Pakistan: talebani pakistani e ISIS rivendicano attacchi

Pubblicato il 4 ottobre 2021 alle 12:12 in Asia Pakistan

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I talebani pakistani hanno attaccato un veicolo delle forze di sicurezza pakistane che stava transitando vicino al confine afghano, secondo quanto reso noto il 2 ottobre, uccidendo 4 soldati e un poliziotto. Il giorno prima, invece, lo Stato Islamico ha rivendicato l’omicidio di un membro della minoranza sikh pakistana nella città Nord-occidentale di Peshawar avvenuto il 30 settembre.

Rispetto all’attacco dei talebani pakistani, l’Esercito di Islamabad ha affermato che i fatti sono avvenuti nell’area di Spinwam, nel Waziristan del Nord, che è un’area tribale al confine con l’Afghanistan, e che è in corso un’operazione per contrattaccare i militanti. Il gruppo ha rivendicato la responsabilità dei fatti in una dichiarazione, affermando di aver teso un’imboscata a un “gruppo di razziatori” nella zona il giorno prima. Come riferito da Associated Press, il Waziristan del Nord e altre regioni tribali un tempo erano rifugi sicuri dei militanti, anche se dopo molte operazioni governative per cacciarli la loro presenza sembrerebbe essere stata ridotta. La maggior parte dei gruppi presenti nell’area opera su entrambi i lati del confine con l’Afghanistan e colpisce sporadicamente le forze di sicurezza.

Nell’area sono presenti i talebani pakistani, anche noti come Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), i quali sono una diramazione del gruppo dei talebani afghani che si è formata a partire da gruppi di talebani presenti e operativi in Pakistan che si sono riuniti nel 2007 e che sono fedeli alla leadership dei talebani afghani. L’obiettivo del TTP è quello di portare la legge della Sharia in Pakistan e sovvertire il governo di Islamabad con attacchi all’esercito e alle autorità. Così come i talebani afghani, anche il TTP promuove una linea conservatrice dell’Islam e la sua ideologia è vicina a quella di Al-Qaeda. Il leader del TTP è Noor Wali Mehsude il suo vice, Faqir Muhammad, è stato liberato durante l’ascesa in Afghanistan dai talebani locali, culminata con la presa di Kabul del 15 agosto scorso.  Il gruppo ha legami con Al-Qaeda soprattutto nelle aree di confine tra Pakistan e Afghanistan.

Rispetto ai fatti di Peshawar, invece, il primo ottobre, lo Stato Islamico ha rivendicato l’uccisione del 45enne Satnam Singh, che è stato definito dal gruppo un “politeista”. L’organizzazione terroristica ha riferito che sono stati alcuni membri dell’IS ad eliminare l’uomo. La polizia ha affermato che Singh è stato ucciso il 30 settembre a Peshawar, il capoluogo della provincia di Khyber Pakhtunkhwa al confine con l’Afghanistan. Singh era un erborista, viveva nella città da vent’anni e gestiva una piccola clinica che vendeva medicinali a base di erbe. Gli aggressori avrebbero aperto il fuoco contro Singh all’interno della clinica, secondo quanto riferito da Sardar Harpal Singh, un leader della comunità locale che ha denunciato l’accaduto e ha chiesto l’arresto delle persone coinvolte nell’omicidio.

Rispetto alla minaccia dello Stato Islamico in Pakistan, i funzionari di Islamabad hanno negato qualsiasi presenza organizzata dell’IS nel Paese, tuttavia, il gruppo terroristico ha rivendicato una serie di attacchi contro forze di sicurezza, moschee, raduni politici e minoranze religiose negli ultimi anni. In particolare, cellule affiliate allo Stato Islamico sarebbero presenti anche nel Balochistan, situato al confine con l’Iran e l’Afghanistan, dove hanno colpito spesso il capoluogo Quetta.

La maggior parte dei sikh emigrò dal territorio dell’odierno Pakistan in India nel 1947, l’anno in cui terminò il dominio britannico del subcontinente e il Pakistan fu creato come patria per i musulmani nella regione. Migliaia di sikh sono però rimasti in Pakistan, dove generalmente vivono pacificamente.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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