Immigrazione: nave italiana salva 65 migranti in fuga dalla Libia

Pubblicato il 3 ottobre 2021 alle 10:26 in Immigrazione Italia Libia

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Una nave da rifornimento offshore italiana ha soccorso, sabato 2 ottobre, un peschereccio di 65 migranti provenienti dalla Libia, tra cui donne e bambini, andato in avaria a seguito di problemi al motore.

A riferire del salvataggio, il medesimo sabato, è stata l’agenzia di stampa statunitense Associated Press. Il barcone, che stava andando alla deriva dopo che il motore ha smesso di funzionare, è stato avvistato da Seabird, un aereo di monitoraggio dell’ONG Sea Wacth, impegnato nel controllo delle acque del Mediterraneo Centrale. Dalle immagini rinvenute dal velivolo, è emerso che le persone a bordo non disponevano di alcun giubbotto di salvataggio. Successivamente, su richiesta di Seabird, è stata avviata un’operazione di soccorso nelle acque internazionali, culminata con il salvataggio del peschereccio e dei suoi passeggeri. A prendere parte all’operazione, avvenuta vicino al giacimento petrolifero di Bourin, nei pressi dell’offshore mediterraneo di fronte a Tripoli, è stata la nave italiana Asso Ventinove. Un corrispondente di Associated Press a bordo di Seabird ha assistito alla missione di salvataggio delle 65 persone in difficoltà.

Poco dopo, è giunta sul posto anche una nave della Guardia costiera libica con lo scopo di perquisire e ispezionare il peschereccio. Asso Ventinove ha poi riferito che le condizioni fisiche delle persone soccorse, compresi cinque bambini, sono buone. In comunicazione radio con Seabird, il capitano dell’imbarcazione italiana ha affermato di essere in attesa di ricevere ordini dal Centro di Soccorso e Coordinamento di Roma, il quale dovrà stabilire dove far sbarcare le persone tratte in salvo.

Da gennaio 2021, sono state circa 44.000 le persone che da Tunisia e Libia hanno attraversato il Mediterraneo Centrale per giungere sulle coste europee. L’International Rescue Committee (IRC), una ONG che si occupa delle peggiori crisi umanitarie al mondo, ha calcolato che circa 23.000 immigrati sono stati intercettati in mare e riportati in Libia quest’anno dopo aver cercato di raggiungere l’Europa. Si tratta quasi del doppio del totale di tutto il 2020 e il numero più alto mai registrato dal 2017, anno della firma del Memorandum of Understanding tra Italia e Libia. L’IRC ha specificato che la cifra include più di 1.000 bambini e oltre 1.500 donne, di cui almeno 68 in gravidanza. 

Nel 2017, un totale di 15.358 persone è stato riportato indietro dalla Guardia costiera libica. “Questo numero è diminuito di anno in anno, fino a un minimo di circa 9.000 intercettazioni, nel 2019, ma, nel 2020, il numero è salito ancora una volta, arrivando a 11.891, e, quest’anno, ha già superato il totale del 2017”, si legge nella dichiarazione dell’IRC. Nello specifico, nel corso degli ultimi 4 anni, almeno 60.000 persone sono state bloccate in mare dalla Guardia costiera libica e riportate nei centri di detenzione del Paese nordafricano. Il diritto internazionale, tuttavia, sancisce il divieto di respingimento e sostiene che le persone soccorse in mare “dovrebbero essere fatte sbarcare in un luogo sicuro”, sottolinea anche l’International Rescue Committee.

L’Italia è particolarmente attiva in Libia, sulla base dell’Accordo di amicizia del 2008 e del Memorandum d’intesa (MoU) del 2 febbraio 2017, con il quale i due Paesi hanno deciso di rafforzare la cooperazione nel settore dello sviluppo ritenendola essenziale per combattere l’immigrazione irregolare, la tratta di esseri umani e il contrabbando, nonché per rafforzare la sicurezza delle frontiere. Altri Stati europei attivi in Libia sono Francia e Germania, entrambe impegnate a portare avanti progetti di State-building, a rafforzare le istituzioni pubbliche e la sicurezza interna, a promuovere la transizione democratica, lo sminamento, l’antiterrorismo e ad implementare programmi di polizia e di sicurezza o di addestramento navale. Inoltre, diversi Stati membri dell’Unione hanno collaborato con la missione dell’UE di assistenza alle frontiere in Libia (EUBAM), focalizzata su attività quali corsi di formazione e workshop per le controparti libiche interessate. Quest’ultima, istituita il 22 maggio 2013, è una missione civile che si occupa di rispondere alle esigenze libiche di protezione delle frontiere ed è parte dell’approccio europeo globale per il supporto della transizione ad un governo stabile, democratico e prospero in Libia. 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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