Taiwan: incursioni aeree dell’EPL nella la giornata nazionale della Repubblica Popolare Cinese

Pubblicato il 1 ottobre 2021 alle 19:25 in Cina Taiwan

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Le forze aeree taiwanesi hanno denunciato 25 incursioni aeree dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina, nella parte Sud-occidentale della zona di identificazione di difesa aerea taiwanese, il primo ottobre, mentre il governo di Pechino sta festeggiando la giornata nazionale della Repubblica Popolare Cinese (RPC), fondata il primo ottobre 1949.

Taiwan ha specificato che 18 delle incursioni aeree in questione sono state realizzate per mezzo di caccia F-16, una da un velivolo antisommergibile Y-8, due da velivoli H-6, quattro velivoli Su-30. L’Aeronautica taiwanese ha reagito inviando truppe di pattugliamento aereo in risposta, trasmettendo richieste di allontanamento e schierando missili antiaerei a controllo. Il primo ottobre è stata la giornata in cui le forze taiwanesi hanno segnalato il maggior numero di incursioni aeree cinesi dal 14 giugno scorso, quando erano stati registrati 28 ingressi cinesi nella zona di identificazione di difesa aerea taiwanese. Tale operazione aveva fatto seguito al transito della portaerei statunitense USS Ronald Regan e del suo gruppo d’attacco sono entrati nel Mar Cinese Meridionale. Più recentemente, il 23 settembre, altri 24 aerei cinesi avevano condotto lo stesso genere di operazioni dopo la richiesta di adesione al Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP) da parte di Taiwan.

In merito alle operazioni militari dell’EPL nello Stretto di Taiwan, il portavoce del comando orientale, Zhang Chunhui, aveva affermato che Taiwan e le isole ad essa legate sono una parte sacra e inscindibile del territorio cinese. Le incursioni cinesi sarebbero azioni legittime e necessarie per preservare la sovranità nazionale e per rispondere alla situazione di sicurezza nello Stretto di Taiwan. Zhang Chunhui aveva anche sottolineato che le truppe del comando orientale hanno la determinazione e la capacità di contrastare tutte le attività separatiste di “indipendenza di Taiwan”, salvaguardare risolutamente la sovranità nazionale, la sicurezza e l’integrità territoriale e mantenere risolutamente la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan.

Le operazioni militari della Cina intorno a Taiwan sono state giustificate dal fatto Pechino considera l’isola una sua provincia, e quindi parte integrante del territorio nazionale, in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola dell’11 gennaio 2020. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza. 

La spaccatura tra RPC e ROC risale alla fine della guerra civile cinese, conclusasi con la vittoria del Partito Comunista Cinese sul Guomindang, o Kuomintang (KMT), spesso definito partito nazionalista, e alla conseguente nascita della Nuova Cina, ovvero la RPC, il primo ottobre 1949. Dopo la sconfitta, il Guomindang si ritirò a Taiwan dove spostò il governo che aveva istituito nella Cina continentale e che, a livello internazionale, fu riconosciuto come governo dell’intera Cina fino al 1971, anno in cui le autorità di Pechino presero il posto di quelle di Taipei alle Nazioni Unite in rappresentanza della Cina con la Risoluzione 2758. Ad oggi, Taiwan ha relazioni diplomatiche formali con 15 Paesi che riconoscono la ROC e non la RPC. Questi ultimi sono Guatemala, Honduras, Santa Sede, Haiti, Paraguay, Nicaragua, Eswatini, Tuvalu, Nauru, Saint Vincent and the Grenadines, Saint Kitts and Nevis, Saint Lucia, Belize, Marshall Islands e Palau.

In tale quadro, gli USA, pur avendo riconosciuto la RPC dal primo gennaio 1979 rinunciando a riconoscere la legittimità del governo di Taiwan, hanno intensificato i legami con l’isola e sono il suo maggior fornitore di armi da difesa. Durante l’amministrazione dell’ex presidente, Donald Trump, Washington ha adottato più iniziative volte ad intensificare i propri legami con Taipei e anche con l’ascesa del nuovo presidente statunitense, Joe Biden, gli USA sembrerebbero voler continuare a sostenere Taiwan.  Di fronte alle crescenti pressioni militari esercitate da Pechino, Washington ha ripetutamente ribadito che il suo sostegno per Taiwan è “solido come una roccia”. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese


 

di Redazione

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