Nuova Zelanda: nuova legge criminalizza la pianificazione di attentati

Pubblicato il 30 settembre 2021 alle 20:27 in Asia Nuova Zelanda

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La Nuova Zelanda ha approvato una legge che criminalizza la pianificazione di un attentato terroristico, il 30 settembre, risolvendo una scappatoia legale che è emersa in seguito ad un attacco con coltello del 3 settembre scorso.

La nuova legge era stata pianificata da mesi, ma il Parlamento l’ha approvata dopo che un estremista filo-ISIS, il 32enne proveniente dallo Sri-Lanka Ahamed Aathil Mohamed Samsudeen, è entrato in un supermercato di Auckland, ha afferrato un coltello da cucina da uno scaffale e ha accoltellato cinque persone, mentre gridava Allah Akbar, ovvero “Dio è Grande”. Gli agenti di polizia presenti sul posto avevano poi sparato all’aggressore uccidendolo. Le autorità lo stavano tenendo sotto controllo da 53 giorni, ritenendo che avesse intenzione di condurre un attacco da un momento all’altro, dopo essere stato scarcerato a luglio 2021. Tuttavia, la polizia non aveva trovato alcun motivo legalmente valido per trattenerlo.

Dopo l’attacco, la premier neozelandese, Jacinda Ardern, aveva promesso che avrebbe approvato la nuova legislazione entro la fine di settembre. Tuttavia, Ardern aveva anche sottolineato che anche se la nuova legge fosse stata in vigore, non avrebbe necessariamente fermato Samsudeen. Secondo la deputata Ginny Andersen, del Partito laburista liberale, il disegno di legge approvato il 30 settembre rafforzerebbe le leggi antiterrorismo neozelandesi e tali cambiamenti consentiranno alla polizia di intervenire prima. Il Partito nazionale conservatore si è unito ai Laburisti nel votare a favore del disegno di legge, che è passato con 98 voti a favore e 22 contrari. Alcuni dei tradizionali alleati liberali di Ardern in Parlamento hanno però votato contro. Il nuovo reato di pianificazione di un attentato terroristico prevede una pena massima di sette anni di reclusione. Il disegno di legge criminalizza anche i viaggi da o verso la Nuova Zelanda per compiere un attacco e la detenzione di armi o l’addestramento al combattimento per lo stesso fine.

Il Partito dei Verdi ha affermato che i suoi membri erano preoccupati che la nuova legge fosse stata approvata senza sufficienti consultazioni e che la definizione di terrorismo fosse stata ampliata nella misura in cui rischiava di comprendere “azione diretta, attivismo e protesta”. I Verdi hanno affermato di essere anche preoccupati in quanto alcuni esperti hanno definito il nuovo reato un “crimine di pensiero” e che i poteri che conferisce consentirebbero alle autorità di effettuare perquisizioni senza mandato, aumentando il rischio di violazioni dei diritti umani.

Le leggi sul terrorismo della Nuova Zelanda risalgono a poco dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti. Dopo un attacco del 2019, quando un sicario suprematista bianco uccise 51 fedeli musulmani in due moschee a Christchurch durante la preghiera del venerdì, furono richieste modifiche alla legge antiterrorismo.

Rispetto all’ultimo attentato, invece, Samsudeen era un cittadino dello Sri Lanka arrivato in Nuova Zelanda 10 anni fa, all’età di 22 anni. L’uomo aveva attirato l’attenzione della polizia per la prima volta nel 2016 quando aveva iniziato a pubblicare su Facebook post di sostegno agli attacchi terroristici e all’estremismo violento. La polizia lo aveva avvisato due volte, ma Samsudeen aveva continuato a pubblicare tali contenuti. Nel 2017, l’uomo era stato poi arrestato all’aeroporto di Auckland mentre era diretto in Siria, presumibilmente per unirsi alla rivolta dell’ISIS. Le ricerche della polizia avevano scoperto che aveva un coltello da caccia e del materiale di propaganda vietato. Samsudeen era stato successivamente rilasciato su cauzione. Nel 2018, l’uomo aveva comprato un altro coltello e la polizia aveva trovato due video dell’ISIS. Samsudeen aveva quindi trascorso i successivi tre anni in carcere dopo essersi dichiarato colpevole di vari crimini e per aver violato la cauzione. Con nuove accuse a maggio 2021, una giuria aveva dichiarato l’uomo colpevole di due capi di detenzione riguardanti il possesso di video discutibili, entrambi i quali mostravano immagini dell’ISIS, tra cui la bandiera del gruppo e un uomo con un passamontagna nero che impugnava un’arma semiautomatica. Tuttavia, i video non mostravano omicidi violenti e non erano stati classificati come il peggior tipo di materiale illecito.

Il giudice Sally Fitzgerald aveva descritto i contenuti come inni religiosi cantati in arabo.  Un rapporto del tribunale aveva poi avvertito che l’uomo aveva la motivazione e i mezzi per commettere atti violenti nella comunità e rappresentava un rischio elevato. Ma il giudice aveva deciso di rilasciare l’uomo, condannandolo a un anno di supervisione in una moschea di Auckland, dove un leader aveva confermato la sua volontà di aiutare e sostenere l’uomo nel suo rilascio. Il giudice aveva anche vietato all’uomo di possedere qualsiasi dispositivo che potesse accedere a Internet, a meno che non fosse approvato per iscritto da un agente di sorveglianza, e aveva ordinato che fornisse l’accesso a tutti gli account sui social media in suo possesso. Un anno prima, i pubblici ministeri avevano tentato senza successo di accusare Samsudeen di terrorismo dopo che aveva acquistato un grosso coltello da caccia ed era stato trovato con video violenti dello Stato Islamico. Il giudice aveva riscontrato che le leggi antiterrorismo della Nuova Zelanda non coprivano i casi di pianificazione degli attacchi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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