India: salgono le tensioni tra politici e agricoltori, 8 morti

Pubblicato il 4 ottobre 2021 alle 13:25 in Asia India

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Almeno 8 persone sono morte nel Nord dell’India, nella contea di Lakhimpur Kheri, nell’Uttar Pradesh, il 3 ottobre, in seguito a scontri violenti tra funzionari governativi e un gruppo di agricoltori che stavano manifestando contro tre nuove leggi sull’agricoltura adottate dal governo indiano del premier Narendra Modi, il 27 settembre 2020.

In particolare, gli scontri del 3 ottobre sono avvenuti nel villaggio di Bambipur, dove si sarebbe dovuto recare il vice primo ministro dell’Uttar Pradesh, Prasad Maurya, quel giorno. Alla visita si sono opposti gli agricoltori locali che stavano manifestando e che hanno bloccato la strada. Secondo quanto riferito da media locali e statunitensi citati da Huanqiuwang, due veicoli SUV appartenenti a funzionari del partito di governo Bharatiya Janata Party (BJP) presenti nel convoglio si sono schiantati e hanno schiacciato i contadini che protestavano. Questo incidente ha innescato scontri violenti esuscitato indignazione pubblica e gli agricoltori hanno dato fuoco a una delle auto del convoglio. Gli scontri hanno provocato la morte di almeno 8 persone, di cui 4 erano agricoltori e gli altri 4 erano passeggeri dell’auto. Secondo quanto riferito da funzionari locali, l’età dei quattro agricoltori che hanno perso la vita variava dai 20 ai 65 anni.

I gruppi di agricoltori hanno affermato che il figlio del ministro dell’Interno dello Stato, Ajay Mishra, sarebbe stato su un veicolo. Tuttavia, il politico indiano ha risposto affermando che suo figlio non era presente al momento dell’incidente e ha definito la vicenda una “cospirazione”. Il ministro ha anche aggiunto che nell’episodio hanno perso la vita il suo autista e tre membri del BJP che sono stati tutti uccisi durante la violenza scoppiata dopo l’incidente.

Nel villaggio teatro dell’episodio è stata interrotta la connessione a internet il 4 ottobre e ai leader politici è stato proibito di recarsi in loco. Nella stessa giornata, la polizia ha registrato una denuncia penale contro 14 persone, compreso il figlio del ministro, in relazione alla morte dei quattro agricoltori.  Anche il BJP ha presentato una denuncia penale contro gli agricoltori che protestavano per la morte dei suoi membri e dell’autista dell’auto. I leader degli agricoltori hanno chiesto un’indagine giudiziaria e un risarcimento per le famiglie dei contadini deceduti, così come un’azione contro il ministro e suo figlio, dicendo che Mishra dovrebbe essere rimosso dal proprio incarico.

Al momento in varie aree dell’India sono in corso proteste contro le tre nuove leggi sull’agricoltura, iniziate a novembre 2020. Durante il mese di settembre 2021, oltre 500.000 agricoltori hanno partecipato alle proteste nello Stato dello Uttar Pradesh. Dal loro inizio, le manifestazioni sono state generalmente pacifiche, ma la polizia e gli agricoltori si sono scontrati a Nuova Delhi il 26 gennaio scorso e in tale occasione un manifestante è stato ucciso e più di 80 poliziotti sono rimasti feriti.

Nonostante numerosi round di negoziati tra governo e rappresentanti degli agricoltori, nessuno di essi è riuscito a risolvere lo stallo in corso, in quanto le parti sono sempre rimaste ferme ognuna sulle proprie posizioni. Gli agricoltori vogliono la revoca totale delle tre leggi, mentre il governo intende proseguire con la loro attuazione, pur avendo proposto uno stallo di diciotto mesi alla loro implementazione per ascoltare le obiezioni degli agricoltori che hanno, però, respinto tale proposta.

In base alle nuove leggi, gli agricoltori potranno vendere i propri prodotti direttamente ovunque e a chiunque, non limitando i propri affari ai soli ingrossi regolati dal governo. Secondo l’opinione degli agricoltori, dell’opposizione e anche di alcuni tra le fila del governo di Modi, le tre nuove leggi sull’agricoltura consentiranno alle grandi aziende private di avere il controllo sulla produzione, la lavorazione e il mercato agricoli. Oltre a questo, tali misure provocheranno un calo nel prezzo dei raccolti, rimuovendo gli acquisti da parte del governo e causando, così, perdite ai coltivatori.

L’esecutivo di Modi ritiene, invece, che gli agricoltori siano stati fuorviati nel raggiungere tali conclusioni e che le nuove leggi rimuoveranno tutti gli impedimenti esistenti alle vendite dei loro prodotti, così come la necessità di intermediari, aumentando il loro guadagno.  Per l’esecutivo, le nuove leggi sarebbero necessarie per riformare il settore agricolo indiano, ormai antiquato, e potrebbero consentire agli agricoltori la libertà di commerciare i propri prodotti liberamente, potenziando la produzione agricola in generale, grazie ad investimenti privati.

 In India, l’agricoltura è un settore centrale del quale vive oltre la metà della popolazione, che conta oltre 1,3 miliardi di persone, e genera 1/3 del PIL nazionale, ovvero il 15% dei circa 2,9 trilioni di dollari totali. Oltre l’85% degli agricoltori indiani avrebbero meno di due ettari di terreno a testa e meno di uno ogni cento avrebbe invece oltre 10 ettari. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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