Myanmar: i militari indicono cessate il fuoco con le milizie etniche

Pubblicato il 30 settembre 2021 alle 7:45 in Asia Myanmar

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I militari del Myanmar hanno annunciato un cessate il fuoco unilaterale di cinque mesi con le organizzazioni armate appartenenti ai diversi gruppi etnici del Paese, il 27 settembre, mentre stanno affrontando una resistenza sempre più intensa e diffusa al loro governo.

Radio Free Asia (RFA), citata da The Diplomat, ha riferito che l’Ufficio del Comandante in Capo delle Forze Armate ha rilasciato una dichiarazione annunciando che l’esercito, avrebbe deposto le armi a partire dal primo ottobre fino alla fine di febbraio 2022. Nella dichiarazione, il cessate il fuoco è stato descritto come un “gesto di buona volontà” in vista del 75esimo anniversario della Giornata dell’Unione, che ricorrerà il 12 febbraio 2022. Quest’ultima ricorda la firma dell’Accordo di Panglong nel 1947 concluso tra governo birmano e le etnie Shan, Kachin e Chin, che è visto da molti come un’occasione mancata per la creazione di uno Stato federale unificato e inclusivo. La dichiarazione ha anche affermato che il cessate il fuoco sarebbe stato utilizzato per “promuovere la prevenzione e il controllo della pandemia di coronavirus”, che sarebbe fuori controllo da quando i militari hanno preso il controllo sul Paese, il primo febbraio scorso.

La dichiarazione di cessate il fuoco si colloca in un quadro di crescenti scontri tra l’Esercito e una coalizione di organizzazioni armate etniche e milizie civili che si oppongono al colpo di Stato militare del primo febbraio. In Myanmar, da decenni, sono presenti diverse milizie etniche che si sono avvicinate ai manifestanti che combattono contro i militari fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese hanno generato centinaia di migliaia di sfollati e si teme per la loro dispersione anche oltre ai confini birmani. Oltre agli scontri con le milizie etniche, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. Oltre a questo,  il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito un governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso.

I combattimenti dei militari con il fronte di opposizione si sono intensificati da quando, il 7 settembre scorso, il presidente ad interim del GUN, Duwa Lashi La, ha dichiarato lo stato di emergenza e ha lanciato una “guerra difensiva”. Duwa Lashi La ha chiesto una “rivolta contro “il governo dei terroristi militari guidati da Min Aung Hlaing in ogni angolo del Paese”.  I combattimenti si sono concentrati particolarmente nelle regioni di Sagaing, Mandalay e Magwe e negli Stati di Chin e Kayah. Inizialmente il fronte di opposizione lanciava attacchi sporadici con armi rudimentali ma il movimento si è in pochi mesi evoluto con attacchi sempre più mortali contro avamposti militari e soldati, perpetrati anche con fucili automatici. Allo stesso tempo, i gruppi armati etnici che hanno lottato a lungo per l’autonomia o l’indipendenza dal governo centrale hanno intensificato le loro azioni. Tra questi, il Kachin Independence Army (KIA) è riuscito a espandere le sue aree di base dallo stato di Kachin a parti delle regioni settentrionali di Sagaing e Mandalay, dove sta lavorando con la Forza di difesa del popolo del GUN locale. Secondo esperti citati da The Diplomat, i gruppi etnici ribelli tra cui i Kachin e Karen e Karenni avrebbero iniziato a fornire armi ai gruppi delle Forze di difesa del popolo lungo il confine thailandese. Secondo RFA, i gruppi armati etnici probabilmente vedranno la mossa del cessate il fuoco come un tentativo alleggerire la pressione sui militari, consentendo loro di concentrare i propri sforzi invece sull’eliminazione delle milizie del GUN.

Il Myanmar versa in una situazione di crisi interna da quando l’Esercito ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, nella stessa giornata, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dello scorso 8 novembre che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva fino ad allora guidato il Paese effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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