USA: il consigliere per la sicurezza nazionale a colloquio con Arabia Saudita ed Egitto

Pubblicato il 1 ottobre 2021 alle 6:41 in Arabia Saudita Egitto USA e Canada

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Il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, ha discusso con il consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, dell’iniziativa del Regno volta a porre fine alla crisi yemenita. Nella stessa giornata, Sullivan si è recato al Cairo e ha parlato con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi delle modalità per garantire “miglioramenti tangibili e duraturi” nella sfera dei diritti umani. Il tutto è avvenuto mercoledì 28 settembre. 

Per quanto riguarda la proposta di Riad, l’iniziativa saudita includerebbe un cessate il fuoco completo sotto la supervisione delle Nazioni Unite e l’apertura dell’aeroporto internazionale di Sanaa, in Yemen, per consentire voli da e per una serie di località selezionate. Sullivan, dal canto suo, ha sottolineato l’impegno degli Stati Uniti nel sostenere l’Arabia Saudita e nel difendere il suo territorio dalle minacce esterne, inclusi gli attacchi missilistici e i droni supportati dall’Iran.

Il consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti aveva intrapreso un tour nel Golfo pochi giorni fa, il 27 settembre, impegnandosi in visite in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti (UAE) per discutere proprio del conflitto civile in Yemen. Ad accompagnare Sullivan, vi era anche l’inviato degli USA in Yemen, Timothy Lenderking, il quale, sin dalla sua nomina, il 4 febbraio, si è recato più volte nel Golfo esortando le parti belligeranti yemenite, Houthi in primis, a porre fine alle tensioni. In particolare, l’inviato aveva precedentemente affermato che gli USA sono intenzionati a intensificare i propri sforzi diplomatici a livello internazionale e con i partner mediorientali, al fine di trovare una soluzione al conflitto in Yemen, impiegando altresì canali secondari per avviare un dialogo con le milizie ribelli.

A mesi di distanza dalle prime dichiarazioni di Biden e Sullivan sullo Yemen, secondo alcuni analisti, gli USA sembrano essersi resi conto dell’importanza di impegnarsi di persona per porre fine a un conflitto sempre più complesso, il che ha spinto il consigliere a tenere un faccia a faccia con alti funzionari sauditi. Tra gli altri dossier, al centro delle discussioni vi è anche l’accordo sul nucleare iraniano, che l’amministrazione Biden si è detta disposta a ripristinare, in cambio del rispetto degli impegni da parte iraniana. Riad e Abu Dhabi, da parte loro, non vedono con favore il ritorno degli USA nell’accordo sul nucleare, e la stessa Arabia Saudita, sebbene impegnata in un dialogo con l’Iran, ha riferito di essere in attesa di mosse che provino l’impegno di Teheran a garantire la pace e la sicurezza della regione mediorientale.

Tra le mosse degli USA in relazione al dossier yemenita, il 16 febbraio, le milizie Houthi sono state rimosse dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere e da quella degli Specially Designated Global Terrorist (SDGT). Era stata la precedente amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump, ad annunciare la classificazione del gruppo sciita come un’organizzazione terroristica internazionale. La mossa, però, aveva sollevato crescenti preoccupazioni a livello internazionale, riguardanti soprattutto un eventuale esacerbarsi della situazione umanitaria in Yemen, il che ha portato Biden a rivedere la decisione del suo predecessore. 

Il conflitto civile in Yemen ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014, e vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Gli USA, attraverso il proprio inviato, avevano elaborato un piano sulla base dei principi della “dichiarazione congiunta” elaborata dall’ex inviato dell’Onu, Martin Griffiths. Tra i punti stabiliti vi erano un cessate il fuoco in tutto il Paese, inclusa la fine dei raid sauditi contro i territori yemeniti e degli attacchi dei ribelli contro il Regno, l’apertura dell’aeroporto di Sanaa, l’ingresso di rifornimenti di carburante presso il porto di Hodeidah e la ripresa di negoziati e consultazioni. Tuttavia, i ribelli Houthi e l’inviato statunitense non hanno trovato un accordo sui meccanismi, i dettagli e le condizioni per il cessate il fuoco. 

Nella stessa giornata dei colloqui con bin Salman, il consigliere USA Sullivan si è confrontato con il presidente egiziano al-Sisi e altri funzionari su una serie di questioni, come il sostegno di Biden per una soluzione a due Stati tra Israele e Palestina, il ritorno all’ordine costituzionale in Tunisia, l’appoggio ad una transizione a guida civile in Sudan, la risoluzione diplomatica della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), la cooperazione per favorire imminenti elezioni in Libia e il miglioramento nella tutela dei diritti umani. Poco tempo fa, l’amministrazione Biden aveva dichiarato che questo mese avrebbe trattenuto 130 milioni di dollari di aiuti militari all’Egitto, promettendo di non consegnarli finchè Il Cairo non avesse adottato misure specifiche in tema di diritti civili. I gruppi per la difesa dei diritti umani avevano chiesto agli Stati Uniti di bloccare almeno 300 dollari di aiuti, pertanto si sono detti delusi dalla mossa del presidente USA. 

Sotto al-Sisi, le organizzazioni della società civile denunciano una vasta campagna di repressione del dissenso politico, che avrebbe provocato l’incarcerazione di decine di migliaia di oppositori e attivisti. Il presidente egiziano nega che ci siano prigionieri politici in Egitto e afferma che lo Stato garantisce i diritti promuovendo lo sviluppo economico e sociale. Sullivan è arrivato al Cairo dopo i viaggi in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti ed è stato accompagnato da Brett McGurk, coordinatore della Casa Bianca per il Medio Oriente e il Nord Africa. Durante i colloqui, gli Stati Uniti e l’Egitto hanno sottolineato, al di là di alcune divergenze, la presenza di visioni condivise tra i due Paesi in merito ad una pluralità di questioni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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