Iraq: sospetto attacco dello Stato Islamico a Samarra

Pubblicato il 1 ottobre 2021 alle 14:13 in Iraq Medio Oriente

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Tre persone sono state uccise, la notte tra il 30 settembre e il primo ottobre, in un attacco armato nella città irachena centrale di Samarra. Le autorità sospettano che gli aggressori possano essere affiliati allo Stato Islamico. 

L’assalto ha preso di mira alcune case nella zona di Qasr Al-Asheq, nella città di Samarra, a circa 100 km da Baghdad. La notizia è stata riferita da fonti interne ai servizi di sicurezza iracheni al quotidiano The New Arab. Le autorità si sono recate sul posto e hanno perquisito la zona, dopo che gli aggressori si erano ritirati. Non è chiaro chi si celi dietro questo attacco, ma le fonti sospettano che possa trattarsi dello Stato Islamico. Il 27 giugno, l’organizzazione terroristica aveva rivendicato un attacco perpetrato il giorno stesso contro la centrale elettrica di Salah al-Din, situata a Samarra. Questa era stata colpita da missili Katyusha che avevano provocato ingenti danni. L’assalto era stato condannato anche dall’Egitto. In particolare, in una dichiarazione del Ministero degli Esteri, rilasciata il 28 giugno, Il Cairo ha ribadito il proprio supporto a Baghdad nelle misure volte a preservare sicurezza e stabilità e a sradicare la minaccia terroristica.

Inoltre, sempre nella notte tra il 30 settembre e il primo ottobre, le forze di sicurezza irachene hanno arrestato un militante dello Stato Islamico nella città di Qaim, nell’Iraq occidentale, vicino al confine siriano. Tali episodi si verificano a quasi quattro anni dalla presunta sconfitta dello Stato Islamico in Iraq. Il 9 dicembre 2017, dopo tre anni di battaglie, il governo iracheno aveva annunciato la “vittoria” sull’ISIS. Tuttavia, a partire dal 2020, è stato registrato un crescente riemergere dell’organizzazione e nei primi sei mesi del 2021 gli attacchi sono proseguiti. Il 23 settembre, la Security Media Cell irachena ha riferito che 4 militanti jihadisti, appartenenti allo Stato Islamico, sono stati uccisi a seguito di un raid aereo e scontri via terra. L’episodio si è verificato mentre l’intero apparato di sicurezza dell’Iraq continua a mobilitarsi per sradicare le cellule terroristiche ancora attive nel Paese.

L’uccisione dei 4 terroristi è stata il risultato di un’operazione di sicurezza condotta, dalla mattina del 23 settembre, nei pressi dell’area montuosa di Hamrin, nel Nord-Est dell’Iraq, dalle “forze tattiche” dei servizi di intelligence, coadiuvate dal Joint Operations Command e dalle forze aeree irachene e della coalizione internazionale anti-ISIS. Stando a quanto specificato, è stato dapprima condotto un attacco contro uno dei nascondigli impiegati dall’organizzazione terroristica come base per condurre attacchi nella regione di Kirkuk. Al raid aereo sono poi seguiti scontri via terra, durante i quali un terrorista è stato ucciso, mentre un altro si è fatto esplodere dopo essere stato circondato dalle forze irachene.

Uno degli ultimi attentati più letali rivendicato dallo Stato Islamico in Iraq è stato perpetrato nella notte tra il 4 e il 5 settembreKirkuk, e ha causato la morte e il ferimento di 15 agenti della sicurezza irachena. In tale contesto, il 23 settembre, il presidente dell’Iraq, Barham Salih, ha esortato la comunità internazionale a collaborare con Baghdad per contrastare il terrorismo. Nel suo discorso alla 76esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Salih ha evidenziato come negli ultimi quarant’anni l’Iraq abbia affrontato guerre, embarghi, tirannia, genocidi e, non da ultimo, terrorismo, mentre ora il Paese è impegnato a ricostruire le aree liberate dallo Stato Islamico e a garantire il ritorno di sfollati e rifugiati.

“L’Iraq è stato in grado di liberare le proprie città dallo Stato Islamico e di proteggere il mondo dai suoi crimini”, sono state le parole del presidente, il quale ha ringraziato per il sostegno ricevuto dalla coalizione internazionale anti-ISIS a guida statunitense e da altre forze scese in campo. Tuttavia, secondo Salih, è ancora necessario il supporto internazionale, nel quadro di un sistema tra i Paesi della regione e la comunità internazionale in grado di rispondere alle sfide comuni. In tale quadro, il capo di Stato iracheno ha poi evidenziato l’importanza delle elezioni legislative previste per il 10 ottobre. “La pace nella regione non sarà raggiunta senza un Iraq sicuro, stabile e con piena sovranità” ha dichiarato Salih, che, oltre a sostegno regionale e internazionale, ha richiesto la fine delle aspre rivalità politiche. Questo perché tutte le forme di conflitto rischiano di favorire il riemergere del terrorismo.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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