Bangladesh: ucciso un leader rohingya

Pubblicato il 1 ottobre 2021 alle 17:59 in Asia Bangladesh

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Il primo ottobre, vari gruppi per i diritti umani, le Nazioni Unite e il governo degli Stati Uniti hanno chiesto un’indagine completa sull’uccisione di un leader dei Rohingya, Mohibullah, che è stato assassinato in un campo profughi in Bangladesh, il 29 settembre scorso.

La polizia bengalese ha affermato che alcuni uomini non identificati hanno sparato a Mohibullah nel campo profughi di Kutupalong a Ukhiya, nel distretto di Cox’s Bazar, nel Sud del Bangladesh. Al momento, nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità dei fatti. Mohibullah era un sostenitore internazionale dei diritti dei Rohingya che si era recato anche alla Casa Bianca per un incontro sulla libertà religiosa nel 2019. L’uomo era il presidente della Arakan Rohingya Society for Peace and Human Rights ed era conosciuto per aver chiesto l’inizio del rimpatrio dei rifugiati rohingya in Myanmar.

Un collega dell’uomo, Mohammed Sharif, ha affermato che Mohibullah è stato ucciso nel suo ufficio di fronte a diversi testimoni. In particolare, un gruppo di 8-10 persone sarebbe entrato nell’ufficio in cui si trovava e tre di loro avrebbero circondato Mohibullah mentre il resto controllava le altre persone presenti, che erano per la maggior parte molto anziane. Uno degli aggressori avrebbe puntato la pistola in mezzo agli occhi di Mohibullah, un altro sul petto e il terzo sul braccio per poi sparare. Gli aggressori avrebbero poi sferrato altri due colpi in aria e sarebbero fuggiti. Associated Press ha riferito di un clima di paura e frustrazione nel campo profughi dopo l’uccisione.

Il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, ha affermato che gli Stati Uniti sono rattristati dall’omicidio e ha elogiato Mohibullah definendolo un difensore dei diritti dei rohingya coraggioso. Blinken ha esortato un’indagine completa e trasparente sulla morte dell’uomo, con l’obiettivo di portare di fronte alla giustizia gli autori di quello che è stato definito “un crimine efferato”. Il segretario di Stato ha poi dichiarato che gli USA onoreranno il suo lavoro continuando a difendere la causa dei rohingya. Anche l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha condannato l’uccisione, esprimendo “profondo shock e tristezza” e ha chiesto al governo del Bangladesh di fare del suo meglio per proteggere i rifugiati. Il 30 settembre, intanto, migliaia di rifugiati hanno partecipato ai funerali prima che Mohibullah fosse sepolto in un cimitero all’interno del campo. Human Rights Watch ha definito Mohibullah una voce vitale per la comunità rohingya.  Amnesty International ha condannato l’uccisione e ha esortato le autorità del Bangladesh e l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati a lavorare insieme per garantire la protezione delle persone presenti nei campi, inclusi rifugiati, attivisti e operatori umanitari sia dei rohingya, sia della comunità locale.

Mohibullah era un ex insegnante di circa quarant’anni ed era stato portavoce dell’etnia musulmana dei rohingya in occasione di vari incontri internazionali. Nel 2019, era stato criticato duramente dai media del Bangladesh dopo aver guidato una manifestazione di 200.000 rifugiati per celebrare il secondo anniversario della repressione dell’esercito del Myanmar che ha causato la fuga di circa 700.000 Rohingya, tra cui Mohibullah, nel vicino Bangladesh.

In totale, il Bangladesh ha dato rifugio a più di 1,1 milioni di rifugiati rohingya provenienti dal Myanmar dopo varie ondate di persecuzione. I rohingya sono una popolazione musulmana concentrata soprattutto nello Stato di Rakhine del Myanmar, al confine con il Bangladesh, che non è mai stata riconosciuta ufficialmente come un gruppo etnico indigeno birmano ma che è stata invece ritenuta dal governo una popolazione migrata in Myanmar dal Bangladesh. Già dal 2016, erano emerse alcune notizie riguardo a violenze di massa contro i rohingya condotte dall’Esercito birmano in tale Stato, poi, dal 25 agosto 2017, è esplosa la violenza dei militari contro la minoranza, costringendo oltre 742.000 persone a recarsi nel vicino Bangladesh in quello stesso anno. 

Tra le ultime iniziative adottate dalle autorità bengalesi per far fronte alla crisi dei rohingya vi è stato il ricollocamento di parte dei rifugiati nell’isola di Bhasan Char, situata nel Golfo del Bengala. Quest’ultima è un’isola disabitata e soggetta ad intemperie climatiche frequenti, come cicloni e inondazioni, emersa dalle acque circa 20 anni fa e situata a 34 km di distanza dalla terra ferma. Il progetto ha creato varie controversie e proteste.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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