Etiopia: elezioni in tre regioni del Paese

Pubblicato il 30 settembre 2021 alle 11:41 in Africa Etiopia

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In Etiopia, si sono aperte le urne oggi, giovedì 30 settembre, per le elezioni in tre regioni dove il voto era stato ritardato per problemi organizzativi o di sicurezza. Lo stato regionale di Somali, quello di Harar e la Regione delle Nazioni, delle Nazionalità e dei Popoli del Sud (SNNPR) nomineranno i loro rappresentanti e quest’ultimo terrà altresì un referendum sull’opportunità o meno di formare un proprio stato regionale, che diventerebbe l’undicesimo dell’Etiopia. I residenti dell’area sperano che lo status di stato regionale possa far guadagnare all’SNNPR maggiore autonomia e più finanziamenti federali. 

La Costituzione etiope del 1995 sancisce il concetto di federalismo etnico. La possibilità di votare con referendum per la propria autonomia è stata però consensita dopo l’entrata in carica del primo ministro Abiy Ahmed, nell’aprile 2018. Le controversie tra poteri regionali e federali, tra gruppi etnici e per la proprietà e lo sfruttamento della terra provocano spesso violenze nel Paese, abitato da oltre 110 milioni di persone appartenenti a più di 80 diversi gruppi etnici.

Il Partito della Prosperità, del premier Abiy, ha ottenuto, alle elezioni del 21 giugno, 410 seggi. La Camera bassa del Parlamento etiope possiede 547 posti. Giovedì 30 settembre, con il voto nella regione di Somali, Harar e nell’SNNPR, ne verranno assegnati altri 47. Non è chiaro quando si svolgeranno le elezioni ritardate per i restanti seggi, alcuni dei quali si trovano nella regione del Tigray, dove è in corso, da circa 10 mesi, un conflitto civile tra forze regionali e federali.

La vittoria di giugno ha assicurato al premier un altro mandato e il nuovo governo si dovrebbe formare entro il 4 ottobre. Abiy aveva descritto il voto come la prima elezione libera ed equa nel Paese dopo decenni di governo repressivo. Tuttavia, il boicottaggio dell’opposizione, la guerra nella regione settentrionale del Tigray, la violenza etnica e le sfide logistiche in alcune aree avevano compromesso lo svolgimento elezioni. La votazione non aveva avuto luogo nelle regioni di Somali, Harar e nell’SNNPR rispettivamente per irregolarità nella procedura di registrazione, dispute legali, problemi con le schede elettorali e questioni di sicurezza. Nessuna data è stata fissata per il voto in Tigray, dove i militari stanno combattendo contro le forze fedeli al Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF), l’ex partito di governo della regione, da novembre scorso. Abiy è sotto crescente pressione internazionale da parte dei Paesi che chiedono la fine della guerra. Questa ha provocato, ad oggi, migliaia di morti e una situazione di grave carestia in tutta la regione.

L’operazione dell’esercito federale etiope nella regione del Tigray era iniziata, il 4 novembre 2020, dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. In tale quadro, anche l’Eritrea ha inviato i suoi uomini a sostegno delle forze di Abiy. 

I combattenti tigrini non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione settentrionale del Tigray, dopo aver riconquistato la capitale regionale, Mekelle. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti non si sono ancora arrestati.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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