Israele: prima visita ufficiale del ministro degli Esteri in Bahrein

Pubblicato il 30 settembre 2021 alle 16:13 in Bahrein Israele

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Il ministro degli Esteri israeliano, Yair Lapid, è arrivato in Bahrein, giovedì 30 settembre, per la visita ufficiale israeliana di più alto livello nello Stato del Golfo da quando i due Paesi hanno ristabilito le relazioni diplomatiche, il 15 settembre dello scorso anno. Un comunicato del Ministero degli Esteri israeliano ha affermato che Lapid è stato invitato a Manama dal suo omologo bahreinita, Abdullatif al-Zayani, per inaugurare l’ambasciata israeliana nel Paese e firmare “un elenco di accordi bilaterali”. “Questa è la prima visita ufficiale di un ministro israeliano in Bahrein”, si legge nella nota ministeriale.

Lapid è atterrato all’aeroporto di Manama circa un’ora prima che un Gulf Air A320 decollasse nella direzione opposta per effettuare il primo volo commerciale tra i due Paesi. I membri dell’equipaggio hanno sventolato le bandiere del Bahrein e di Israele dai finestrini della cabina di pilotaggio quando l’aereo è atterrato all’aeroporto Ben Gurion, vicino a Tel Aviv.

“Siamo atterrati in Bahrain. Sono orgoglioso di rappresentare Israele nella prima ufficiale e storica nel Regno. Grazie per la calorosa accoglienza”, ha twittato il ministro degli Esteri israeliano. “Abbiamo parlato della cooperazione tra i nostri Paesi, di rendere la pace ufficiale tra di noi e di trasformarla in una forte amicizia economica, di sicurezza, politica e civica”, ha aggiunto, parlando del suo incontro con al-Zayani. Durante la visita di Lapid, è prevista la firma di memorandum d’intesa su tecnologia ed economia, insieme ad accordi che vedono coinvolta la compagnia idrica nazionale israeliana e l’ospedale di Sheba.

Nella mattinata di giovedì, i manifestanti hanno protestato e bruciato pneumatici intorno alla periferia di Manama. L’hashtag #BahrainRejectsZionists, in arabo, ha inziato a circolare sui social media. Sulla strada per l’aeroporto, le autorità del Bahrein hanno deciso di introdurre misure di sicurezza aggiuntive. Gli attivisti dell’opposizione hanno chiesto ulteriori proteste. “La visita del ministro degli Esteri israeliano in Bahrain è un atto fermamente respinto, condannato e denunciato dal popolo bahreinita”, ha dichiarato, mercoledì 29 settembre, in un’intervista ad Agence France Presse, lo sceicco Hussein al-Daih, vice segretario generale del gruppo di opposizione Al-Wefaq National Islamic Society.

Da quando sono stati firmati gli accordi di normalizzazione, noti come Accordi di Abraham, i legami tra Israele e i suoi nuovi partner del Golfo si sono ampliati, in particolare attraverso l’avvio di voli diretti e la firma di accordi economici. Lapid ha già visitato gli Emirati Arabi Uniti e il Marocco da quando è diventato ministro degli Esteri, a giugno di quest’anno. La delegazione israeliana in Bahrein è arrivata all’inizio di questa settimana e si è unita alla piccola comunità ebraica del Paese per celebrare la festa di Simchat Torah. Lior Haiat, portavoce del ministero degli Esteri israeliano, ha notato che era la prima volta in oltre 75 anni che la comunità poteva celebrare la festa nella sua sinagoga. “Il fatto che abbiamo potuto festeggiare ieri è stato un evento molto gioioso per noi e anche per la comunità”, ha detto.

Nel primo anniversario degli accordi, che è caduto a metà mese, il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha dichiarato che gli Stati Uniti si impegneranno a continuare gli sforzi del governo Trump nella normalizzazione dei rapporti tra Israele e Stati del Golfo. “Questa amministrazione continuerà a basarsi sugli sforzi proficui dell’ultima amministrazione per far progredire la normalizzazione”, ha affermato Blinken. “Incoraggeremo più Paesi a seguire l’esempio di Emirati, Bahrein e Marocco. Vogliamo allargare il cerchio della diplomazia pacifica”, ha aggiunto. Oltre che da fattori economici, il riavvicinamento è stato spinto anche dalla reciproca preoccupazione per l’Iran. La rivalità regionale è tale che ha persino favorito l’avvicinamento tra Arabia Saudita e Stato ebraico.

Il volo in Bahrein e la prima visita ministeriale bilaterale di Lapid nel Paese del Golfo fanno parte della strategia che ha visto i legami tra Manama e Tel Aviv ricostituirsi. Il 18 ottobre 2020, il Regno del Golfo e Israele hanno firmato un comunicato “storico” congiunto, con cui è stato formalizzato l’accordo di normalizzazione siglato a Washington il 15 settembre dello stesso anno, annunciato già l’11 agosto. In tal modo, il Bahrein è divenuto il quarto Stato arabo a normalizzare le relazioni con Israele dopo Egitto, Giordania ed Emirati Arabi Uniti. Già negli ultimi anni, il Paese aveva mostrato una maggiore apertura verso Israele, per via del comune sentimento di ostilità nei confronti dell’Iran. Nel dicembre 2019, un rabbino di Gerusalemme Shlomo Amar, si era recato in Bahrein nella cornice di una visita definita “rara”, dove ha incontrato diversi leader religiosi del Medio Oriente. Inoltre, in occasione della conferenza di Manama, tenutasi tra il 25 e il 26 giugno 2019, il ministro degli Esteri, Khalid bin Ahmed al-Khalifa, dichiarò al Times of Israel: “Israele è un Paese della regione … ed è lì per restare, ovviamente.”

Gli accordi di normalizzazione sono stati raggiunti con la mediazione della precedente amministrazione statunitense, guidata dall’ex presidente Trump. Per Washington una tale intesa mira a istituire un baluardo contro la minaccia iraniana, oltre a creare nuove opportunità economiche. Dal canto suo, sin dalla firma degli accordi di normalizzazione con Israele, il Bahrein ha evidenziato che il raggiungimento di una simile alleanza con Israele non significa abbandonare la causa palestinese, ma implica unire gli sforzi per far fronte alle sfide della regione. In particolare, per Manama si è trattato di un risultato diplomatico che rafforzerà la pace in Medio Oriente ed aprirà la strada verso nuove opportunità. Gli accordi hanno fatto infuriare i palestinesi, che hanno percepito la decisione come un tradimento della loro causa nazionale. In particolare, la mossa avrebbe messo fine all’impegno di lunga data nel mondo arabo, ovvero quello di non normalizzare le relazioni con Israele finchè non si fossero visti progressi nella risoluzione dell’occupazione dei territori palestinesi. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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