Il Mali riceve un carico militare dalla Russia

Pubblicato il 1 ottobre 2021 alle 15:01 in Mali Russia

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La Russia ha consegnato quattro elicotteri e un carico di armi e munizioni al Mali, giovedì 30 settembre, come parte di un contratto che il ministro della Difesa ad interim maliano, Sadio Camara, ha specificato risalirebbe a dicembre 2020. La compravendita era stata stabilita per supportare le forze armate del Paese africano nella loro battaglia a fianco delle truppe francesi, europee e delle Nazioni Unite contro i miliziani legati ad al Qaeda e allo Stato Islamico.

“Il Mali ha acquistato elicotteri dalla Federazione Russa, un Paese amico con cui abbiamo sempre mantenuto una partnership molto fruttuosa”, ha dichiarato ai media locali Camara mentre riceveva l’aereo cargo di Mosca sulla pista di atterraggio dell’aeroporto della capitale, Bamako. Il ministro ha aggiunto che anche le armi e le munizioni sono state fornite dalla Russia.

La consegna arriva in un momento particolare del rapporto tra il Mali e il suo maggiore alleato militare, la Francia, proprio per via di una questione che ha a che fare con Mosca. Fonti diplomatiche e di sicurezza hanno riferito che la giunta militare maliana sarebbe molto vicina ad un accordo con la compagnia privata russa Wagner per il reclutamento dei suoi mercenari, da impiegare nella lotta al terrorismo nel Sahel. Parigi, dal canto suo, si è opposta all’eventualità di un’iniziativa simile e ha affermato che un tale accordo sarebbe incompatibile con una continua presenza francese nel Paese. Da giugno, la Francia ha cominciato a riprogrammare la sua missione nell’area, la cosiddetta Operazione Barkhane, che al momento conta circa 5.100 uomini, annunciando di voler ridurre il suo contingente. Sabato 25 settembre, in un discorso alle Nazioni Unite, il primo ministro del Mali, Choguel Maiga, ha accusato il governo francese di aver abbandonato Bamako nella sua battaglia contro i terroristi. Rispondendo per la prima volta a queste dichiarazioni, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha qualificato come “vergognose” ed illegittime le parole di Maiga durante un’intervista a Radio France International. “Quello che ha detto il primo ministro del Mali è inaccettabile. È un peccato. E questo disonora quello che non è nemmeno un governo”, ha dichiarato Macron, riferendosi all’esecutivo militare di transizione attualmente al potere dopo il colpo di stato del 24 maggio di quest’anno. 

Le dichiarazioni di Macron, rilasciate a margine della chiusura dell’evento “Africa 2020”, tenuto all’Eliseo, seguono quelle della ministra della Difesa francese, Florence Parly, la quale ha difeso il ruolo delle forze antiterrorismo del suo Paese in Mali e ha accusato la giunta militare di “ipocrisia”, “malafede” e di “voler ritardare la transizione verso la democrazia”. “L’obiettivo della giunta del Mali non è quello di mantenere gli impegni presi nei confronti della comunità internazionale”, ha affermato Parly, aggiungendo: “Ho l’impressione che la data per le elezioni non si adatti perfettamente ai loro interessi e che vogliano prolungare le cose. Ma pulirsi i piedi sul sangue dei soldati francesi, questo è inaccettabile”. Solo pochi giorni fa, il 24 settembre, un militare francese, il caporalmaggiore Maxime Blasco, è rimasto ucciso in uno scontro armato contro un gruppo terroristico in Mali. Più di 50 soldati francesi sono morti nella regione da quando Parigi ha schierato un suo contingente nell’area per respingere la rivolta dei gruppi islamisti che avevano occupato il Nord del Mali nel 2012. 

Parlando alla televisione di stato e ad altri media locali dopo essere tornato a Bamako, il primo ministro maliano Maiga ha risposto di non voler commentare le dichiarazioni della Francia in questa fase, ma ha voluto sottolineare che “il popolo maliano non è mai stato e non sarà mai ingrato”. L’esercito francese ha iniziato a spostare le sue truppe dalle basi di Kidal, Tessalit e Timbuktu, nel Nord del Mali, a inizio settembre, e vorrebbe completare la ridistribuzione entro gennaio. Parigi, entro il 2023, ridurrà il suo contingente a circa 2.500-3.000 uomini dai 5.100 di oggi. Il suo obiettivo è quello di spostare più risorse in Niger ed incoraggiare altre forze speciali europee a lavorare a fianco delle forze locali. Nel frattempo, secondo fonti stampa internazionali, un accordo sarebbe in via di conclusione tra Bamako e Mosca e prevedrebbe l’invio di 1.000 formatori Wagner in Mali. 

Ieri, giovedì 30 settembre, la rappresentante dell’Unione europea per il Sahel, l’italiana Emanuela Del Re, ha incontrato nella capitale maliana il ministro degli Esteri e dell’Integrazione africana del Paese, Alhamdou Ag Ilyene. “Abbiamo discusso di tutte le questioni relative all’immigrazione e ho incoraggiato il ministro a proseguire il dialogo permanente con tutti gli strati socio-politici, la società civile e la diaspora per gettare le basi solide per il nuovo Mali nella concordia e coesione nazionale a beneficio di tutti, compresa la diaspora”, ha scritto Del Re su Facebook. Poco prima, la rappresentante dell’UE aveva incontrato il ministro Camara, con il quale aveva avuto uno “scambio franco e produttivo” sui principali dossier di interesse comune. “Ho ribadito il costante sostegno dell’Unione al popolo maliano. Il Sahel, e il Mali in particolare, occupano un posto preponderante nella politica dell’UE per affrontare insieme le sfide dell’ora, in particolare la sicurezza e lo sviluppo delle nostre due zone quasi di frontiera”, ha scritto ancora Del Re. La rappresentante speciale ha iniziato la sua visita a Bamako martedì scorso. Si tratta della prima da quando ha assunto l’incarico, a luglio.

Nel frattempo, per quanto riguarda la situazione sul campo, proprio nella giornata di martedì 28 settembre, 5 gendarmi maliani sono stati uccisi e 4 sono rimasti feriti quando un convoglio che stavano scortando verso una miniera d’oro di proprietà di un’azienda australiana, nel Sud del Mali, è stato attaccato da militanti armati. Il Gruppo per il Supporto dell’Islam e dei Musulmani (GSIM), legato ad al Qaeda, ha rivendicato l’offensiva, secondo quanto riferito da Menastream, un gruppo di consulenza e analisi dei rischi che monitora l’attività jihadista nella regione del Sahel. L’esercito del Mali ha dichiarato in un comunicato che il convoglio è stato attaccato da “terroristi” lungo un tratto di strada tra le città di Sebabougou e Kwala, a 188 chilometri dalla capitale. Il viaggio serviva a consegnare attrezzature alla Morila Gold Mine, che la società australiana Firefinch (FFX.AX), specializzata in litio, ha acquisito lo scorso anno da AngloGold Ashanti (ANGJ.J) e Barrick Gold (ABX.TO). “Abbiamo solo dettagli limitati in questa fase iniziale, ma possiamo confermare che il convoglio stava trasportando l’attrezzatura di un fornitore locale a Morila”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Firefinch, Michael Anderson, in un’e-mail ricevuta dall’agenzia di stampa Reuters. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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