Brasile: i manifestanti tornano a chiedere l’impeachment di Bolsonaro

Pubblicato il 4 ottobre 2021 alle 15:30 in America Latina Brasile

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Gruppi di manifestanti sono tornati in piazza nelle principali città del Brasile, chiedendo l’impeachment del presidente, Jair Bolsonaro, e lamentando il peggioramento delle condizioni economiche, l’aumento della disoccupazione e la crisi sanitaria causata dal Covid-19.

Migliaia di persone si sono radunate a San Paolo e Rio de Janeiro, le città più popolose del Paese, urlando “Fuori Bolsonaro, fuori Bolsonaro” e agitando cartelli con su scritto: “Bolsonaro deve andarsene, impeachment ora!”. Nella capitale, Brasilia, i manifestanti hanno marciato verso la porta del Congresso Nazionale, protestando contro l’aumento del prezzo del gas e del cibo. I prodotti alimentari di base e la benzina sono diventati più cari in tutto il Paese e oltre 14 milioni di persone risultano attualmente disoccupate, secondo l’Istituto brasiliano di geografia e statistica (IBGE). Nel frattempo, il Brasile continua ad essere duramente colpito dalla pandemia di coronavirus. Quasi 600.000 brasiliani sono morti a causa dell’infezione. Si tratta del più alto numero di vittime al mondo dopo gli Stati Uniti.

Le proteste si sarebbero diffuse in oltre 200 città del Paese, sabato 2 ottobre. I manifestanti si sono radunati anche nelle città settentrionali di Recife e Belém, senza che venissero segnalati incidenti o scontri in nessuno dei due casi. Le proteste contro Bolsonaro hanno segnato un tentativo dell’opposizione di mostrare unità. Hanno coinvolto partiti di centrosinistra, sindacati e movimenti sociali. L’evento è stato altresì concepito come una risposta al raduno organizzato dai sostenitori di Bolsonaro il mese scorso.

Nell’ultimo sondaggio d’opinione condotto a livello nazionale dal Datafolha Institute, il tasso di approvazione nei confronti del presidente sta continuando a diminuire. Più della metà dei brasiliani (il 53% circa) considera la presidenza di Bolsonaro cattiva o terribile. Si tratta del più basso indice di gradimento da quando il capo di Stato è entrato in carica, nel 2019. Le proiezioni di voto sulle presidenziali del prossimo anno mostrano che Luiz Inacio Lula da Silva, ex prsidente del Paese, potrebbe vincere al primo turno, secondo quanto stimato dal Datafolha Institute. Le elezioni sono previste per il 2 ottobre 2022. Nonostante siano state presentate più di 130 richieste di impeachment da quando Bolsonaro è entrato in carica, i relatori della camera bassa hanno rifiutato di aprire il procedimento nei suoi confronti.

L’opposizione, in Brasile, è preoccupata per le potenziali minacce alla democrazia poste dal governo di Bolsonaro, che, fino a qualche settimana fa, aveva dichiarato guerra politica a tutto campo contro i giudici, inclusi quelli della Corte Suprema. Il 7 settembre, mentre i brasiliani organizzavano proteste di massa a sostegno del presidente, in occasione del giorno dell’indipendenza, Bolsonaro aveva invitato il giudice della Corte Suprema, Alexandre de Moraes, a dimettersi e aveva affermato che non avrebbe più rispettato le sue sentenze, approfondendo una spaccatura con la magistratura. Tuttavia, dopo che le proteste avevano creato disordini diffusi e fatto innalzare i livelli di tensione, Bolsonaro aveva rilasciato una dichiarazione ufficiale cercando di appianare la controversia con i giudici, precedentemnete accusati di avergli impedito di governare. In particolare, aveva affermato che non aveva avuto intenzione di attaccare alcuna istituzione, dimostrando, in tal modo, di voler provare a disinnescare le tensioni con la Corte Suprema.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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