Etiopia: il primo ministro giura per un nuovo mandato

Pubblicato il 4 ottobre 2021 alle 12:28 in Africa Etiopia

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Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha prestato giuramento per un nuovo mandato quinquennale, iniziato mentre il suo governo si ritrova ad affrontare una pluralità di sfide, prima fra tutte la guerra nella regione settentrionale del Tigray. Abiy si è insediato ufficialmente lunedì 4 ottobre, a seguito di una cerimonia presieduta dal giudice capo della Corte suprema, Meaza Ashenafi, durante la quale hanno giurato anche il presidente e il vicepresidente della camera bassa del Parlamento.

“Io, Abiy Ahmed Ali, oggi alla Camera dei Rappresentanti del Popolo, accetto la nomina a primo ministro, impegnandomi ad assumere responsabilmente e con fede alla Costituzione la responsabilità affidatami dal popolo”, ha affermato il premier. Il Partito della Prosperità (Pp), cui fa capo Abiy, è stato dichiarato vincitore alle elezioni parlamentari, tenutesi il 21 giugno di quest’anno, ottenendo 410 seggi. Nonostante il voto sia stato criticato e boicottato dai partiti di opposizione, gli osservatori elettorali esterni lo hanno descritto come meglio gestito rispetto ad altre elezioni del passato. Tre regioni, in cui le elezioni erano state rinviate per problemi organizzativi o di sicurezza, hanno votato il 30 settembre. Nello specifico, si è trattato delle regioni di Somali, Harar e la Regione delle Nazioni, delle Nazionalità e dei Popoli del Sud (SNNPR). Queste hanno espresso i loro rappresentanti e l’SNNPR ha altresì tenuto un referendum sull’opportunità o meno di formare un proprio stato regionale, che diventerebbe l’undicesimo dell’Etiopia. Non è chiaro invece quando si svolgeranno le elezioni nella regione del Tigray, dove è in corso, da circa 11 mesi, un conflitto civile tra forze regionali e federali.

Abiy era stato nominato primo ministro nell’aprile del 2018, dopo diversi anni di proteste antigovernative. Vincitore del Premio Nobel per la pace del 2019, al premier etiope era stato riconosciuto il merito di aver ristabilito i legami con la vicina Eritrea e di aver perseguito ampie riforme politiche. Ora, però, gli etiopi pretendono che Abiy dia la priorità al miglioramento della situazione della sicurezza nel Paese. “Il conflitto nel Tigray sta sfuggendo di mano. Si è esteso alle regioni di Amhara e Afar. Ci sono anche conflitti etnici in diverse parti del Paese. L’economia è in difficoltà”, ha dichiarato la corrispondente di al-Jazeera in Kenya, Catherine Soi. La guerra nel Tigray sta indebolendo il sistema economico dell’Etiopia, un tempo tra gli Stati africani in più rapida crescita, e sta minacciando di isolare Abiy, che in precedenza era considerato un punto di riferimento per il raggiungimento della pace regionale. Secondo le Nazioni Unite, migliaia di persone sono state uccise nel conflitto in Tigray e centinaia di migliaia hanno dovuto affrontare condizioni simili alla carestia.

Non è chiaro se il giuramento di Abiy altererà il corso della guerra, che vede contrapposte le forze governative e il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF). L’ufficio di Abiy ha affermato che alcune misure conciliative, come la declassificazione del TPLF da gruppo terroristico, possono avvenire solo dopo la formazione di un nuovo governo. “La posizione è che qualsiasi cambiamento nell’approccio al conflitto con le forze del Tigray può avvenire solo dopo la formazione di un nuovo governo”, ha affermato William Davison, analista senior dell’Etiopia per l’International Crisis Group. Partner internazionali, come gli Stati Uniti, hanno minacciato di imporre sanzioni mirate a causa del protrarsi del conflitto e hanno dichiarato che “osserveranno attentamente per vedere se ci sarà qualche cambiamento di posizione”, ha aggiunto Davison in un’intervista all’agenzia di stampa Agence France Presse. Solo tre capi di Stato di Paesi africani, ovvero Nigeria, Senegal e Somalia, hanno partecipato alla cerimonia di lunedì.

L’operazione dell’esercito federale etiope nella regione del Tigray era iniziata, il 4 novembre 2020, dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. In tale quadro, anche l’Eritrea ha inviato i suoi uomini a sostegno delle forze di Abiy. 

I combattenti tigrini non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione settentrionale del Tigray, dopo aver riconquistato la capitale regionale, Mekelle. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti non si sono ancora arrestati.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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