Siria: Mosca bombarda Idlib, 5 feriti e una vittima

Pubblicato il 2 ottobre 2021 alle 16:02 in Russia Siria

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Una donna è rimasta uccisa e altre cinque persone sono rimaste ferite, venerdì primo ottobre, a seguito di una serie di attacchi aerei condotti da Mosca e dalle Forze legate al presidente siriano, Bashar al-Assad, nel governatorato di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria. Le violenze giungono due giorni dopo il vertice tra i presidenti di Russia e Turchia, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan, tenutosi il 29 settembre per discutere della crisi nel Paese Mediorientale.

Stando a quanto riportato da fonti locali, citate da The New Arab, L’emittente televisiva Syria TV, affiliata alla suddetta testata, ha riferito che un gruppo di aerei russi ha condotto un raid aereo contro un campo profughi situato vicino alla cittadina di Batenta, a Nord di Idlib, uccidendo una donna di 60 anni e ferendo altre due persone, una donna e un bambino. Altre incursioni per mezzo di bombe aeree sono state realizzate da Mosca e dall’Esercito siriano contro la città di Jisr al-Shughour, nel Nord-Ovest del Paese. Anche in tale occasione, le violenze hanno provocato gravi ferite a due donne. Analoghi scontri sono stati riportati nel villaggio di Umm Al-Rish, anch’esso situato nel governatorato di Idlib, dove un bambino è rimasto ferito. Intanto, The New Arab ha annunciato che anche altre aree della Siria Nord-Occidentale sono state colpite da bombardamenti del regime del Paese, coadiuvati dalle Forze moscovite. Al momento, il bilancio dei feriti e delle vittime, però, non è incrementato

Gli attacchi aerei sono stati denunciati da Mark Cutts, il vicecoordinatore umanitario regionale delle Nazioni Unite, che ha dichiarato su Twitter: “Condanno tali attacchi perpetrati contro civili innocenti. I civili sono #NotATarget”. In tale quadro, è importante ricordare che, in precedenza, l’organizzazione umanitaria Syrian First Response Coordinators aveva avvertito che la Russia avrebbe intensificato i raid aerei nella provincia di Idlib, soprattutto dopo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, il quale aveva definito tale governatorato una “zona terroristica”.

Gli scontri del primo ottobre si collocano nel quadro del recente vertice di alto livello tra Putin ed Erdogan. In tale occasione, i due capi di Stato, che sostengono due fazioni diverse, hanno discusso del conflitto siriano, ponendo particolare accento sulla situazione a Idlib, ultima roccaforte posta sotto il controllo dei ribelli, supportati dalla Turchia. È anche in tale contesto che è necessario collocare l’intesa raggiunta da Mosca e Ankara il 5 marzo 2020. Si tratta di un cessate il fuoco nel governatorato di Idlib, istituito al fine di scongiurare una violenta escalation nella regione. Nonostante la tregua, che ha anche portato anche alla creazione di un “corridoio sicuro” lungo l’autostrada internazionale Aleppo-Latakia “M4”, Mosca ha più volte violato le misure di pace, bombardando il governatorato Nord-Occidentale, come è avvenuto il primo ottobre.

Nei giorni che hanno preceduto il vertice non sono mancate tensioni a Idlib, dove attacchi aerei hanno colpito diverse località nel Sud della regione, mentre le postazioni di Damasco sono state prese di mira da gruppi filoturchi. A Sud, invece, nel governatorato di Daraa, continuano le operazioni di riconciliazione e insediamento presso Yarmouk, nell’Ovest della regione, mentre le forze siriane e della polizia militare russa proseguono le operazioni di perquisizione delle abitazioni, volte alla restituzione delle armi possedute dai cittadini locali. Parallelamente, centinaia di persone, tra civili, combattenti locali e ricercati per il servizio militare obbligatorio, hanno raggiunto i centri di reinsediamento. 

Gli ultimi sviluppi si collocano nel più ampio quadro del conflitto siriano, in corso da dieci anni.  Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente Assad. L’esercito del governo siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

La Russia è intervenuta in Siria prestando sostegno alle forze affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, dal 30 settembre 2015. Secondo analisti internazionali, lo schieramento del Cremlino è legato a una pluralità di fattori. La caduta di Assad avrebbe avuto conseguenze negative per la Russia perché, da una parte, Mosca avrebbe perso un importante alleato regionale, dall’altra il sovvertimento di potere in Siria avrebbe minacciato gli interessi di Mosca nell’area. Inoltre, la decisione di intervenire nel conflitto rifletteva anche il timore che le “rivoluzioni colorate” prendessero piede in Russia. È importante ricordare che, a partire dal 2000, tali movimenti filo-europeisti hanno dato il via a proteste antigovernative in numerosi Stati post-sovietici, come l’Ucraina e la Georgia. Pertanto, Mosca temeva che il potenziale successo dei movimenti contro il governo in Siria avrebbe provocato un’analoga reazione in Russia. Anche i rapporti con l’Occidente, sempre più tesi, hanno spinto il Cremlino a schierarsi dalla parte di Assad. Infine, l’ascesa dell’ISIS ha fornito a Mosca l’opportunità di giustificare l’intervento attraverso la retorica della lotta al terrorismo.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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