Il fatto più importante della settimana, Tunisia

Pubblicato il 1 ottobre 2021 alle 7:01 in Africa Tunisia

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Per la prima volta nella storia della Tunisia, il presidente Kais Saied ha conferito a una donna, Nejla Bouden Ramadan, l’incarico di primo ministro. La nomina giunge dopo oltre due mesi dalle misure introdotte dal presidente, tra cui l’estromissione dell’ex premier, Hichem Mechichi, che hanno provocato una fase di stallo nel Paese Nord-africano.

L’annuncio è giunto oggi, mercoledì 29 settembre, attraverso un comunicato stampa della presidenza tunisina, in cui viene specificato che la nomina è avvenuta in ottemperanza al decreto presidenziale n. 117 del 22 settembre 2021, in materia di misure eccezionali e speciali. Ramadan, si legge nel comunicato, è stata invitata a formare una nuova squadra governativa nel minor tempo possibile. Nello specifico, è stato il medesimo Saied a chiedere a Ramadan di formare “una squadra governativa omogenea”, che si impegni a far fronte alla corruzione e a garantire i servizi richiesti dalla popolazione. Questo perché la Tunisia si trova ad affrontare “misure eccezionali”, a loro volta originate dal deterioramento delle condizioni economiche e socio-politiche, in corso da anni. “Lavoreremo insieme in futuro con determinazione per eliminare la corruzione e il caos che hanno pervaso lo Stato”, ha aggiunto Saied. Il mandato dell’esecutivo, è stato specificato, durerà fino a quando saranno in vigore le misure del 25 luglio, la cui scadenza non è stata ancora stabilita. Tra queste, il congelamento dei lavori del Parlamento e la revoca dell’immunità dei deputati.

Saied ha evidenziato che quella di Bouden è una nomina “storica” per il Paese Nord-africano, oltre che un “onore” e un “omaggio” per tutte le donne tunisine. Oltre a rappresentare la prima donna a ricoprire la carica di primo ministro nella storia della Tunisia, Najla Bouden è docente di Geologia presso la Scuola nazionale di ingegneria di Tunisi, e ha svolto diversi incarichi all’interno del Ministero dell’Istruzione, oltre ad aver lavorato per la Banca mondiale. A tal proposito, la premier neoeletta stava gestendo il piano di attuazione dei programmi del Banca mondiale presso il Ministero dell’Istruzione superiore, della Scienza e della Ricerca.

Con il decreto presidenziale del 22 settembre, il ruolo del governo è stato ridimensionato. Stando a quanto stabilito, il capo di Stato eserciterà il potere esecutivo “con l’aiuto di un Consiglio dei ministri, a sua volta presieduto da un capo di governo”. Tuttavia, “il presidente della Repubblica presiederà il Consiglio dei ministri” e sarà lui a concedere al capo di governo la possibilità di sostituirlo. Tali disposizioni sono state viste come una forma di “presidenzializzazione” del sistema ibrido previsto dalla Costituzione del 2014. Con il sistema precedentemente in vigore, la maggior parte del potere esecutivo era nelle mani del governo. Le misure nuove annunciate Saied, invece, fanno pendere la bilancia dal lato della presidenza. Queste sono giunte dopo che, il 20 settembre, da Sidi Bouzid, culla della rivoluzione tunisina del 2011, il presidente aveva ribadito che le misure straordinarie del 25 luglio sarebbero rimaste in vigore e che presto sarebbe stato nominato un nuovo primo ministro sulla base di norme “transitorie” che avrebbero risposto alla volontà del popolo.

Nel frattempo, sono stati circa 30 i funzionari impiegati nelle istituzioni governative o con incarichi in ambito giudiziario che sono stati destituiti dal 25 luglio. Il 5 agosto, poi, Saied ha posto fine al mandato di altri tre governatori provinciali, a due giorni di distanza dal licenziamento di Anis Oueslati, il governatore di Sfax. Al contempo, il 28 luglio, è stata avviata una campagna anticorruzione, volta a colpire circa 460 imprenditori, accusati di appropriazione indebita durante la presidenza di Zine el-Abidine Ben Ali, alla guida della Tunisia dal 1987 al 2011. 

Molti tunisini hanno accolto con entusiasmo quanto accaduto negli ultimi due mesi, in quanto desiderosi di porre fine a una situazione di stallo a livello sia politico sia economico e di mandar via una classe politica al potere fonte della propria esasperazione. A tal proposito, in un sondaggio condotto da Sigma Conseil, istituto che svolge statistiche in Paesi Nord-africani, Saied risulta essere ancora il favorito in eventuali elezioni presidenziali, con il 90,1% delle preferenze, su un campione di  1.983 tunisini. Non sono mancate, però, voci di opposizione, tra cui quelle del partito islamista moderato Ennahda, il quale ha inizialmente considerato le mosse del presidente un “colpo di Stato”. Al contempo, alcuni partiti, magistrati e avvocati temono una “deriva autoritaria”.

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì. 

di Redazione

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