Cina: il nuovo governatore dello Xinjiang è un uiguro

Pubblicato il 1 ottobre 2021 alle 20:28 in Asia Cina

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La 29esimaa riunione del Comitato permanente del XIII Congresso del popolo della regione autonoma uigura dello Xinjiang ha nominato Alken Tuniaz come presidente ad interim del governo popolare della regione autonoma.

Il 59enne Tuniaz è stato nominato dopo le dimissioni del 69enne Xueklaiti Zak del quale era un vice, accettate il 30 settembre. La promozione era ampiamente attesa dal momento che Zakir era stato presidente del governo regionale per sette anni e aveva superato l’età pensionabile di 65 anni. Sia Zakir, sia Tuniaz sono uiguri e sono apparsi spesso in conferenze stampa ufficiali per respingere le critiche dei governi occidentali alle politiche di Pechino nello Xinjiang. Tuniaz è il secondo uiguro che è stato più a lungo in carica nella leadership dello Xinjiang dal 2014. È stato inviato alla Scuola centrale del Partito comunista cinese (PCC) per la formazione nel 2017, e questo, secondo South China Morning Post, sarebbe stato un segno del fatto che sarebbe stato selezionato per la promozione.

Al momento, Tuniaz è l’unico membro uiguro del Comitato del PCC nello Xinjiang ed è al secondo posto nella gerarchia politica locale, posizionandosi dopo il segretario del Partito locale, Chen Quanguo. Mentre Chen, che è anche membro dell’Ufficio politico del PCC, è stato sanzionato dal governo degli Stati Uniti per presunte violazioni dei diritti umani nello Xinjiang, né Zakir né Tuniaz sono stati colpiti dalle stesse misure.

Nato nella regione di Aksu dello Xinjiang occidentale, che confina con Kirghizistan e Kazakistan, Tuniaz è entrato a far parte del governo regionale nel 1991, dopo aver trascorso sette anni al Changji Teachers’ Training College, dove ha conseguito una laurea in matematica. Dopo aver trascorso 14 anni nel dipartimento organizzativo dello Xinjiang, nel 2005, è stato trasferito per assumere la guida del governo della regione di Hotan nel Sud-Ovest dello Xinjiang. Dopo tre anni a Hotan, è stato promosso vicepresidente del governo dello Xinjiang nel 2008. Sei anni dopo è stato anche nominato membro del Comitato permanente del Partito Comunista nello Xinjiang.

Secondo un ricercatore specializzato negli affari dello Xinjiang presso l’Accademia cinese delle scienze sociali rimasto anonimo, la promozione di Tuniaz avrebbe inviato un sottile segnale ai quadri di partito uiguri nello Xinjiang facendo intendere che finché saranno fedeli al PCC e capaci, saranno ricompensati. Lo Xinjiang ha ricevuto un flusso costante di funzionari da altre parti della Cina che ricoprono posizioni chiave nel partito e nel governo poiché molti leader di alto livello hanno raggiunto l’età pensionabile, incluso il capo del partito Chen, che ha 65 anni.

Secondo Paesi per lo più occidentali, la Cina avrebbe perpetrato violazioni dei diritti umani degli uiguri, e non solo, nella regione dello Xinjiang, adottando politiche di repressione nei loro confronti che prevedrebbero anche i lavori forzati. In base a stime di Human Rights Watch (HRW), Pechino avrebbe rinchiuso almeno un milione di uiguri in campi rieducativi dal 2016, avrebbe causato scomparse, torturato gli uiguri in custodia delle proprie autorità e portato avanti processi poi conclusi in sentenze di morte. Gli USA, poi, lo scorso 19 gennaio, sono stati, invece, il primo Paese ad accusare formalmente la Cina di genocidio e crimini contro l’umanità nei confronti della minoranza musulmana uigura nella regione dello Xinjiang. 

Il governo di Pechino, però, ha sempre negato qualsiasi forma di oppressione nei confronti degli uiguri e ha giustificato l’istituzione dei cosiddetti “campi di educazione e addestramento” nello Xinjiang sostenendo che servano a frenare e arginare movimenti separatisti, violenti ed estremisti compiuti da alcuni membri della minoranza turcofona uigura nello Xinjiang. In particolare, per Pechino, tra gli uiguri vi sarebbero dei militanti coinvolti nell’organizzazione terroristica East Turkestan Islamic Movement (ETIM), fondata nel 1993 da gruppi di jihadisti di etnia uigura provenienti proprio dalla regione autonoma cinese dello Xinjiang, il cui obiettivo sarebbe quello di istituire uno Stato islamico indipendente nel Turkestan dell’Est, termine utilizzato oggi dai separatisti per riferirsi allo Xinjiang.

Le tensioni sulle questioni degli uiguri tra la Cina e alcuni Paesi occidentali sono aumentate quando, nel mese di marzo 2020, il Regno Unito, il Canada e l’Unione europea (UE) si sono unite agli USA nell’imporre sanzioni contro individui e organizzazioni accusate di essere coinvolte nella violazione dei diritti umani nello Xinjiang. Pechino aveva quindi risposto adottando a sua volta sanzioni.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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