman non sia tra i firmatari della Convenzione di Ginevra del 1951, riguardante lo statuto dei rifugiati, e quindi non ha l’obbligo di registrarli come richiedenti asilo, il Regno ha firmato la Convenzione contro la tortura del 1984 e non può mandar via coloro che si rifugiano nel suo territorio, se nel loro Paese persiste il rischio che vengano torturati.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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