Turchia: l’accordo Francia-Grecia minaccia la stabilità regionale

Pubblicato il 1 ottobre 2021 alle 16:26 in Grecia Turchia

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Il primo ottobre, la Turchia ha criticato l’accordo multimiliardario tra Francia e Grecia per l’acquisto di navi da guerra, avvertendo che tale intesa non fa che isolare Ankara, minacciando la stabilità regionale. 

Il portavoce del Ministero degli Esteri turco ha affermato: “L’armamento della Grecia e l’isolamento e l’alienazione della Turchia, invece di supportare la cooperazione, sono una politica problematica che danneggerà la Grecia e l’UE e che minaccia la pace e la stabilità regionali”. Tale dichiarazione fa riferimento al fatto che, il 28 settembre, la Grecia e la Francia hanno finalizzato un accordo per l’acquisto da parte di Atene di navi da guerra di fabbricazione francese. La mossa è stata definita dal primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakisha, “un primo passo verso l’autonomia della difesa europea”. 

Il 28 settembre, in piedi accanto al presidente francese, Emmanuel Macron, nel palazzo dell’Eliseo, il premier ha dichiarato: “Abbiamo una visione comune di una capacità di risposta autonoma alle sfide che l’Europa deve affrontare”. L’accordo, da 5 miliardi di dollari, fornirà ad Atene tre fregate Belharra all’avanguardia e tre corvette Gowind. Secondo indiscrezioni, le imbarcazioni dovrebbero essere consegnate entro il 2026, con la prima fregata in arrivo già nel 2024. Da parte sua, Macron ha affermato che l’intesa non doveva essere percepita come una minaccia da Ankara, ma come un mezzo per garantire congiuntamente la sicurezza nel Mediterraneo, così come in Nord Africa, Medio Oriente e Balcani.

Inoltre, lo stesso 28 settembre, il Ministero degli Esteri turco ha annunciato che Ankara ed Atene terranno il prossimo round di colloqui bilaterali sul Mediterraneo, il 6 ottobre, nella capitale turca. Si tratta del 63° incontro consultivo tra le parti per dirimere le questioni riguardanti le rivendicazioni concorrenti sulla giurisdizione nel Mediterraneo Orientale, lo spazio aereo, lo sfruttamento delle risorse energetiche, la divisione di Cipro e lo status delle isole nell’Egeo. I colloqui sono ripresi a gennaio del 2021, dopo una pausa di cinque anni e una serie di tensioni che hanno visto aumentare la conflittualità nella regione. 

La Grecia, nonostante le difficoltà economiche, è uno degli alleati della NATO che da sempre rispetta l’impegno di spendere almeno il 2% del proprio Prodotto Interno Lordo per la Difesa. Nel 2019, la cifra si era attestata sul 2,3%. Il bilancio del 2021, nel settore della Difesa, dovrebbe raggiungere una cifra pari a circa 5,5 miliardi di euro, una dato che, secondo Mitsotakis, riflette la necessità di Atene di garantire la propria sicurezza in un contesto sempre più teso, quale quello del Mediterraneo orientale. Proprio per tale ragione, l’esecutivo greco ha cercato di aumentare la spesa militare nel 2021 di circa il 57% rispetto a quella del 2019. 

Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo orientale, per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie.

La disputa tra Ankara e Atene si è intensificata, con una serie di episodi particolarmente tesi, dopo che la Grecia ha firmato, il 6 agosto 2020, un accordo con l’Egitto per la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive. Il patto si poneva in netto contrasto con gli obiettivi di Ankara nella regione. Il 27 novembre 2019, la Turchia aveva firmato un accordo simile con il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, suscitando l’indignazione di Grecia, Cipro ed Egitto, che avevano accusato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, di aver violato i loro diritti economici nel Mediterraneo. Da parte sua, il leader di Ankara aveva definito “senza valore” il patto tra Grecia ed Egitto e aveva ribadito che l’unico accordo ad avere validità nella regione era quello tra la Turchia e il governo libico. I colloqui riavviati nel 2021 sono finalizzati a scongiurare ulteriori tensioni nell’area. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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