La Cina incrementa la produzione annua di terre rare

Pubblicato il 1 ottobre 2021 alle 15:52 in Asia Cina

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La Cina ha deciso di incrementare del 20% la quota di produzione annua di terre rare, il 30 settembre, raggiungendo così il più alto livello nella sua storia.

La notizia è stata diffusa dall’agenzia di stampa Reuters la quale ha citato un avviso emesso dal Ministero dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione della Cina, il 30 settembre, in cui si afferma che, nel 2021, l’indice di controllo dell’estrazione totale di terre rare sarà pari a 168.000 tonnellate. Tale dato è in aumento rispetto alla quota di 140.000 tonnellate stabilita per il 2020. L’indice di controllo totale per la fusione e la separazione, invece, è stato portato a 162.000 tonnellate, registrando anch’esso un aumento del 20% rispetto all’anno precedente. Il Ministero dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione ha comunicato tale decisione all’interno di un avviso generale per l’estrazione, la fusione e la separazione di terre rare nel 2021. Le quote sono destinate esclusivamente a sei società di proprietà statale che sono Chinalco Rare Earth & Metals Co, China Minmetals Rare Earth Co, China Northern Rare Earth Group, Xiamen Tungsten, China Southern Rare Earth Group e Guangdong Rising Rare Metals.

 Ad oggi, la Cina controlla la maggior parte della produzione estrattiva di terre rare a livello mondiale, circa il 90%, così come la lavorazione. Le terre rare sono 17 elementi chimici utilizzati nella produzione di una grande quantità di prodotti che vanno dall’elettronica di consumo ad attrezzature militari, quali, ad esempio, smart phone e aerei da guerra. Come riferito da Reuters, la Cina pubblica le quote riguardanti tali beni due volte l’anno, suddividendole in terre rare leggere, che sono il tipo più comune, e terre rare pesanti. Rispetto a queste ultime, il Myanmar, che al momento sta attraversando una difficile situazione interna in seguito ad un colpo di Stato militare, fornisce alla Cina circa la metà delle terre rare pesanti di cui necessita. Al momento, però, un importante snodo di confine tra i due Paesi è stato chiuso per motivi di prevenzione dell’epidemia di coronavirus, causando il blocco dei trasporti delle merci scambiate tra i due Paesi.

Un analista di Wood Mackenzie, David Merriman, ha affermato che l’aumento delle quote annunciato il 30 settembre fosse inevitabile, alla luce dell’attuale situazione dell’offerta cinese e della crescente domanda da parte dei produttori di magneti al neodimio, utilizzati per realizzare, ad esempio, hard disk, altoparlanti e auricolari. Oltre a questo, a testimonianza della crescente richiesta, ad esempio, a giugno 2021, le esportazioni di terre rare e di prodotti legati a tali beni della Cina sono aumentate del 49,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nel piano quinquennale del governo cinese per il periodo 2021-25, Pechino intende rafforzare la gestione e il controllo di tali prodotti ed è al momento impegnata a regolare il settore in generale, come annunciato dal ministro dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione della Cina, Xiao Yaqing, il primo marzo scorso. In tale quadro, se la Cina decidesse di limitare le proprie esportazioni di terre rare, come ipotizzato da alcuni media cinesi e internazionali, potrebbe determinare gravi problemi nei settori delle tecnologie e dell’industria bellica statunitensi, e non solo. Ad esempio, tale tipo di materiali è determinante per la realizzazione di armi avanzate ed equipaggiamenti militari come gli aerei da caccia F-35 degli USA, che necessiterebbero di 417 kg di terre rare l’uno per essere prodotti.

Nel caso specifico degli Stati Uniti, al momento, l’80% di importazioni di terre rare proviene dalla Cina ma il governo di Washington ha adottato varie iniziative per incrementare la propria auto-sufficienza. Visto il dominio cinese sul settore, l’allora presidente degli USA, Donald Trump, il 30 settembre 2020, aveva firmato l’Ordine esecutivo 13817 per valutare la dipendenza del proprio Paese da altri per ottenere tali risorse ed espandere l’estrazione di terre rare negli USA. Più tardi, il 21 gennaio scorso, l’azienda Lynas Rare Earths Ltd, il più grande produttore di terre rare fuori dalla Cina, aveva stretto un accordo con il Dipartimento della Difesa statunitense per ricevere finanziamenti per potenziare le capacità di lavorazione di tali elementi negli USA. Infine, l’attuale presidente statunitense, Joe Biden, ha firmato un nuovo ordine esecutivo con il quale ha richiesto una revisione della vulnerabilità delle catene di approvvigionamento del proprio Paese per materiali di grande importanza, quali le terre rare. Più tardi, a marzo, il Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti ha annunciato un’iniziativa da 30 milioni di dollari per garantire una catena di approvvigionamento nazionale per le terre rare e altri minerali che hanno un ruolo primario nella produzione di batterie, quali il cobalto e il litio.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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