Serbia e Kosovo raggiungono un accordo per risolvere la “guerra delle targhe”

Pubblicato il 1 ottobre 2021 alle 11:15 in Kosovo Serbia

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Il Kosovo ha deciso di ritirare le unità di polizia dal confine settentrionale con la Serbia per porre fine alla disputa sulle targhe, una questione che aveva acceso un focolaio di tensioni tale da costringere la NATO a intensificare i pattugliamenti.

L’intesa è stata trovata con un accordo, negoziato a Bruxelles giovedì 30 settembre, che ha placato i dissidi ma non ha risolto il problema più grande, che blocca i colloqui di adesione all’Unione europea, ovvero il fatto che Pristina e Belgrado non abbiano ancora normalizzato le loro relazioni dopo la dichiarazione di indipendenza del Kosovo, emessa il 17 febbraio 2008.

“Abbiamo un accordo”, ha detto Miroslav Lajcek, l’inviato dell’UE che si occupa di una delle controversie territoriali più difficili d’Europa. “Dopo due giorni di intense trattative, è stato appena raggiunto un accordo sulla riduzione dell’escalation e sulla via da seguire”, ha dichiarato su Twitter, dove ha pubblicato i dettagli dell’intesa. Lajcek dovrebbe incontrare il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, oggi, venerdì primo ottobre. L’Alleanza atlantica ha accolto con favore l’accordo e il suo portavoce principale, Oana Lungescu, ha definito i colloqui più ampi “l’unico percorso verso il raggiungimento di un accordo politico duraturo per la regione, nonché la chiave per la stabilità”.

Il vice segretario di Stato USA, Gabriel Escobar, era a Bruxelles per sostenere i colloqui, guidati dall’UE, e, in tale occasione, ha sottolineato che le trattative hanno mostrato il potenziale per ulteriori progressi nei Balcani. “Penso che possiamo fare enormi passi avanti nell’aiutare i Balcani a superare quel periodo molto difficile che sono stati gli anni ’90 e, si spera, a diventare più integrati con l’Unione europea”, ha detto Escobar durante una conferenza stampa con i giornalisti.

Tuttavia, opponendosi alle dichiarazioni dei suoi colleghi, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha minimizzato le speranze di una svolta più ampia, per il momento. “Penso che l’accordo sia giusto per i cittadini. Vorrei che riuscissimo a trovare soluzioni più durature. Ciò non potrebbe includere però il riconoscimento del Kosovo”, ha specificato davanti alla stampa dopo un incontro con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Belgrado non accetta l’indipendenza del Kosovo e non lo considera uno Stato. Al contrario, lo status del territorio, sancito unilateralmente con la decisione del 2008, è riconosciuto da numerosi Paesi della comunità internazionale, circa 110 nello specifico, tra cui l’Italia e gli Stati Uniti. Tra questi non c’è la Russia che, essendo alleata della Serbia, non accetta l’indipendenza di Pristina. 

In base all’accordo stabilito il 30 settembre, le truppe NATO sostituiranno le unità di polizia del Kosovo al confine settentrionale. Queste dovrebbero ritirarsi a partire da sabato 2 ottobre. Da lunedì 4, entrambi i Paesi applicheranno adesivi speciali sulle targhe delle auto per rimuovere i simboli nazionali e consentire la libera circolazione dei cittadini. Il nuovo accordo pone fine al divieto imposto dal Kosovo nei confronti di tutti i conducenti serbi, introdotto circa una settimana fa, che costringeva questi ultimi a mostrare un documento di registrazione temporaneo, valido solo per 60 giorni, al momento del loro ingresso nel territorio kosovaro. La nuova misura era stata introdotta dal governo del premier Albin Kurti e, a detta di quest’ultimo, rispecchiava le disposizioni vigenti dal 2008 sul territorio serbo contro i conducenti kosovari.

La NATO possiede 5.000 soldati in Kosovo, in base ad un mandato speciale delle Nazioni Unite, emesso nel giugno 1999. Queste sono incaricate di supervisionare una pace fragile concordata a seguito di una campagna di bombardamenti guidata dagli Stati Uniti per porre fine ai conflitti etnici. Pristina e Belgrado hanno avviato vari round di colloqui, dal 2013, per cercare di risolvere le questioni in sospeso, ma, da quel momento, sono stati fatti pochi progressi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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