Mali: attacco contro un convoglio dell’Onu, una vittima

Pubblicato il 3 ottobre 2021 alle 9:15 in Africa Mali

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Le Nazioni Unite hanno annunciato, sabato 2 ottobre, che un convoglio dell’Onu nella regione Nord-Orientale di Kidal, in Mali, è stato attaccato dall’esplosione di un Ordigno Esplosivo Improvvisato (IED), che ha provocato la morte di un “peacekeeper” proveniente dall’Egitto. Il bilancio dei feriti, al momento, è di quattro soldati della missione Onu.

A riportare quanto accaduto, sabato 2 ottobre, è stata al-Jazeera English. L’attacco al convoglio della missione di pace delle Nazioni Unite in Mali è avvenuto vicino alla cittadina di Tessalit, posta al confine con l’Algeria, ha riferito il portavoce dell’Onu, Stephane Dujarric. Quest’ultimo ha altresì ricordato che reiterare attacchi contro soldati della missione Onu costituisce un “crimine di guerra” sulla base del diritto internazionale. “Il triste incidente ci ricorda il pericolo costante a cui sono esposte le nostre Forze di pace”, nonché i sacrifici compiuti per normalizzare la situazione in Mali, ha dichiarato El-Ghassim Wane, il capo della missione Onu in Mali, MINUSMA. “L’attacco codardo di oggi non fa che rafforzare la determinazione di MINUSMA, avviata per sostenere il Mali e la sua popolazione per trovare una soluzione duratura di pace e stabilità “, ha continuato il funzionario.

Più tardi, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha esortato le autorità maliane a portare avanti profusi sforzi per “identificare gli autori degli attacchi e consegnarli alla giustizia”. Guterres, riaffermando il sostegno delle Nazioni Unite al governo e al popolo del Mali, ha espresso profonde condoglianze alla famiglia del soldato egiziano ucciso, così come all’esecutivo del Cairo.

Quanto accaduto il 2 ottobre non rappresenta l’unico episodio di violenze che hanno colpito i soldati Onu di stanza nel Paese Africano. Anche il 2 aprile, quattro peacekeepers provenienti dal Ciad erano stati uccisi in un attacco contro una base MINUSMA. L’attentato era stato condotto da terroristi armati nella città di Aguelhok, situata nella regione Nord-Orientale di Kidal. Oltre ai 4 decessi, le forze dell’Onu avevano registrato 19 feriti, dall’altra parte, anche i terroristi avrebbero subito “pesanti perdite”, comprese molte morti. MINUSMA è stata istituita il 25 aprile 2013 e il suo mandato è stato esteso il primo luglio 2020 per un ulteriore periodo di 12 mesi. La missione è composta da un contingente di 13.289 soldati e 1.920 agenti di polizia e ha un costo annuo di circa 1,2 miliardi di dollari. La missione è definita come “la più pericolosa” operazione di peacekeeping dell’Onu perché, a partire dal 2013, il bilancio dei soldati Onu rimasti uccisi è di 255.

In Mali è in corso un conflitto iniziato come un movimento separatista nel Nord del Paese nel 2012, quando i tuareg si erano alleati con alcuni combattenti legati ad Al-Qaeda e avevano preso il controllo sul Nord del Paese. Successivamente il movimento di rivolta aveva occupato anche le regioni centrali del Mali insieme a quelle settentrionali ma è stato poi man mano respinto e i suoi membri sono stati espulsi dalle forze armate maliane e da quelle francesi, a partire dal 10 gennaio 2013.

Dal Mali, le ostilità si sono però propagate in Burkina Faso e in Niger, dove militanti affiliati o allo stato Islamico o ad Al-Qaeda hanno sfruttato la povertà delle comunità più emarginate per fomentare tensioni tra diversi gruppi etnici. Proprio le aree in cui convergono i confini tra Niger Burkina Faso e Mali sono stati contrassegnati dai combattimenti più intensi. Secondo le Nazioni Unite, gli attacchi sarebbero aumentati di cinque volte tra il 2016 e il 2020, anno in cui sarebbero state uccise circa 4.000 persone nei tre Paesi rispetto alle 770 del 2016.

Di fronte alle ostilità trans-frontaliere, il primo agosto 2014, la Francia aveva lanciato l’operazione Barkhane insieme ai Paesi del G5 Sahel, ovvero Burkina Faso, Ciad, Mauritania, Mali e Niger, che conta un totale di 5.100 uomini. Tuttavia, lo scorso 19 febbraio, il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva annunciato di voler effettuare un ritiro parziale delle truppe francesi dalla regione nel Sahel, visto il crescente numero di soldati uccisi nelle operazioni.

Il Mali è considerato uno tra i Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area a Sud del Sahara dove eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo. In tale contesto, dal punto di vista politico, nel Paese è in corso una transizione politica dopo un colpo di Stato miliare che ha portato alle dimissioni dell’ex-presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, il 19 agosto scorso, dopo mesi di proteste popolari nel Paese contro il suo governo.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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