Immigrazione: i fatti più importanti di settembre 2021

Pubblicato il 2 ottobre 2021 alle 6:01 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di settembre 2021, sono giunti in Europa, via mare e via terra, oltre 12.000 migranti, segnando un lieve aumento rispetto alle cifre registrate nel settembre 2020, pari a 10.769. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri risulta essere l’Italia, seguita da Spagna (27.320), Grecia (5.233), Cipro (1.515) e Malta (464). L’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) ha stimato che il numero di morti e dispersi in mare nei primi nove mesi del 2021 ammonta a 1.361. Le prime cinque nazionalità dei migranti entrati in Europa, secondo le stime della UNHCR sono tunisina, bangladese, egiziana, ivoriana e siriana.

Per quanto riguarda l’Italia, i dati del Ministero dell’Interno riferiscono che, complessivamente, dal primo gennaio al 30 settembre 2021, sono sbarcati oltre 46.391 migranti, segnando un aumento importante rispetto ai dati dello stesso periodo del 2020, pari a 23.788. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono tunisina, bangladese, egiziana, ivoriana, e iraniana. Dall’inizio dell’anno, invece, i minori non accompagnati ammontano a 5.678.

Il mese di settembre 2021 si è aperto con la decisione dell’Unione Europea di affidarsi ai Paesi confinanti con l’Afghanistan per gestire e ospitare una potenziale ondata di rifugiati in fuga dai talebani. I ministri dei 27 Paesi dell’UE, in consultazione con i rappresentanti della Commissione europea, hanno preso la decisione dopo essersi riuniti a Bruxelles per una riunione del Consiglio dell’UE, il 31 agosto. La dichiarazione finale concordata dai ministri chiarisce l’obiettivo ultimo del blocco: evitare il ripetersi della crisi migratoria del 2015, quando oltre 1 milione di migranti, soprattutto siriani, giunse alle frontiere esterne dell’Unione. All’epoca, gli afghani erano il secondo gruppo di profughi più numeroso. Stavolta l’UE vuole agire con maggiore velocità e risoluzione. In particolare, sta elaborando piani per rafforzare la cooperazione con i Paesi extraeuropei, al fine di impedire ai migranti di raggiungere il continente. L’UE ha già stanziato 200 milioni di euro in aiuti umanitari per far fronte alla crisi afghana. Dal momento che non è riuscito a concordare una politica migratoria a livello comunitario, il blocco deve utilizzare le riunioni del Consiglio per progettare strategie ad hoc per ciascuna crisi.

L’8 settembre, l’International Rescue Committee (IRC), Ong che si occupa delle crisi umanitarie al mondo, ha calcolato che circa 23.000 immigrati sono stati intercettati in mare e riportati in Libia dall’inizio dell’anno, cifra quasi il doppio del totale del 2020, e altresì il numero più alto mai registrato dal 2017, anno della firma del Memorandum di intesa tra l’Italia e la Libia. L’IRC ha specificato che la cifra include più di 1.000 bambini e oltre 1.500 donne, di cui almeno 68 in gravidanza. L’Ong ha chiesto il rilascio di tutte le persone detenute arbitrariamente in Libia, la cessazione immediata della detenzione arbitraria e la depenalizzazione dell’immigrazione irregolare da parte delle autorità di Tripoli. Inoltre, l’IRC ha esortato l’UE a rivedere urgentemente il suo approccio all’immigrazione, in particolare il suo sostegno alla Guardia Costiera libica, e a rilanciare le proprie operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo per garantire che i sopravvissuti vengano fatti sbarcare in un luogo sicuro.

Il 9 settembre, la ministra dell’Interno britannica, Priti Patel, ha presieduto la riunione del G7, a Londra, alla presenza dei suoi omologhi provenienti dagli altri Paesi membri, tra cui Lamorgese. Nel corso della riunione, Patel ha affrontato la questione della pericolosità delle bande criminali organizzate, accusate di essere coinvolte nel traffico di esseri umani nel Regno Unito, e ha sottolineato l’importanza del nuovo disegno di legge sulla nazionalità e i confini, elaborato dal governo britannico e finalizzato a “spezzare il loro modello di business”. La questione dei flussi migratori nella Manica è motivo di scontro tra Francia e Gran Bretagna. Il primo ministro britannico, Boris Johnson, si è detto pronto ad adottare la strategia del rimpatrio delle imbarcazioni, cariche di migranti, che attraversano illegalmente le acque del canale. Un fenomeno che ha toccato picchi di quasi 1.000 sbarchi al giorno nelle ultime settimane, malgrado il giro di vite ai confini promesso dal governo dopo la Brexit. Il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, ha reso noto che la Francia non accetterà “nessuna pratica contraria al diritto del mare, né alcun ricatto finanziario” da parte del governo britannico. Nello specifico, nelle intenzioni di Johnson, i funzionari di frontiera saranno chiamati a respingere Oltremanica le barche di migranti che attraversano il mare tra la Francia e la Gran Bretagna, utilizzando però la nuova tattica solo in circostanze limitate e con l’approvazione della ministra Patel.

