Libia: intercettazioni di migranti in mare e arresti a Tripoli

Pubblicato il 4 ottobre 2021 alle 10:57 in Immigrazione Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Guardia costiera libica ha intercettato un barcone di legno che trasportava circa 500 migranti e rifugiati diretti in Europa. L’episodio è avvenuto due giorni dopo la notizia della detenzione di oltre 4.000 persone nell’ambito di una massiccia operazione di repressione delle autorità di Tripoli contro Gargaresh, una zona della capitale densamente popolata da migranti e richiedenti asilo.

Il barcone è stato individuato nella giornata di domenica 3 ottobre. Le persone a bordo sono state fatte sbarcare in una raffineria di petrolio nella città occidentale di Zawiya, uno dei principali punti di partenza in Libia per migranti e rifugiati. Tra loro c’erano cittadini sudanesi, somali, bengalesi e siriani. L’intercettazione di domenica è stata solo l’ultima di una lunga serie dovuta ad un’impennata di traversate e tentativi di fuga dalla nazione nordafricana verso coste europee. Sabato 2 ottobre, la Guardia costiera aveva intercettato circa 90 migranti, tra cui 8 donne e 3 bambini, e li aveva fatti tornare a Tripoli. Nella stessa giornata, aveva anche recuperato i corpi di 2 migranti, mentre altri 40 risultano ancora dispersi in mare.

Per quanto riguarda gli arresti, questi sono avvenuti venerdì primo ottobre. Tra le persone messe in detenzione, ci sono centinaia di donne e bambini. Le autorità hanno definito l’operazione “una campagna di sicurezza contro l’immigrazione clandestina e il traffico di droga”, ma il Ministero degli interni, che ha ordinato la repressione, non ha menzionato esplicitamente l’arresto di trafficanti o contrabbandieri. Georgette Gagnon, assistente del segretario generale e coordinatrice umanitaria delle Nazioni Unite in Libia, ha affermato, in una dichiarazione pubblica, sabato 2 ottobre, che un migrante è stato ucciso e almeno 15 sono rimasti feriti (6 dei quali in modo grave), quando le autorità di sicurezza libiche hanno effettuato incursioni nelle abitazioni e nei rifugi di fortuna dei migranti nella zona di Gargaresh, a Tripoli. “Le Nazioni Unite ribadiscono che l’uso eccessivo ed ingiustificato della forza letale da parte degli agenti di sicurezza e di polizia durante le operazioni di contrasto è una violazione del diritto nazionale e internazionale”, ha sottolineato Gagnon, aggiungendo: “Chiediamo alle autorità libiche di indagare sui rapporti riguardo all’uso letale ed eccessivo della forza nei confronti dei migranti durante le operazioni di ieri”.

Finora, quest’anno, circa 44.000 persone hanno raggiunto le coste europee attraversando il Mediterraneo centrale dalla Libia e dalla Tunisia. Secondo l’International Rescue Committee (IRC), una ONG che si occupa delle peggiori crisi umanitarie al mondo, oltre 25.000 persone sono state intercettate in mare dalla Guardia costiera e costrette a tornare nel Paese nordafricano. Si tratta quasi del doppio del totale di tutto il 2020 e il numero più alto mai registrato dal 2017, anno della firma del Memorandum of Understanding tra Italia e Libia. L’IRC ha specificato che la cifra include più di 1.000 bambini e oltre 1.500 donne, di cui almeno 68 in gravidanza. Nel 2017, un totale di 15.358 persone era stato riportato indietro dalla Guardia costiera libica. “Questo numero è diminuito di anno in anno, fino a un minimo di circa 9.000 intercettazioni, nel 2019, ma, nel 2020, il numero è salito ancora una volta, arrivando a 11.891, e, quest’anno, ha già superato il totale del 2017”, si legge nella dichiarazione dell’IRC. Nello specifico, nel corso degli ultimi 4 anni, almeno 60.000 persone sono state bloccate in mare dalla Guardia costiera libica e riportate nei centri di detenzione del Paese nordafricano. Il diritto internazionale, tuttavia, sancisce il divieto di respingimento e sostiene che le persone soccorse in mare “dovrebbero essere fatte sbarcare in un luogo sicuro”, ha sottolineato l’ONG.

La nazione costituisce un hub per i migranti dell’Africa subsahariana e del Medio Oriente in fuga dalla guerra e dalla povertà. Coloro che vengono intercettati, finiscono spesso nei centri di detenzione libici, dove varie organizzazioni non governative, tra cui Human Rights Watch, denunciano l’uso sistematico della violenza e degli abusi. Nello specifico, i migranti, dopo essere stati prelevati in mare dalla Guardia costiera, vengono solitamente portati nel cosiddetto Centro di raccolta e restituzione di Tripoli. Da qui, vengono poi distribuiti in altre strutture detentive situate nella capitale o nelle città circostanti. Oltre 1.100 sono i migranti morti o dispersi, al largo della Libia, nei primi nove mesi del 2021. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.