Nigeria: Boko Haram si espande verso le aree centrali del Paese

Pubblicato il 4 ottobre 2021 alle 9:08 in Africa Nigeria

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I ribelli di Boko Haram hanno preso il controllo di alcune comunità dello stato regionale del Niger, nel Centro-Nord della Nigeria, offrendo denaro agli abitanti dei villaggi e incorporandoli nei loro ranghi per combattere contro il governo. Lo ha riferito all’agenzia di stampa Reuters un funzionario del governo locale, Suleiman Chukuba, e la rivelazione è stata confermata dalla commissione per l’informazione dello stato.

Il gruppo islamista si concentra principalmente nel Nord-Est del Paese e la sua presenza nello stato regionale del Niger, che confina con il territorio della capitale federale, potrebbe indicare una graduale e preoccupante espansione verso le zone centrali e occidentali. Chukuba, presidente del governo locale di Shiroro, ha affermato che i combattenti di Boko Haram sarebbero attualmente presenti in almeno 8 distretti su un totale di 25. “Il governo locale di Shiroro ha registrato un numero incalcolabile di combattenti di Boko Haram”, ha dichiarato Chukuba, chiedendo alle autorità federali di inviare un maggior numero di truppe nell’area per affrontare gli insorti. Shiroro ha una popolazione di 331.000 abitanti e si estende su 4.700 chilometri quadrati.

Il commissario per l’informazione dello stato del Niger, Muhammad Sani Idris, ha confermato che i combattenti di Boko Haram avrebbero fatto breccia nella regione. Il governo statale e le agenzie di sicurezza, tuttavia, sarebbero state in grado, a detta di Idris, di ridurre la diffusione. “Stiamo facendo tutto il necessario”, ha detto, aggiungendo: “Uniremo i metodi del nostro personale di sicurezza e dei nostri vigilanti locali”. L’esercito ha riferito che, il mese scorso, quasi 6.000 combattenti di Boko Haram si sarebbero arresi, grazie agli sforzi di contro-insurrezione dei militari. 

Boko Haram è un’organizzazione terroristica affiliata ad al Qaeda e nata in Nigeria intorno al 2009. Negli anni, il gruppo ha seminato il terrore e fatto sprofondare nella violenza la regione, prendendo di mira sia le forze di sicurezza che i civili. Secondo le stime delle Nazioni Unite, l’offensiva del gruppo jihadista ha ucciso quasi 350.000 persone e provocato milioni di sfollati. Stando a quanto emerso da una recente analisi dell’Institute for Security Studies (ISS), pubblicata il 3 marzo, i militanti di Boko Haram, che possiedono la loro roccaforte nel Nord-Est del Paese, starebbero instaurando rapporti strategici con i cosiddetti “banditi”, che invece operano nel Nord-Ovest. Il termine “banditi” viene utilizzato a uomini armati che sono soliti effettuare rapimenti a scopi di riscatto e furti di bestiame nel Nord del Paese, spesso a bordo di motociclette e dotati di armi automatiche. Pertanto, tra il 2019 e il 2021 il protagonismo di Boko Haram è apparso soprattutto nell’ambito di un sistematico processo di “militarizzazione” delle pratiche dei cartelli di criminali e contrabbandieri di bestiame della zona nord-occidentale della Nigeria.

Il fenomeno del banditismo deriva da una serie di antiche divisioni interne che hanno alimentato fenomeni di violenza armata, a sua volta provocata anche dalla competizione per terre e risorse idriche tra le etnie Fulani e Hausa e dalla diffusione di armi leggere e di piccolo calibro. Stando a quanto riferito dall’Institute for Security Studies, sono numerose le ragioni che porterebbero Boko Haram a collaborare con i banditi di quelle aree. In primo luogo, il desiderio di dar vita ad un’insurrezione che si estenda oltre il Nord-Est; in secondo luogo, il vantaggio di nuovi reclutamenti e ulteriori guadagni finanziari derivanti dal pagamento di riscatti e da altre attività illecite, come l’estrazione illegale dell’oro; in terzo luogo, creare un diversivo per allontanare le forze di sicurezza dal Nord-Est, in particolare dalla foresta di Sambisa, dove è situata la roccaforte del gruppo, per ridurre la pressione delle operazioni antiterroristiche contro il gruppo jihadista; e, infine, in quarto luogo, l’avanzata nelle aree della Nigeria nordorientale della Provincia dello Stato Islamico nell’Africa Occidentale (ISWAP), una fazione nata da una divisione di Boko Haram.

Nell’agosto 2016, la leadership dello Stato Islamico ha riconosciuto e nominato Abu Musab al-Barnawi come leader de facto dell’ISWAP. Si stima che l’organizzazione contasse, nel febbraio 2020, tra i 3.500 e i 5.000 combattenti. Nel periodo compreso fra il 2015 e il 2018, ISWAP si è affermato come la formazione dotata delle maggiori capacità di attaccare le basi dell’esercito nigeriano e del contingente multinazionale regionale denominato Multi-National Joint Task Force (MNJTF). Il successo dell’organizzazione è stato però consacrato da poco, quando, a maggio di quest’anno, i suoi miliziani hanno eliminato in uno scontro nello Stato del Borno il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau. La morte di quest’ultimo potrebbe avere diverse conseguenze per la regione. I combattenti potrebbero decidere di unirsi all’SWAP e accettare la leadership di al-Barnawi o, al contrario, rafforzare i ranghi degli ex alleati di Shekau e dare seguito alla guerra contro l’ISWAP. La prima ipotesi sembra la più probabile, considerata anche la recente frammentazione di Boko Haram e la sua progressiva perdita di capacità offensive.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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