Il 15 settembre, durante il suo discorso sullo stato dell’Unione, la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha sottolineato la necessità di una “politica comune per gestire l’immigrazione”. “Se i Paesi membri del blocco non troveranno un modo per riuscire a collaborare, altri Stati continueranno a trarre vantaggio dalla situazione e i trafficanti di esseri umani a sfruttare le persone attraverso le rotte del Mediterraneo”, ha sottolineato la presidente, citando il caso della strumentalizzazione degli esseri umani da parte della Bielorussia. Per settimane, ha osservato Von der Leyen, Minsk ha esercitato pressioni su Lituania, Polonia e Lettonia facilitando gli ingressi di migranti irregolari. I “Ventisette “non possono tollerare” questo tipo di situazione, ha chiarito il capo della Commissione. Per far fronte a situazioni come quella al confine con la Bielorussia, Von der Leyen ha specificato che il nuovo patto sull’immigrazione e l’asilo mette a disposizione tutti gli strumenti necessari, anche se i progressi sono lenti. Data la rilevanza dell’iniziativa, la presidente della Commissione ha esortato i Paesi e il Parlamento europeo ad “accelerare il processo”, in quanto, a suo avviso, si tratta di una questione di fiducia tra i membri dell’UE.

Tra il 19 e il 21 settembre, i corpi di 8 migranti, tra cui tre donne e un bambino, sono stati ritrovati sulle coste del Sud della Spagna. Le autorità di Almeria hanno riferito che i cadaveri delle vittime sono stati rinvenuti lungo un tratto di costa di circa 20 km. I barconi erano probabilmente partiti dal Marocco o dall’Algeria, con l’obiettivo di compiere un viaggio di almeno 200 km attraverso il Mediterraneo occidentale, nella speranza di raggiungere l’Europa. Finora, 10.701 migranti e rifugiati sono riusciti a raggiungere via mare la costa meridionale della Spagna continentale o le Isole Baleari, con un aumento di 1.680 persone rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo i dati del Ministero dell’Interno spagnolo, aggiornati al 14 settembre. L’IOM ha dichiarato che almeno 238 migranti sono morti durante la traversata, dall’inizio dell’anno. Separatamente, un totale di 11.060 migranti è riuscito a raggiungere le Isole Canarie, nell’Oceano atlantico, partendo dalla costa dell’Africa occidentale. Si tratta di più del doppio degli arrivi registrati nello stesso periodo dell’anno scorso, quando circa 5.090 persone erano approdate nell’arcipelago.

Infine, il 27 settembre, un peschereccio di 15 metri è approdato al molo di Lampedusa, con circa 686 migranti a bordo. Altre 67 persone hanno successivamente raggiunto il porto su imbarcazioni più piccole, dopo essere state salvate dalla polizia. Il Ministero dell’Interno italiano ha affermato che i migranti saranno ora trasferiti su un’altra nave per la quarantena. Cinque sono stati invece portati al Poliambulatorio dell’isola perché le loro condizioni di salute non erano buone. La maggior parte dei migranti sono originari di Egitto, Ciad, Marocco, Siria, Bangladesh, Sudan, Nigeria, Etiopia e Senegal. Il peschereccio, intercettato dalle motovedette ad otto miglia dalla costa, era partito da Zuwara, in Libia. Nell’hotspot di Lampedusa, al momento, sono presenti 1.091 persone a fronte dei 250 posti disponibili.

Lo stesso giorno, Lamorgese si è confrontata con i suoi omologhi di Spagna, Grecia, Malta e Cipro a margine della conferenza “MED5” a Malaga. “Abbiamo aggiunto un altro tassello che consolida il fronte dei Paesi mediterranei dell’Unione impegnati in prima linea a gestire i flussi migratori via mare e via terra e abbiamo ribadito che il gruppo Med5 si presenta unito e pronto a collaborare al meglio nella trattativa in corso a Bruxelles, con controproposte costruttive tali da rendere il Patto Immigrazione Asilo presentato dalla Commissione più equilibrato nella sua stesura finale”, ha dichiarato la ministra al termine dell’incontro. I lavori si sono svolti in due sessioni. Nella dichiarazione finale, i Paesi del Med5 hanno fissato i punti chiave di un approccio comune al tema della gestione delle migrazioni, “che sono causate da un fenomeno globale, strutturale e non congiunturale”, e hanno sottolineato, quindi, che ogni sforzo debba partire dall’aspetto della prevenzione per poter arginare i flussi “a monte”, prima che raggiungano le frontiere esterne dell’Unione.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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