Georgia: arrestato l’ex presidente Saakashvili durante le elezioni locali

Pubblicato il 4 ottobre 2021 alle 12:34 in Europa Georgia

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La Commissione Elettorale Centrale (CEC) ha annunciato, lunedì 4 ottobre, che il partito al governo in Georgia, Sogno Georgiano, ha vinto le elezioni municipali, tenutesi il 2 ottobre nelle 64 città del Paese del Caucaso Meridionale. Le urne sono state aperte un giorno dopo l’arresto dell’ex presidente, Mikhail Saakashvili, tornato in Georgia dopo 8 anni di esilio per supportare il partito di opposizione fondato da lui stesso, Movimento Nazionale Unito (UNM).

Secondo i risultati diffusi domenica 3 ottobre dalla CEC, in riferimento al 99,97% dei voti scrutinati, Sogno Georgiano si è aggiudicato il 46,7%, mentre UNM il 30,7%. Nella capitale Tbilisi, il sindaco in carica Kakha Kaladze ha ottenuto il 45% delle preferenze, mentre Nika Melia, il presidente di UNM, ha ottenuto il 34%. Poiché nessun candidato ha ricevuto più del 50% dei voti, la città terrà un secondo turno elettorale il 30 ottobre. La percentuale ottenuta da Sogno Georgiano, che confermerebbe il diritto di sovranità del partito, potrebbe evitare lo stallo politico e le elezioni parlamentari anticipate, che UNM prevedeva di richiedere qualora il partito non avesse ottenuto più del 43%. Analisti politici citati da Reuters avevano affermato che il mancato superamento di tale soglia avrebbe potuto innescare manifestazioni di opposizione e aggravare la crisi interna. “È molto importante che oggi sia stato fatto un ulteriore passo verso la democrazia e la stabilizzazione”, ha detto il presidente del Paese, Salome Zourabichvili, in una dichiarazione rilasciata all’agenzia di stampa russa TASS, descrivendo le elezioni “sicure ed eque”. Dall’altra parte, gli osservatori dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) che hanno supervisionato le elezioni hanno dichiarato che sono state avanzate numerose “accuse di intimidazioni, compravendita dei voti e brogli elettorali”.

Le votazioni in Georgia sono state segnate dal ritorno di Saakashvili, presidente del Paese dal 2004 al 2007 e dal 2008 al 2013. Saakashvili aveva annunciato il suo ritorno, giovedì 30 settembre, attraverso un post su Facebook in cui spiegava che lo scopo del viaggio era di “salvare il Paese”, sullo sfondo delle elezioni locali. Il giorno successivo, il primo ottobre, l’uomo è arrivato in Georgia e ha esortato la popolazione a votare per il partito UNM. Inizialmente, il governo aveva negato che fosse tornato, ma venerdì, il premier Irakhli Garibashvili ne ha poi annunciato l’arresto, aggiungendo che il 53enne era stato portato in una struttura di detenzione.

Saakashvili si era rifugiato in Ucraina perché, nel 2018, l’uomo era stato condannato in contumacia a sei anni di carcere per abuso di potere e per occultamento di prove. Secondo l’ex presidente, i casi giudiziari aperti contro di lui in tale anno avevano “motivazioni politiche”. Stando alle disposizioni della Costituzione georgiana, l’ex capo di Stato non poteva candidarsi nuovamente per le elezioni presidenziali del 2013, poiché si sarebbe trattato del suo terzo mandato. Il medesimo anno, pertanto, Saakashvili lasciò il Paese per rifugiarsi in Ucraina, dove, nel 2014, supportò il movimento ucraino antirusso Euromaidan. Di conseguenza, Kiev concesse all’ex presidente georgiano non solo la cittadinanza ucraina, ma venne anche nominato governatore della regione di Odessa. Nello stesso anno fu privato della cittadinanza georgiana e, nel novembre 2016, anche di quella ucraina: quest’ultima gli è stata poi restituita in seguito, nel maggio 2019.

In tal contesto, è importante ricordare che la Georgia, a partire dal 31 ottobre 2020, è stata colpita da una profonda crisi politica interna causata dalle elezioni parlamentari che sono state vinte dal partito Sogno Georgiano. Numerosi cittadini e gruppi politici dell’opposizione hanno accusato il partito di brogli elettorali, rifiutandosi di partecipare all’attività politica del parlamento. La situazione è peggiorata quando, il 18 febbraio, l’ormai ex premier del Paese, Grigorij Gacharija, ha rassegnato le dimissioni a causa dell’impossibilità di raggiungere accordi parlamentari tra i vari schieramenti. Qualche giorno dopo, il 23 febbraio, la crisi politica si è aggravata ulteriormente quando la polizia georgiana ha arrestato l’oppositore, Nika Melia, leader del partito Movimento Nazionale Unito.  

Bruxelles è intervenuta nella questione attraverso un piano, il documento Danielsson, presentato al Parlamento di Tbilisi il 18 aprile. Numerose trattative, complice il rilascio di Melia del 10 maggio, hanno portato il gruppo UNM a rientrare al Parlamento per partecipare alla vita politica del Paese. Tuttavia, Melia ha dichiarato che il suo partito non avrebbe mai firmato il patto europeo a causa di alcuni punti che non condivide. Nello specifico, l’oppositore ha fatto riferimento alla durata dei mandati di figure rilevanti in ambito giudiziario. Il fatto che il presidente della Commissione Elettorale Centrale (CEC) – organo che si occupa della supervisione delle elezioni per garantirne la trasparenza – non sarà sostituito, così come i giudici e i funzionari corrotti, non permetterà di apportare cambiamenti reali al sistema politico del Paese.

Oltre a ciò, tra le soluzioni che l’Europa ha proposto, fondamentale è quella delle elezioni anticipate, che saranno indette nel 2022 se il partito attualmente al governo, Sogno Georgiano, otterrà meno del 43% alle elezioni amministrative che si terranno nell’ottobre 2021. Il nuovo patto, inoltre, prevede l’amnistia di tutti gli individui coinvolti nell’irruzione al Parlamento, avvenuta il 20 giugno 2019 e organizzata dal leader di UNM Melia, incarcerato e poi liberato come da disposizioni del documento Danielsson.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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